Sunday, 19 April 2009

Un' Oransoda io vorrei

Finalmente un sabato picevolmente tranquillo, come da mesi non ne vivevo. Cioè senza avvertire la faticosa sensazione di dover divertirmi, perché tanto sono stato bene in maniera spontanea.
Certo, mi son svegliato predisposto alla gaiezza più del solito - finalmente! - e me ne sono accorto quando sono uscito da sotto la doccia. Ho cantato Mina in playback (come facevo solo ai tempi di Non è la Rai), infilando i miei calzini bucati di spugna grigia, ma rendendomi conto nello stesso istante che no, non potevo davvero metterli! Neppure se stavo semplicemente andando a spostare l'auto e a comprare una confezione da sei di bottiglie d'acqua da portare fin qui, al quinto piano senza ascensore. E quella Liabel - la maglia della salute - di lana? Vecchia, più di color giallo paglierino che non bianco, con la bretella tanto smollata che i giri manica invece di rimanere attillati sotto l'ascella sono arrivati fin sotto le palle, quando ho tirato il tutto per incastrarlo nei jeans.
Sicuro che ho cambiato i calzini!, memore del detto della bisnonna che diceva sempre alle sue figlie (così spesso, si vede, da arrivare fino a me): "Prima di uscire lavatevi sempre la fissa e i piedi" a significare che... non si sa mai! Bene, dicevo quindi che i calzini di spugna li ho fatti fuori - la canottiera no. Non ho avuto abbastanza coraggio.
A ogni modo mi sono sentito a mio agio. Lietamente sciocco.
È stato un sabato di sole in vista di un'intera settimana di pioggia. Un sabato rilassato e giulivo, all'insegna dell' akunamatata, in cui ho ripensato alle piccole gioie della vita, come conoscere persone con cui non fai alcuna fatica a parlare perché ti accorgi di non aver bisogno di dare la giusta immagine di te, ché è come se già ti conoscessero, sapendo già di quei tuoi vizietti che, in fondo, non sono nulla di male, solo punti deboli di una persona come tante altre (non c'è da pensar male!).
Forse perché siamo sulla stessa lunghezza d'onda io e V. - "c'é simpatia fra di noi" canterebbe Olmo -, forse semplicemente perché due elementi si sono casualmente mescolati: 1. io che, lunatico come sono, ieri, quando l'ho conusciuto, ero nella mia serata "Sì"; 2. lui che è un cultore di yoga in primis e quindi di quelli che puoi anche prenderli a mazzate, ma non si scompongono, rimanendo sempre con il loro splendido sorriso appiccicato in faccia. Un po' come i buddisti, no?

Ricordo che io e la mia amica Ale conoscevamo due ragazze buddiste all'università, a Roma. Figurarsi l'invidia che suscitavano in noi! Io e lei due pazzi isterici, instabili e spesso depressi contro quelle altre due che ci guardavano sempre con quell'aria serafica - sempre tutto bene, tutto fantastico... A-argh!

Beh, V. è un insegnante e si vede che è uno in gamba, in pace con se stesso, dalle idee chiare. Un individuo piacevole, forse anche innamorato - che bello!
Per una sera dopo tanto tempo non ho avvertito la necessità di lamentarmi della mia ulcera, delle mie ernie del disco e inguinale, riuscendo solo a lamentarmi della nostalgia per il mare della calabria, e quindi di Milano, ma solo perché anche lui mi ha parlato del mare della Sicilia cui è molto legato. Dopo tanto tempo, non ho affatto ripensato alle parole di P. Citati ("Kafka") che spesso risuonano in me come ammonizione: «[…] e viveva soltanto in sé, nutrendosi di sé stesso, affondando i denti in sé stesso, come se non conoscesse altra carne […]». Non ho avvertito la sensazione di rimanere "in attesa di qualche messaggio".
Uomini "comuni" come il caro prof V. sono una manna dal cielo, straordinarie nella loro capacità di arginare il flusso di pensieri altrui facendo cogliere la letizia del nunc.
Se stai leggendo, ti saluto. A presto, prof, e buon inizio settimana.

P.s.
L'ho riascoltata, Giorgia. In auto avevo davvero il cd, quello con la canzone il cui titolo, da me in Calabria, qualcuno ha storpiato in un messaggio di pubblicitario.

1 comment:

Anonymous said...

Complimenti veri per aver dato un'immagine nitida e viva al tuo vissuto in una giornata sorridente...scrivi davvero bene...la mia lettura è fluida e incalzante...soprattutto se si tratta di qualcosa di tuo, di autobiografico...ma probabilamente è anche una questione di gusti personali, i miei in questo caso! Sarà che ho l'impressione forse presuntuosa di conoscerti da una vita...
Beh, i calzini di spugna hai fatto bene a toglierli di mezzo... ma vogliamo parlare della Liabel ingiallita e sformata???!!! Ecco ti inviterei a trovare quel coraggio che t'è mancato sabato...
Il prof. V. mi piace, mi è simpatico...perlomeno tu me lo hai reso tale in poche parole! :O)

Fabio