Friday, 17 April 2009

Kia-ai-i!! 2° parte (awful english version included).

La mossa di karate che ieri mi ha lasciato per la seconda volta con la faccia di legno, e di cui m’ero ripromesso di raccontarvi qualcosa, mi ha raggiunto anche oggi, per questo non posso più tacere. Stamani ho iniziato a sfogliare il quotidiano con molta cautela, un po’ in memoria dello shock subito ieri, un po’ perché tutto accadeva di nuovo alle 7.30, ossia quando mi ritrovo come al solito compresso in metropolitana fra altri uomini e donne-sardina e non ho particolare libertà di movimento.
Quando l’ho aperto giorno 16, il giornale, SBAM!, subito è arrivata la botta in faccia che mi ha steso. Quindi ho richiuso immediatamente e ho ripreso a leggere il mio libro salvagente. Eppure non riuscivo a non pensarci: “Possibile che fossero proprio loro?” mi chiedevo rivedendo davanti a me la fotografia che ritraeva seduti allo stesso tavolo il presidente russo Medvedev e Muratov, il direttore del periodico indipendente Novaja Gazeta. Il tavolo, avrei scoperto rileggendo l’articolo con maggiore attenzione durante la pausa pranzo, era quello della residenza fuori Mosca dello stesso presidente.
Oggi, quindi, aprivo di nuovo il giornale… stavolta piano però, pia-ano-o, e… SBAM!, di nuovo quella botta in faccia. L’immagine era sempre quella di Medvedev ma stavolta insieme al presidente ceceno R. Kadyrov e il cugino di lui A. Delimchanov (quello sospettato dell’omicidio di A. Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta di cui sopra).
Cosa accade in quella parte d’Europa è noto a tutti - grazie al cielo le notizie circolano. Eppure mi sembra che non se ne parli a sufficienza, come accade per molte altre cose del resto. È solo una mia impressione, oppure parte del nostro Paese – la maggior parte dei Paesi democratici? - sottace almeno un po’ un assurdo e intollerabile stato di cose relative alla politica estera?
Medvedev si dichiara completamente indipendente dal primo ministro V. Putin, e per dimostrarlo decide di concedere la sua prima intervista proprio al giornale che più muove guerra al governo russo, smascherandone le malefatte. Il suo amico e presidente ceceno, che solo qualche anno fa aveva negato di mirare a una tale carica politica, dall’altra parte «cerca di farsi interprete del dolore ceceno» e allo stesso tempo «fa atto di completa sottomissione a Putin lodandolo come un grande leader e ripetendo che è per lui “come un padre”» [A. Glucksmann, Il Corriere della Sera, 17.aprile.2009]. Sì, un padre che in passato ha rifiutato di concedere l’indipendenza proprio ai ceceni come lui e che per salvare l’integrità della Russia “è stato costretto” a massacrarne fra i 100 e i 200 mila, ma che, come giustamente nota ancora il filosofo Glucksmann in riferimento alla questione georgiana e delle regioni di Abchazia «all’improvviso si è messo a difendere l’autodeterminazione dei popoli per poi annetterseli [anche quelli], nonostante l’opposizione non solo dell’occidente ma anche della Cina».
«Julja, dorogaja» faccio con sguardo perplesso alla mia collega russa che sta sgranocchiando un cracker. Ho davanti agli occhi i fotogrammi del documentario uscito con Internazionale qualche mese fa, Letter to Anna - The story of journalist Politkovskaja’s death del regista svizzero E. Bergkraut: il volto della fantastica donna Anna, di Zainap Gashaeva detta "Coca" (le storie di entrambe meritano davvero libri a parte. Commoventi, formative. Se non le conoscete, correte a conoscerle) e dei bambini di cui quest'ultima si prende cura mentre è occupata a nascondere le registrazioni e i filmati che denunciano i crimini del governo russo, e non solo. «Ma questo Medvedev…» mi accingo a chiedere.
Mi spiazza subito coprendosi la bocca per poter ridere di cuore evitando di sputare il pastone di saliva mista a cereali.
«Perché ridi?».
«Il presidente mi fa ridere» dice. «Perché?» insisto. «È così buffo. Un po’ fa pena. Lui – basso. Come Napoleone, sai?».
“Paragone azzeccato” mi dico. Poi continua: «Lui alto un metro forse e cinquanta, più basso di me e ha questo… come dici?... di piccolezza?». «Complesso d’inferiorità?» suggerisco. Annuisce e ingoia, quindi ne approfitto: «Ma è amato in Russia?».
«Amato?» quasi inclina di lato il capo come un cucciolo esitante. «Voi amate il vostro presidente? Gli volete bene perché ha fatto tante cose buone per la Russia?».
«Sì, amato. Cose buone ha fatto – ride – come i comunisti. Comunisti anche hanno fatto cose buone» e continua a ridere, forse credendo che con questa osservazione adesso tutto sia più chiaro.
«Ma quando avete sentito dell’omicidio della Politkovskaja cosa avete pensato? Molti incolpano Putin, i vertici... o no?».
«Che lei è morta io ho scoperto solo dopo che sono venuta in Italia» risponde secca – non ancora seccata. «I giornali non dicono niente in Russia. Solo internet trovi notizie come questa, ma internet vanno solo i giovani sai…».
«A maggior ragione!» alzo il tono di voce. «Non ci sono giovani che si ribellano a questa situazione? E con i ceceni? Come la mettete coi ceceni? Li odiate o cosa?».
Adesso sì che è seccata: «Ceceni non odiamo. Ci sono ceceni buoni e cattivi come dappertutto, e i giovani… ai giovani non importa. L’importante per loro è stare bene. Tutti vogliono casa, vita felice, soldi. Per giovani - tutto okay. A loro non interessa politica. Come qui, no? Io non ho conosciuto ancora giovani che seguono politica, Berlusconi, presidenti, no?».
“No?”. Ancora riecheggia nelle orecchie quel “No?”. Penso a me, in primis. Calo lo sguardo e via: la mia faccia è di nuovo rigida. Di legno.

