Wednesday, 15 April 2009

Il tallone d'Achille in una mano?

Lo dice anche un proverbio (u dicìanu l'antichi) - "fare bene è delittu". Ma è così?
Da solita etèra quale sono, che si eleva a primadonna piumata, sibaritica - è il caso di dirlo - che si sofferma a riflettere sulle parole altrui come leggendoci dentro il proprio ritratto, quasi come leggendo uno specchio fatato, oggi mi son fatto vincere dalla spalla del Corriere scritta da F. Venturini.
Il fatto è che la politica democratica del presidente Obama, tanto acclamata durante le prime ore post-elettorali, adesso inizia a spaventare. O quanto meno rende perplessi. Certo leggendo le notizie relative alla Corea del nord che riattiverà il reattore di Yongbyon, espellendo gli ispettori dell'Aiea dalla centrale; oppure quelle relative all'Iran che non ha alcuna intenzione, per il momento, di sospendere le attività dei propri impianti nucleari; leggendo ancora della chiusura a venire del carcere di Guantanamo dedicato ai presunti terroristi di Al Qaeda e talebani... beh, quel pizzico di incertezza ci sta tutto.
Venturini ha ripreso le parole del presindente statunitense definendo la sua politica "della mano tesa", precisando poi che la mano tesa può rappresentare un punto debole, rappresentare - ironia della sorte - un tallone d'Achille. Certo, dice, non bisogna concludere che Obama sbagli, ma che comunque dobbiamo augurarci tutti buona fortuna, questo sì. E c'ha ragione Venturini. Ma oramai sappiamo già, se non altro possiamo immaginare quali fiori possano nascere da un frutice spinoso quale era l'opposta politica di G.W. Bush, quindi...

Io sono uno che di solito la tende, la mano. Spesso sono stato, sono ancora rimproverato per questo (sul lavoro, dagli amici, in famiglia indistintamente), ma si tratta sostanzialmente di un modo d'essere, e se uno nasce tondo non muore quadrato, no? La politica di Obama sarà certamente una condotta calcolata, basata di sicuro sul calcolo dei rischi che essa comporta e derivanti dalla disponibilità della "controparte".
È sempre così quando si concede la possibilità di scegliere. Meglio: quando non ci si trincera dietro la nebbia fitta del rifiuto a priori. Nulla di nuovo.

Se è vero come ha scritto F. Fukuyama - pare; io ancora non ho letto fino in fondo "La fine della storia" - che uno dei due motori della storia è il "desiderio di riconoscimento" dell'uomo, la voglia che gli altri riconoscano la sua propria identità e i suoi diritti (io da brava checca sempre più isterica ci credo); se è vero che l'uomo può progredire partendo dalle esperienze di chi l'ha preceduto (a questo credo meno); se è vero, soprattutto, che la smania di visibilità e di riconoscimento si concretano nella democrazia (ossia smania di esser riconosciuti che dal singolo si estende al popolo intero) e che la più progredita forma di democrazia è la "democrazia liberale", che dà spazio a tutti; tenendo per buono anche il relativismo culturale, per cui nessuna cultura diversa dalla nostra e dalle altre tutte è da ritenersi in assoluto la migliore... detto ciò, la politica di Obama non potrebbe che apparire come la più corretta da sposare, al momento.

Eppure me ne sono preso inculate, io, con la mia mano tesa! Oppure, altrettanto spesso, non ho ottenuto nulla. È risultata essere solo una condotta infruttifera, punto. Altre volte invece... sì, altre volte ha funzionato troppo bene!, tanto che mi son detto "ammazza che culo! Vuoi vedere che la foruna ride ai tenditori di mano?". Può essere anche così, no?

Quello che è certo è che la storia è un processo continuo di evoluzione, anzi di evoluzioni diverse fra loro, quelle dei popoli tutti che procedono in base alle proprie capacità, al grado del progresso conquistato. L'evoluzione è cambiamento, il cambiamento è vita. E. Zamjatin sosteneva che la restaurazione, intesa come conservazione e stato immutato delle cose è morte. Obama sta movimentando un po' le acque, in fondo. Un po' semplicistica come conclusione, ma alla fin fine: a) son le 23.00 e ho sonno; b) essendo uno che di solito tende la mano, vuol dire che di solito ho fiducia nella controparte e non riuscendo sempre a fare diversamente voglio credere di essere nel giusto anche io; c) chi sceglie di tendere la mano non lo fa con tutti indiscriminatamente, la bravura sta nel fatto di capire quando e a chi si può tenderla, no?, e, al momento giusto, non è detto che non si scelga di ritrarla o di usarla per difendersi/offendere.
La nostra mano non finirà trafitta da belluina, eccessiva confidenza, soprattutto se chi ci sta di fronte riuscirà a non percepire questa disponibilità come un gesto borioso di concessione.

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