Thursday, 14 May 2009

Lei e me / Both you & me


Molti di voi la conosceranno, di certo, come l’avvocato che attraversa le aule dei tribunali col suo tipico picchiettare i tacchi (e mettici sotto i gommini che, come dice mamma, pare brutto!), le punte leggermente rivolte verso l’esterno, risoluta nella sua fralezza, svelta, sempre sorridente ma velata da sottile austerità, pur sempre del tipo che incuriosisce, seduce e vince. Altri la conoscono per ciò che ha scritto, come “Corruzione e responsabilità delle persone giuridiche” [in “Il prezzo della tangente, la corruzione come sistema a dieci anni da ‘mani pulite’”, Vita e Pensiero, 2003], oppure “Corruzione e superamento del principio societas delinquere non potest nel quadro internazionale” [in “Diritto del Commercio Internazionale”, Anno XIV Fasc.4 – 2000, Giuffrè Editore], etc…


Ma pochi altri fortunati, oltre me, la conoscono come amante dei motori, di quelli montati su due ruote (da enduro) che non si stancherebbe mai di montare; oppure come quella “figghia ‘e ru’ rospo” che, sferzata dalla tramontana del golfo di Sibari e i riccioli crespi possibilmente strozzati sulla nuca da un elastico giallo d’ufficio - ché sennò le danno fastidio –, salta sulla tavola da windsurf e vola via, circondata dal blu e dal bianco della schiuma ondosa ionica; o ancora come la tipa che ha bisogno della piscina per riposarsi, o che si esalta e può iniziare a piroettare e ondeggiare ovunque suonino del buon jazz, o a dimenarsi ovunque suonino una canzone a scelta fra quelle di Vasco (ché tanto “le sa tutte-e!”); o la scrupolosa donna di casa, che tenderebbe ad applicare la legge anche negli sgabuzzini, tra i mattarelli che usa come bacchette magiche per materializzare deliziosi strudel di mele uvetta e cannella, tra il forno e i fornelli da cui tira fuori, con abilità prestigiatrice, i famosi dolcetti al cioccolato dal cuore tenero, ma anche paste asciutte, stufati di carne e quant’altro vi possa balenare per la mente e che possa essere degno di pubblicazione sulla “Cucina italiana”, di cui è una fan sfegatata. È la tigre che ti caccia un occhio con le unghie affilate se le tocchi i fratelli.

Nessuno, in fine, è però talmente fortunato da conoscerla come la conosco io. Intendiamoci, non voglio arrogarmi alcuna esclusiva - di conoscerla per com’è realmente, per esempio. Assolutamente no. Eppure, ripeto, nessuno può conoscerla come io la conosco, per il solo fatto d’aver avuto l’opportunità di crescere al suo fianco. Ci sta pure che ho scorto dei tratti di lei che ad altri sono sfuggiti, o no? Secondo me sì. Così come io ignoro, ancora e dopo tanti anni, aspetti del suo carattere che, invece, conosce di sicuro il suo futuro marito.

