Tuesday, 14 April 2009

Un terzo di sega: dalla Calabria alla Lombardia (W i pullman e l'isolamento della mia regione, la carenza di aeroporti e l'Alitalia che voleva 500€)

Ha scritto A. Busi: «Registrare i fatti del giorno significa spesso farne evaporare l’inconsistenza del tutto e accorgersi che tutto sono tranne che fatti, intenzioni al più, aborti dei fatti […] un terzo di sega piantata lì perché […]». Già. Perché piantata lì? Perché, come dice poi, accade che ci dimentichiamo cosa abbiamo in mano e qual era il nostro proposito?
Sono ritornato al pc dopo due ore di inedia totale sul divano, intento solo a sentire le pastiere, le mozzarelle filate, il caciocavallo, la pizza con sardedda, le cipuddizze, il pane fresco di forello masticato insieme a un po’ di capretto e di maiale al forno (con relative patate gialle croccanti), il pupulo di pastafrolla fatto dalla mamma, il merluzzo in umido e gli spaghetti alla chitarra col sugo del merluzzo in umido, la frittata di asparagi, la torta di carciofi, insomma tutto quanto ho strafogato in due giorni depositarsi placidamente sull’addome. Placidamente perché tanto lo sanno che non ho alcuna intenzione di muovermi per smaltirli.
Come una bottiglia di nitroglicerina, forse per paura che potessi sbattermi troppo ed esplodere, per tornare a Milano sono stato prontamente caricato insieme ai boccacci col ragù di casa sul solito pullman e serrato tra il finestrino e il posto no.58, uno di quelli della fila in fondo, dove un tempo erano soliti coricarsi gli autisti, di notte, quando si davano il cambio e quando ancora non esistevano i pullman con la cuccetta-loculo che usano oggi.
Quattordici ore di sana immobilità con le ginocchia premute contro lo schienale del sedile di fronte che la gentile signorina non ha voluto saperne di tirarlo un po’ più su, se no non potevano dormire né lei tantomeno sua figlia di tre anni che fino a mezza notte e mezzo ha deliziato gli altri 59 passeggeri con il volume sparato a palla di chissà quale cartone, animato da un diabolico lettore dvd portatile (le cuffie no, eh?).
E vabbè, insomma che così, fra il sedile di fronte e il gomito dell’energumeno del posto no.57 piantato nel fianco, il viaggio è passato. Le gambe alla fine neppure mi facevano più male perché mi s’erano addormentate. Il guaio l’ho compreso fino in fondo solo al momento della sosta - 15 minuti per andare a fare pipì al bagno dell’autogrill – quando ho tentato di disincastrarmi dal sedile e, non sentendomi più neppure i piedi, quasi cadevo lungo il corridoio di moquette come un sacco di patate.
Ho assistito allo scoccare di ogni ora, dalle 19.45 di ieri sera in poi… count down, come si suol dire.
Tra un intervallo di sessanta minuti e l'altro mi sono lasciato andare a un sacco di “terzi di sega” per dirla con Busi. Ve le racconterò poi, forse.

Il terzo di oggi rimane l'intero viaggio, che comunque non ne fa una completa.
Aiuto-o! L’uovo di pasqua mi ha seguito fin qui… sto scoppiando-o-o!!

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