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The karate move making my face like a "wooden sheepish face", like the one sideways, and about which I promised to tell you something more, has reached me again just today; this is why I cannot shut up anymore. This morning I started to leaf through the daily paper very carefully for two reasons: both in memory of the shock I’ve gone into yesterday, and because all this happened again at 7,30 a.m., that is when I’m pressed in the subway as usual, among a lot of sardine-people and I do not have any chance to move freely my arms. When I opened the newspaper on last 16th - SBAM! - quickly the blow reached my face beating me down. So I closed it immediately and I recovered my “life book” and started to read it. Nevertheless I couldn’t avoid to think: “Is it possible that they really were…”. I asked myself seeing in front of me the picture of those two men seating at the same table: the Russian president Medvedev and Muratov, the director of the independent magazine Novaja Gazeta. Afterwords, reading with more attention the article during the lunch break, I discovered that the table was the one at the out-of-town president’s own residence.
Today I opened again my newspaper… this time I’ve done it slowly, very slo-owly, and… SBAM! , that blow on my face again. This time the picture portrayed the president Medvedev together with the Chechen president R. Kadyrov and his cousin Delimchanov (the one accused to be Ms A. Politkovskaja’s murderer, the Novaja Gazeta’s journalist).
All we know what’s happening in that part of Europe - thank God news spread. And yet it seems to me that we don’t speak enough about this here, in western Europe. The same thing happens with reference to many other things. It is only an impression of mine, or is it true that most of the people in our country – in all western democratic countries? - are hushing an absurd and intolerable situation concerning foreign policy up?
Medvedev says he’s totally independent from the Prime Minister V. Putin, and in order to prove this decides to grant his first official interview to the newspaper waging against the Russian government, unmasking its plots and crimes. On the other hand Medvedev’s own friend, the Chechen president, the same who some years ago denied his intention to aim at such political role, “claims to make himself the interpreter of the Chechen’s pain”, but at the same time “shows submission in the precence of Putin, praising him like a great leader and repeating that he’s ‘like a father’ ” [A. Glucksmann, Corriere della Sera, April, 17th]. Yes, he's a father who refused in the past to grant the independence to the same Chechen population, who felt himself almost “compelled” to massacre something like 100 or 200 thousands of Chechens for saving the oneness of Russia; Putin is also the one (rightly notes Glucksmann with reference to the issue of Georgia and of the regions of Abchazia), “who suddenly elected himself protector of the people’s self-determination in order to annex them, in spite of the opposition not only of the West-European countries, but of Chinese government as well”.
“Julja, dorogaja” I said glancing in a puzzled way at my Russian colleague, who is crunching a cracker. I have in front of me the frames of the documentary by the Swiss director E. Bergkraut enclosed to the newspaper International some months ago, entitled Letter to Anna - The story of journalist Politkovskaja's death. I can see the face of the fantastic Ms Anna, of Zainap Gashaeva nicknamed “Coke” (both women deserve a separate book. Their stories are so moving, enlightening. If you don't know them yet, please read them) and of the children cared just by "Coca" while she’s also busy to hide recordings and films reporting and blaming all the crimes of the Russian government, not only of the Russian one. “Julja, what about Medvedev…” I'm about to ask.
She wrong-foots me immediately, covering her mouth with a hand in order to laugh heartily and to avoid to spit such kind of animal food: saliva mixed with cereals.
“Why are you laughing?”.
“The president makes me laugh” she says. “Why?” I insist. “He’s so funny. I pity him a little bit. He - short. Like Napoleon, you know?”.
“This is a suitable comparison” I think. Then she keeps saying: “He’s one-and-fifty tall, less than me, and he hurts due to this… how do you say? …smallness?”. “Inferiority complex?” I suggest. She agrees and swallows, so I can take advantage: “But is he loved by Russian people?”.
“Loved?” she almost skews her head like a halting puppy. “Do you love your president? You love him maybe because he made many good things for your country…”.
“Yes, we love him. He made good things – she’s laughing - like the Communists as well. Also Communists made good things” and keeps laughing. Perhaps she believes that with her comment all is clear now.
“But what did you think, when you heard about the murder of A. Politkovskaja? A lot of people are accusing Putin, the top brass”.
“She’s died – I just heard after that I come here in Italy” she answers curtly - not still pestered. “Russian newspapers - they do not say anything about this. Only Internet. There you can find news like this, but on Internet only young people surf, you know…”.
“All the more so” the tone of my voice raises. “Aren’t there young people rebelling to this situation? And what about Chechens’ issue? Do you really hate them, or what?”.
Now yes, she’s really pestered: “Chechens - we do not hate them. There are good and bad Chechens, like everywhere, and young people… young people… they don’t care. The most important thing is being fine. All they want a house, a happy life, money. For young people - all right. They are not interested in politics. Like here in Italy, right? I didn’t know any guy caring of politics here, of Berlusconi, of presidents, right?”.
“Right?”. It still echoes in my ears: “Right?”. I’m thinking of myself. I glance down and… start! My face is getting rigid and rigid. A wooden face.

1 comment:

forgottenpoet said...

So interesting to read what you have written.
I enjoy reading it very much !