Ciao Chicca,
mi commuovo già adesso, mentre scrivo questa specie di lettera aperta, questa sorta di dichiarazione d’amore. In realtà non è che mi commuova – sto proprio piangendo. Spudoratamente. Senza ritegno. Cosa farò fra circa due settimane quando ti vedrò risplendere ai piedi dell’altare? Nulla forse. Sai quanto sia capace di trattenermi. È che sono uno che si nutre più di passato che di presente, un nostalgico - sai anche questo. Non sono capace di guardare avanti, di prevedere come fa il nostro babbo, cui tu assomigli più di me. Motivi per presentarti le mie più care felicitazioni oggi ce n’è più d’uno, pare: il compleanno, il matrimonio imminente. Tutti segnali chiari del fatto che siamo cresciuti, checché io mi ostini a non vederlo. Tu sei cresciuta più di me, e non sai quanto questo mi renda felice (mado’, non ci vedo più… Devo asciugarmi gli occhi). Interrompo.
Mari,
magia della scrittura: torno ascriverti dopo due giorni. È che mi manchi. Mi manchi tanto e in questo momento vorrei che fossi qui a tenermi la testa come nella fotografia sopra, col tuo sorriso rassicurante. Mi piaci soprattutto quando cerchi di esserlo, rassicurante, nelle situazioni più difficili, ma non ci riesci perché sei trasparente e ti si legge in faccia ciò che pensi. Ripenso a te il giorno che Dario ha fatto l’incidente con la moto. Arrivati sul posto, io ho detto «Adesso calma» e tu «Sì-sì», già con gli occhi fuori dalle orbite e poi, quando l’hai visto in terra, apriti cielo!, giustamente non ragionavi più. Adesso mi viene da sorridere nel rivederti così materna, apprensiva.
È così. È che tu, diciamo noi - parafrasando una canzone che ha fatto da colonna sonora un’estate di quand’ero bambino - non siamo “gente di pianura” o “navigatori esperti di città” per natura. Lo siamo diventati. “Il mare non ci fa paura, tantomeno l’idea di troppa libertà” che infonde. Abbiamo sì le profondità del mare. E tu, soprattutto tu,sei rimasta sempre uguale a te stessa, sincera, spontanea col tuo sguardo perso all’orizzonte eppure guizzante, fragrante di peperoncino.
Quello che non so, al contrario, è cosa pensi quando ci raccontano del periodo in cui eravamo due mocciosi, io e te, quando vivevamo a Siena e tu volevi che mamma mi lasciasse in mezzo alla strada così che un’automobile potesse investirmi; oppure quando (forse eravamo già a Rossano) pare tentassi di soffocarmi con un guanciale di latice, o dicevi di avere un fratello da buttare nella pattumiera. Io non penso nulla. Rido fra me. Al tuo posto avrei fatto di peggio conoscendomi, credo. Naturalmente non posso avere ricordo di tutto ciò, ti pare? Ricordo quando dalla scuola elementare di contrada Petra c’incamminavamo verso la ragioneria, dove mamma ci aspettava con la sua Ford Fiesta blu (Carolina?), e io mi pregiavo di portarti la cartella. Questo sì, lo ricordo. E tu?
Capisci che sei per me la sorella maggiore e i miei occhi sono stati rivolti a te sempre con ammirazione. Inoltre la differenza di carattere ha giocato non poco. Tu – sempre così decisa (almeno in apparenza). Razionale nel tuo essere impulsiva. Io forse più riflessivo, anzi indeciso e inconcludente. Veniva da sé che dovevo imitarti per ottenere qualcosa dalla vita. In molte occasioni tu sei stata il mio esempio. Ho chiaro il ricordo del periodo in cui prendesti a registrare le tue avventure di ragazzina su una serie di diari segreti. Per me era sufficiente stare lì, sdraiato sul tappeto della tua cameretta, a guardarti con il capo flesso sulla spalla e curva sulla scrivania bianca dai bordi rosa mentre t’impegnavi a ricalcare i disegni di Snoopy, o a scrivere con la grafia che volevi il più possibile ordinata e leggibile; lo facevi con penne di mille colori e profumi. Che strano concetto di grafia ordinata: tutte le “L” e le “T” piegavano a sinistra come galline dal collo spezzato. Che mi restava da fare se non avere anch’io un diario segreto (che poi vallo a capire cosa cazzo avevo da scrivere)? E poi… lo ricordi il tuo vestitino di carnevale da damina? Maţre, maţre (notare la “t” cacuminale da buon rossanese)! Pure quello ho voluto indossare, mentre tu mi disegnavi il neo posticcio sul labbro. Ah! E vogliamo parlare dei salti sul divano, a Seggio, mentre guardavamo