Wednesday, 11 March 2009

Accade ai maschietti


Ritorno oggi con una riflessione su una fra le varie sensazioni di liberazione che, da due settimane a questa parte, non riesco a sloggiare dalla mia mente.
Accade agli uomini un’urgenza estatica notturna, di cui è ancora inusuale scrivere così sfacciatamente, foss’anche per esaltare la prodigiosa sensazione di piacere che regala e che mi piacerebbe sottolineare.
Si narra che nel medioevo fosse considerata la prova inoppugnabile dell’esistenza dei succubi, demoni femminili che seducevano gli uomini - soprattutto i monaci - assorbendone l’energia vitale fino a condurli alla morte. Gli ebrei chiamavano questi stessi demoni Lilith, ma la sostanza non cambia perché si trattava pur sempre di dispensatori di malattie e morte.
Il primo numero della “Rivista Clinica” edita a Bologna il 31 gennaio 1867 aveva addirittura identificato le polluzioni con le secrezioni purulente dovute a gonorrea o scolo.

Recita la “Rivista”: «Sotto il nome polluzione noi intendiamo la perdita involontaria del seme con erezione del membro. La massima parte dei casi che cadono sotto nostra cura […] sono frequenti nelle affezioni delle parti sessuali, specialmente dell’uretra, nella gonorrea, nei restringimenti, ecc…».
Ommiodio! In effetti, se ancora oggi l’esperienza a cui mi riferisco in alcuni casi spaventa il maschio giovane che ha appena conquistato la maturità sessuale, o gli crea quantomeno disagio, o se prova imbarazzo di fronte al pantalone inteccherito del pigiama che deve consegnare alla mamma per il nuovo giro di lavatrice, al contrario ritengo di poter affermare che essa generi nel maschio adulto una sensazione interessante di compiacimento, una sorta di ritorno alla vita!
Soprattutto quando s’è varcata la soglia della trentina e ci si ritrova affettivamente liberi, eppure con la necessità di un nuovo legame, stabile, equilibrato e soddisfacente; quando ciò inizia a fare riflettere con sempre maggior insistenza sul trascorrere inesorabile del tempo e a considerare la fuggevolezza di specifici godimenti che un giorno avremo perduto per sempre; oppure quando l’autostima cala e la percezione della propria “potenza” sembra essere svaporata insieme alla spensieratezza derivante dalle passeggiate all’aperto, dagli abbracci e da altre simili manifestazioni incondizionate d’affetto; quando si pensa “No, mi sa che stavolta ho davvero raggiunto la pace dei sensi”… ecco che certe attività notturne possono davvero regalarci un sorriso, la constatazione vivace che ancora non tutto è perduto.
Queste emissioni involontarie hanno per me una connotazione fortemente infantile, quasi ludica, pur non essendo esclusive della giovane età ma al contrario – per fortuna - aumentando la propria frequenza nell’età adulta. Per questo le accolgo con allegria, nonostante capiti di svegliarmi nel cuore della notte non riuscendo a restarmene lì fermo, intontito, quasi incosciente del piacere improvviso, infiammato. Da questo punto di vista, certo, abbandonare il letto caldo per "risistemarsi" è un po’ una seccatura.

Ma la connotazione fortemente erotica - anche se non sempre tale - e la sensazione d’incapacità di fermare il tutto, di non poter farci nulla e di dovere per forza subire l’amplesso… trovo che tutto ciò sia stupendo. Vi pare?
Non so quanti uomini condividano la mia riconoscenza per questo meccanismo puramente fisiologico, prerogativa tutta maschile, per quanto banale - vogliamo dire “inutile”?

Forse sì, inutile se non fosse che ad esempio permette "agli uomini di Dio di mantenere i voti di castità senza perdere la ragione".

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