Thursday, 5 March 2009

Lui e le capriole.


Lui? Lui lo ho incontrato un anno fa circa, alla stazione di Roma Termini.
Prima dell’incontro avevamo chiacchierato un po’ via mail. Sapeva quindi che sarei stato a Roma in quei giorni. Ero stato attento a informarlo personalmente e così riuscì a raggiungermi sul binario appena prima che il capotreno fischiasse il via del mio rientro a Milano.
Nonostante tutto, però, è stato tutto puro caso. Maledetta sensazione incidentale di leggerezza che mi coglie incrociando per la prima volta lo sguardo di certi uomini. E per leggerezza intendo la sudorazione facile, il solito battito accelerato, il banale sorriso spontaneo che non posso trattenere.
Vero? Alla fine non importa che sia bello o brutto, che sia alto o basso, etero o gay. Capita. Così come capita, appunto, un sinistro fra automobili.
Difatti io ero lì, in prossimità di un largo incrocio sulla via dei miei trent’anni. Procedevo cauto e ignaro e… BAM! Me lo sono trovato innanzi. Non ho neppure tentato di sterzare, ma gli sono finito addosso senza pudore.
Ho fatto un volo dalla strada dritto nelle profondità dei suoi occhi acquosi. Splash! E ho iniziato a inabissarmi.
Per carità no, non mi sono innamorato! non parlo dell'Amore. E' uno strano desiderio. Diciamo che mi sono bloccato in tempo, volutamente. Ci sono riuscito per miracolo, però. Conoscendomi, stavo rischiando di rimanerci stecchito, ché poi io sono fatto così: quando ci casco lo faccio sempre, come si suol dire, “con tutte le scarpe”.
Beh, diciamo che però i trent’anni questa volta sono serviti a qualcosa.
Non innamorato, ho detto. Ma questo non esclude la mia buona parte di delusione che dovrò comunque portarmi appresso per un po’ di tempo. Uno zainetto pieno di piccole fiaschette che abbandonerò lungo il cammino verso il prossimo uomo. Eventuale prossimo incidente. Fino a sentirmi di nuovo piacevolmente leggero e libero di correre, senza pensieri e ancora sbadato, incurante che potrebbe ricapitarmi lo stesso di lì a un attimo.
Perché a volte facciamo fatica ad accettare una scopata per quello che è: sano, divertente e libero rapporto sessuale? Perché a volte non riusciamo a non caricare di altri significatiquello “spingi e tira”, anche se siamo ben consapevoli che l’uomo che abbiamo di fronte/sotto/sopra/dietro non è quello giusto e che comunque, se anche una storia ci fosse stata, sarebbe finita presto? Perché ci sono persone che ci cascano sempre, non solo “a volte”?
Forse certi capitomboli malriusciti sono esclusivi di chi vive in un periodo di bisogno d’amore, o di vedere crescere la propria autostima, di veder riconosciuto il proprio valore, seppur minimo.
Stiamo tutti in fila, di fronte un materassino di gomma, in attesa del nostro turno.
“Avanti il prossimo!” dice il Mister. E via, rincorsa e...
Chi fa la capriola e finisce fuori, o accrocca braccia e gambe, allora si mette mogio a sinistra del materassino, scrollando il capo e le spalle con lo sguardo puntato ai piedi. Chi invece fa una bella evoluzione può rialzarsi fiero e mettersi sulla destra.
Due squadre. Due modi di vivere una storia. Attenzione però che, se stavolta la capriola la ho fatta male io, la prossima volta nel gruppo di sinistra potresti finirci tu. La qual cosa non mi fa gioire perché è semplicemente così che accadono gli eventi. Tutti.

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