le partite di “Holly e Benji” mandate in onda da “Bim Bum Bam”? Oppure di quando giocavamo con i Masters e tu e Francesca incarnavate il male, Skeletor, che immancabilmente vinceva tutte le battaglie e io, He-Man - il bene - puntualmente sconfitto che poi, per pagare pegno, dovevo trascinare per casa il tappeto su cui stavate sedute a ridervela come su una trojka? Da piccoli abbiamo inventato coreografie sulla musica di “Speedy Gonzales”; da grandi abbiamo ballato la “Lambada”. E ti ricordi quando io, in preda a una crisi isterica, ho preso a calci la porta della tua stanza facendone saltar via un pezzo? Oddio, quante ce ne siamo fatte ancora: una volta mi hai convinto a cagare nel bidet; oppure hai finto più volte di cadere nel cesso convincendomi a salvarti; ancora, abbiamo giocato un sacco di volte a fare la spesa (a turno si faceva la parte della cassiera), o a svenire sul letto di mamma e papà; ci siamo arrampicati sui mobili della cucina per raggiungere la credenza in cui erano nascoste le merendine, abbiamo giocato a non farci vedere dai grandi, e una volta io ti ho smerdato malignamente inventando quella storia fra te e il “pilirusso”. Io - sempre codardo e subdolo, tu - diretta e chiara. Sempre. Tu a caccia di responsabilità, anzi, infelice se non sommersa da esse; io pronto a scacciarle.
Posso mica star qui a elencare trent’anni (va bene, 32!) di vita insieme, no?
Ricordo ancora ch’ero davvero una capretta a scuola. Non solo in matematica, come ormai è risaputo. Odiavo anche svolgere i temi d’italiano, sia che dovessi farli a casa sia a scuola. I miei voti non erano mai alti, mentre tu eri, sei ancora bravissima. Ricordo che proprio grazie a un tema vincesti un premio: un’antologia della letteratura italiana se non vado errato. Mamma ne fu così orgogliosa! Tanto che il pomeriggio successivo mi chiamò in cucina, sottraendomi alla dose quotidiana di “Lady Oscar” e “Incantevole Creamy” perché voleva che facessimo insieme i compiti. Io e lei, gomiti appoggiati sul tavolo col ripiano di formica nera e le gambe d’acciaio e che sarà stato al massimo 160x50, ma dove la sera si poteva mangiare tutti e noi quattro insieme a zio Mario e zia Maria, zio Franco e zia Rosalba, e chiunque passasse di lì.
Insomma che mamma, ch’è sempre stata una che non si arrende da questo punto di vista, ci provava a farmi diventare bravo come te. Quella volta mi disse «Hai visto Maria Francesca com’è stata brava? È perché lei legge tanto, s’impegna. Dovresti leggere di più, come fa lei». Io pensavo che palle e mamma aveva già tirato fuori chissà da dove una copia del tuo tema: «Prendi, leggilo. Guarda come scrive bene. Vedi come usa le virgole, le parentesi?». Le parentesi… quanto mi rimasero impresse ‘ste cazzo di parentesi! Ma così tanto che poco tempo dopo ci riempii un intero compito in classe, come se il solo sparpagliarle qua e là recasse merito al lavoro, per cui - manco a dirlo - presi un… 4! Il compito in classe mi fu restituito pieno di segni rossi e alla fine la professoressa aveva annotato: “Perché tutte queste parentesi?”. Ma quanto stupido ero?, mi chiedo.
Fatto sta che i diari ho continuato a scriverli. E se oggi ne riprendo uno in particolare (quello con la copertina di Dylan Dog) rileggo quant’ero disperato il giorno in cui per la prima volta tu prendesti il pullman per Milano, per andare in collegio. Dopo esserti accomodata sul tuo bel sedile profumato di soppressata e caciocavallo prendesti a cantare “Terra mia” di Pino Daniele, con il walkman piantato nelle orecchie e le lacrime che t’inondavano il viso. Anche a te ancora oggi manca un po’ la Terronia, ne? (oddio, ancora questo “ne”?). Allora ti dispiaceva lasciare casa e non sapevi che ti aspettavano almeno altri cinque anni di pianti singhiozzanti perché, ogni volta che avevi un esame, pensavi di non farcela. Stupidina! Hai sempre dato prova, invece, della tua costanza e perseveranza, della tua intelligenza.
Dal mio diario:
«Rossano, 29/09/1993
Caro diario,
Maria Francesca, con mamma, è partita per Milano per superare le prove per entrare in collegio. Sento già la sua mancanza. E tornerà fra tre giorni. E quando partirà per tornare dopo un anno…? Mari ti voglio bene assai, assai. Tanto tanto così…»

