Friday, 20 March 2009

Riflessione su E.White e dintorni


E. White ha scritto:
«Un bacio è una fusione del nucleo, una scopata è la prima perfetta mattina di natale, un abbraccio alle tre del mattino equivale a un raduno di navi nello spazio più buio organizzato con estrema finezza».

Forse ciò che per molti di noi è più di forte impatto dal punto di vista linguistico è la sfacciataggine del termine “scopata”, nonostante la comune coscienza che non esista nulla di più sano, a volte, di un amplesso in questa sua accezione notevolmente erotica, carnale (a meno che, certo, la scopata in questione non venga interpretata – come mi è capitato di udire – come lo spazzare, il riportare allo splendore originario la propria sala da pranzo la mattina seguente la sera della vigilia di natale quando, da noi in terronia, si è soliti cenare in compagnia dei parenti, di tutti i parenti - compresi fino al terzo grado di consanguineità - e quando bocconi di salsiccia, foglie sbollentate di rape, molliche di pane e quant’altro rotolano festosamente sui tappeti, nei vasi delle piante, sospinti dalla fretta di aprire i doni).
Ma ciò che di più, invece, attira la mia attenzione è proprio la banalità dell’abbraccio dato, o ricevuto, alle tre del mattino. A ben vedere però, anzi a ben leggere, credo che non si tratti di una mia esclusiva percezione se, lo stesso autore, lo paragona a un raduno di navicelle spaziali che di banale non ha proprio nulla.
La domanda dunque è: chi può affermare il contrario, cioè che un abbraccio alle tre del mattino sia insulso? Cosa potrebbe determinare in noi un giudizio di superiorità della scopata rispetto all’idea dell’abbraccio con tutto ciò che esso implica?
Un abbraccio, e segnatamente alle tre del mattino, vuol dire che siamo andati a letto – magari solo per dormire! – con qualcuno che conosciamo intimamente, al punto che, svegliandoci di soprassalto nel cuore della notte, ci avvinghiamo a lui per assorbirne la tranquillità, la pace letargica; magari lui dorme sul fianco dandoci le spalle e, sentendo la nostra mano sul proprio fianco, si sveglia giusto il tempo di afferrarla e tirarsela sulla pancia, stringerla tra le piegature del pigiama, quasi assimilandola per non lasciarla più.
Può voler dire che questa persona a noi così vicina s’è destata nel cuore della notte, ma no, non di soprassalto, bensì pungolata dallo sfarfallio del desiderio, dall’urgenza di sentirsi amata e… zac!, fa la cozza attaccata allo scoglio, aggrappandosi, implorando il nostro aiuto e allo stesso tempo puntellandoci, intrecciando i suoi piedi freddi ai nostri e alitandoci dietro le orecchie.

In effetti, dite, cos’è più difficile: organizzare una scopata, oppure un abbraccio alle tre di notte che poi magari la scopata ci scappa lo stesso e giustappunto mentre siamo in quel meraviglioso stato d’incoscienza che, sentendoci palpeggiati voltati chiamati, ci chiediamo “Eh? Ah… Sì, fai, lavora pure, gioia, sono tuo” e poi la mattina dopo abbiamo il senso di un sogno stupendo?

1 comment:

Anonymous said...

lo definirei personalmente molto veritiero e interessante. La cosa che piu' unisce gli esseri umani e' la necessita' di avere un contatto fisico e l'abbraccio ne e' l'espressione piu' ampia e veritiera che si possa ricercare. MERAVIGLIOSO DIREI.