Ma prima ancora che tu partissi, quand’ero io fuori casa (forse in Polonia coi padovani per quel torneo di pallavolo), lasciasti un messaggio sulla scrivania della mia stanza che diceva:

«12/09/1993
Ra’, uffa, ma quando vieni? Mi rompo tremendamente le palle senza di te!
Due minuti dopo:
Anzi no; ho cambiato idea! Ra’ scusa, volevo provare la tua penna stilografica (quella con cui sto scrivendo!) e provando a cambiare l’inchiostro ho combinato un piccolo guaio: quello che tu stesso puoi rimirare [“rimirare”, jaramarina!] sulla tua scrivania! Ra’, non t’incazzare. Volevo anche pulirtela la scrivania, ma non sapevo aprire il rubinetto dell’acqua (quello che sta sempre chiuso per via dello scarico mal funzionante).
Ra’, mi sto rompendo da morire. Se tu fossi qui parleremmo, giocheremmo con il computer, litigheremmo ma così è proprio una paranoia. Non mi va nemmeno di prendere in prestito le tue magliette. Per due motivi:
1. Non dovrei lottare con nessuno affinché la mia impresa vada liscia come l’olio;
2. Non saprei dove andarci!
P.S.
Scrive proprio bene la tua penna!».

Ih-ih! Sempre uguale. Sempre più affettuosa. Sempre più pronta a prendere le mie difese, nonostante quei lati del mio carattere che a volte proprio non ti vanno giù, lo so.
Eppure, dicevo, hai preso il posto del cuscino in latice con cui da piccola volevi soffocarmi, per uccidermi, invece, d’amore. Ti sei fatta guanciale per me, come nella foto, e io ben lieto di accomodarmi sul tuo grembo e di lasciarmi coccolare.
Sai, spesso mi comporto un po’ come Ally Mcbeal: vado al giro con la musica in testa, una colonna sonora sempre diversa che si adatta all’esatta contingenza che vivo e alle persone a cui penso.
Così, per esempio, quando sono innamorato ho in testa Gloria Gaynor (“You're just too good to be true/Can't take my eyes off of you/You feel like heaven to touch/I wanna hold you so much/At long last love has arrived/And I thank God I'm alive”), o poche altre; se penso a un’altra persona – forse puoi immaginare di chi parlo - in testa suona Mina; così per ogni della nostra famiglia. Ma quando penso a te ecco che suona Frank Sinatra (“Unforgettable in every way/and forever more -and forever more-/thats how you'll stay -thats how you'll stay-/thats why darling its incredible/that someone so unforgettable/thinks that i am unforgettable too”), oppure Vasco Rossi (“Una canzone per te/e non ci credi eh!/sorridi e abbassi gli occhi un istante/e dici "non credo di essere così importante"/ma dici una bugia e infatti scappi via”), etc… etc…

Il succo di tutto ciò, Mari, è che non ho mai messo in dubbio il bene enorme che mi vuoi. So che mi accoglieresti sempre come già successe la mattina del sei gennaio di molti anni fa, quando ancora credevamo che mamma non sapesse fare le scorregge e quando sgattaiolai in camera tua e ci appisolammo insieme in attesa della befana. Allo stesso modo vorrei che anche tu fossi sicura del mio bene incondizionato per te. Possiamo essere sempre uniti se lo vogliamo, come quella volta che facemmo cadere per terra Dario che aveva solo pochi mesi e poi trascorremmo il pomeriggio a inventare test per scoprire s’era diventato scemo a causa nostra. Invece, vedi?, ci ha fregati tutti e due.

Le vicende della vita non sono mai prevedibili, purtroppo, checché stiamo qua a ripeterci che non potrà mai succedere nulla di tanto impetuoso da rovinare il nostro rapporto di fraternità. Per quanto sicuro possa esserne oggi, spero comunque che le vicende cui abbiamo dovuto assistere da qualche tempo a questa parte non si replicheranno fra noi tre fratelli.
Se farò qualcosa di sbagliato, che potrà ferirti, dovrai dirmelo.
Parti dal presupposto che io voglio fortemente che tu sia felice, Chicca, felice davvero, e se posso fare qualcosa per te oggi, domani, sempre ti basterà dirmelo senza remore, tirarmi giù dalle nnuvole su cui vivo, anche se si tratterà solo di una di quelle “toccate” (come dice papà) cui sei soggetta periodicamente. Fallo perché tanto lo sai che

Ti voglio bene.
Raffaello



(Mi raccomando, continuate a votare "Booksharing", esperimento di romanzo breve on-line!)
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(Awful partial translation)



Most of you knows her as the lawyer walking through the courtrooms with his typical heel-tipping (please, cover them with some rubber because, as mummy says, this is bad!), keeping tips outwards, looking fragile but determined, smart, always smiling but veiled with thin austerity, still arousing curiosity, seductive and successful. Others know her for some written works of her like “Corruption and responsibility of legal person”, or “Corruption and overcoming of the societas delinquere non potest principle”.

But they aren’t a lot those people knowing her like me. We are a little élite. We know she loves engines and motorcycles. Motorcycles had never bored her. She’s that girl someone had called “son of toad”, the one who flew away on her windsurf as north wind in the Sibari’s gulf whipped her face and her curls, which were possibly strangled with a yellow office-elastic band, as she was arounded by the blue water and the white foam sprinkled by Jonio sea. She’s that girl who needs to go to swimming pool to be calm and relaxed, or the one getting excited and jumping and swinging and pirouetting all around you if someone plays good jazz or when they play Vasco’s songs. She’s that scrupulous housewife who would like enforce the law also at home, in the kitchen as she cooks Strudel, beef stew, pasta and all those recipes deserving to be edited on cooking reviews. She’s that woman who can turn in to a tiger if you threaten her brothers.

But nobody is so lucky to know her as good as I know. Please understand that I’m not claiming any sole right, f.i.: being the only one who really knows her. Not at all. Nevertheless I can say that nobody knows her like me because during our childhood I discovered some peculiarities ignored by all of you. At the same time I still ignore for sure some peculiarities known very well by her future husband. This is totally normal, isn’t it?
Hi Chicca,
I’m moving right now, writing this open-letter, such love proclamation. Actually I’m not moving – I’m crying, indeed. Shamelessly. Without any reserve. What do I do within about two weeks, when I’ll see you shining at altar? Maybe absolutely nothing. You well know how I can restrain myself. The fact is that I am a man feeding with the past more than the present. You well know also this. I am a nostalgic.
I am not able to foresee, looking ahead like our daddy does. You looks like him more than me. It seems that today I have more than only one reason to present my best wishes to you: it’s your birthday, you’re getting married. They are all signs that we are adults now, although I’d persist in not seeing it. You’re much more mature than me and you don’t know how much this makes me happy (Oh my God! I need to get my eyes dried). I need to stop here this letter now.

Mari,
thanks to the writing’s magic you don’t know that I come back to write you only after two days. It’s only that… I miss you. I miss you so much. I would like you’d be here to bear my head, like in the picture here above, smiling in such reassuring way. I like when you try to be reassuring, even though you don’t look reassuring at all. Not to me. You’re so transparent that I can read what you think actually. I’m remembering of you the day when Dario got into the motorcycle accident. After arriving on-site I’ve told you «Now be calm!» and you’ve said «Of course, yes…» but as soon as you’ve seen him laying on the ground… heavens above! Today I feel like smiling in seeing you so protective.
On the other hand I ignore what your remarks are when they tell us about our childhood, when we lived in Siena and you asked mummy to leave me, please, in the middle of the road so that a car could run over me; or when you attempt my life trying to choke me with a latex-pill; or when you wanted let me fall in the garbage chute. I don’t have any memory about all this. Being you and knowing me, I believe I’d have done worst than this. I remember when we got out of primary school and we went to the high school where mummy still teaches today, where mummy waited for us with her Ford blue car nicknamed Caroline. I was glad to bring on my shoulders your schoolbag as well. That’s what I remember of. And you? You well understand that I always looked at you like at my older sister and my glances were always praiseful. More over our natures so different from each other played an important role. You’re always so determinate (apparently) . Rational but impulsive. I’m reflexive, I’d better say hesitant and ineffectual. This is why it’s normal that I’d have to do the same things you did. That was the only way for me to get something from life. You have been my model. I clearly remember of when you started to register your teenager’s adventures on a secret diary. For me it was enough laying on the carpet in your bedroom looking at you as traced Snoopy’s drawings, or as you wrote that handwriting that you believed was tidy and readable. You’re used to write with good smelling and colored pens, but a nice handwriting in your opinion was that with all “L” and “T” letters bended on the left, looking like chickens with broken neck. So, what else could I do except of writing a secret diary like you? And then… do you remember your dame carnival costume? Oh yes, I demanded to wear that costume as well, as you’re glad to draw a fake beauty spot on my face. Do we want speak about when we jumped on the sofa watching the Tv?
We thought up choreography for “Speedy Gonzales” music, afterwards we danced “Lambada” dance. And do you remember when I personally, engulfed in hysterics, kicked your bedrooms door letting blow up a wooden piece from it? One you convinced me to move my bowels into the bidet; you pretended also to fall in to the WC and I was that one who had to save you; both we played in the kitchen to go shopping (in turn we played the role of the cashier); we climbed kitchen furniture to reach the hidden snacks. Once I was so bad and evil to invent a love story between you and that red-hair guy . I’ve been always cowardly and devious. You’ve been always clear and frank. Always. You’ve always hunted new responsibilities. I’ve always chased them.
But I can’t summarize all my 32 years right now. So let me tell only this story:
I’ve always been a dunce at school. I hated not only math, as you already know, but also write literary compositions. I never got very good marks, on the other hand you’re always a good schoolgirl. Once you won a literary prize with your literary composition and mummy was insomuch enthusiastic as she asked me for going with her to the kitchen the day after in order to do homeworks together removing me from being in front of the Tv so that I couldn’t see my favorite cartoons “Enchanting Creamy” and “Lady oscar”.
Mum never gave up to try to convert me in a good schoolboy like you. She was used to say: “Have you seen how good is she? This is because she reads a lot. She works a lot. You should have to do like her”. As I thought that sucks, she already took your literary composition out saying: “Look. Read it and you can understand how good she can write. You can see how good she uses commas and brackets”. Brackets… they shocked me so much that later on I filled with countless brackets my literary composition at school, as if scattering brackets across my white sheet could make by itself my work better, so that my teacher gave me it back full of red signs. At the bottom she’s written “Why did you write all those brackets?” and I gained a very bad mark. Without any doubt I was very stupid…
I kept in writing my secret diaries, though, and if I read today one among them (the one showing Dylan Dog on the dust jacket) I can ascertain how desperate I was at that time, when you left the first time our little country, being heading for Milano city in order to study at university. You cried on the bus, ignoring that you will have cried five years more because you were used to cry every day before sitting an exam, even though you ever passed your exams with very good marks, because you still were constant, persevering and clever.

From my diary:
“Rossano, 1993/09/29
Dear Diary,
Maria Francesca is heading for Milan together with mum in order to pass test to enter the college. I already miss her, even if she’s coming back within three days. And what do I do when she’ll leave to come back after one year? Mari, I love you so much. So much!”

But before you leaved to Milan, it was me not being at home (I was in Poland with my volley ball team) and you left a handwritten message on my desk. Your message was the following (I still hold it in my diary):

“Rossano 1993/09/12
Ra, when are you coming back home? Here is a pain without you!
Two minutes later:
No, I changed my mind. I’m sorry, actually I only wanted to use your fountain pen (the one I am writing with!) so that trying to change the ink cartridge… that’s just brilliant! You can see by yourself what I’ve done on your desk… I wanted to clean it but faucet does not work anymore.
Ra, tedium is killing me. If you were here we could chat and play with Pc or fight. I don’t even want to wear your t-shirts, and this is for two reasons:
1. I have nobody to fight with in order to win my battle
2. I don’t know where I can go now with your t-shirts!
P.S.
Your pen writes very good!”

You’re always the same! You’re tenderer and tenderer with me. Always ready to defend me, in spite of those aspects of my personality you don’t like at all, I know this.
Nonetheless, I was saying, you’ve taken the place of that latex pill, which you wanted to suffocate me with. And now you want kill me with your love, you turned in to pill yourself, like in the picture here above and I am very glad to make me comfortable on your knees and let you cuddle me.

The juice of all this, dear sister, is that I never doubted you love me. I know you’d welcome me like you already did many years ago, on that January the 6th when we still believed our mum does not fart at all and when I sneaked away in your bedroom to wait together with you for the Old Witch named Befana bringing us sweets and chocolates. This is why I would like to make you sure I unconditionally love you too. We can be close forever if we strongly want it. We can be very close like when our brother Dario was a baby and we let him drop on the ground and spent all the day to think a lot of test up, in order to verify if he got stupid because of both me and you. You know what?, he screwed us over. He’s much more sly than me and you.
Life is unpredictable. It’s unnecessary to keep repeating that it will never happen something as strong as blustering to fuck our brotherhood up. As far as I can be confident about our brotherhood I hope anyway that life will not submit all we three brothers to similar events overwhelming our family we had to be present at during this last period.
In case I’ll do something wrong, something (unconsciously) putting you out, you’ll have to warn me about it. You have to start from the following assumption: I want you’re happy, Chicca, really happy and if I can do something to help you today, tomorrow, at all times you’ll have just ask me for it without any doubt, even though it will be just a freak of you. Just do it, as you already know that


I love you.
Raffaello
(keep voting "Booksharing", my on-line novel!)

8 comments:

Anonymous said...

Leggendo il tuo miglior pezzo di sempre, (credimi Raffaello,mio parere personale !), mi sono commosso... con gli occhi gonfi e bagnati ora sorrido ripensando al povero piccolo Fontanella e ai test post-caduta che dovette subire...è un'immagine che nutre l'Anima quella che hai saputo dare della tua bella famiglia...tutto ciò è meraviglioso, davvero! La mia collega mi fissa attonita dopo avermi chiesto che mi sta succedendo...hehehehe...non riesco a spiegarglielo ora, è più forte di me... deve avere un attimo di pazienza! :o)
Auguro di Cuore tutta la Felicità di questo mondo a Maria Francesca, che ahimè non ho il piacere di conoscere ma della cui storia ora, grazie al suo fratellone, conosco un frammento di emozione...
Grazie Raf...............un abbraccio!
Fabio

Anonymous said...

Ciao Raffaello,
Veramente mi ho sentito emozionata con le lacrime. Ma mi sento bene, perche siete fratelli/amici. Cosi stretti. Hai visto come un film ogni momento della vostra vita. In questo momento penso che non solo Maria Francesca ha cresciuto anche tu. Anche siamo lontanti, siamo vicini con il cuore, si? Raf hai un bel cuore. Anche mi ha emozionato la fotografia. E piena di bellissimi espressioni d´amore Baci!!
(tua nipote "Negrita" ti da anche suoi baci)
Queste parole sono per tua sorella.
Ciao Maria Francesca, (scusa miei sbagli, poverello Raffaello sta abituato di miei orrori. L´italiano non è mi lingua nativa) t´auguro di tutto cuore un bel compleanno ed anche auguri e felicità per tuo matrimonio. Mi piace sentire di tuo fratello che vi volete tanto bene. Questo sentimento d´affetto, mi fa sentire tanto bene e lui lo sa. Siete Meravigliosi. Baci,
Silvia Bruno (Buenos Aires, Argentina)

Madavieč'77 said...

Grazie,
merito della persona che MF è. Ti tocca dentro, come un dito lungo lungo che piano piano si fa spazio fra le costarizze per arrivare ad abbracarti il cuore, eh-eh!
Buon week-end a tutti,
Rf

Domenico Condito said...

Grazie,
è stata la prima lettura di oggi...il primo raggio di sole!!!

Ciao.
Domenico

Madavieč'77 said...

Ciao Domenico, e grazie a te.
Grazie davvero.
Rf

Anonymous said...

Complimenti Rà! Minchia quanti ricordi in queste tue parole . Grazie . E manda un bacio enorme a tua sorella da parte mia . Vi voglio bene .
Ps: A Dario niente saluti , un sj'j mmerita

Anonymous said...

anonimo nu cazz. Sono dodò

Anonymous said...

è passata più d'una settimana, ora riesco finalmente a palare di ciò che ho letto. ma poso dire solo una cosa: sono fortunata.
grazie ello mio.
grazie fabio, silvia, domenico ed un bacione a dodò.
maria francesca