Wednesday, 27 May 2009

Tempus edax rerum?

Finalmente a casa.
Scrivo dal MIO letto, dalla MIA stanza. Se mi affaccio da qui scorgo le colline e quindi parte del centro storico. Se faccio due passi nella direzione opposta, nord-ovest, mi affaccio dalla terrazza gremita di layland, gerani, gerbere, gelsomini, un fico d’india e rose di vari colori per vedere la costa dritta, il mare nero di notte, uno spicchio generoso di luna - in lontananza l’insenatura illuminata del golfo di Sibari e più a ovest le cime spettinate del Pollino.
Dopo 13 ore di pullman e senza aver riposato un attimo tutt’oggi, finalmente le mie caviglie, che ora somigliano di più a due paline di un semaforo, trovano sollievo. È molto calda questa notte – come credo nel resto d’Italia – per questo il vetro basculante in camera rimarrà aperto. Ci sono ancora ragazzi che giocano al pallone sotto casa. Sento le grida tipiche come: “Giuvà, va vinna banane a ru mare!”, “Luvì, ma sì pobbio na piscia salata!”, “Luvì – sempre quello di prima – mera ca sì pure brutt’… Sì pobbio na Gargamella!”. Mi sa che questo Luigi gioca davvero male…
I cani randagi marciano fila nei pressi dei cassonetti. La raccolta differenziata facilita la loro sopravvivvenza.
Non so a che ora sarò in piedi domani, ma i rumori della notte rossanese, di contrada Donnanna, mi mancavano.
Il MIO letto. L’unico fatto su misura. Apposta per me. Forse il prossimo manufatto su misura in cui potrò stendermi senza essere costretto a dormire coi piedi penzolanti oppure la testa di traverso, premuta contro la testiera, sarà la bara. Chissà.
E' che su questo letto ho consumato le mie prime esperienze amorose, "toccacciamenti" adolescenziali, sì, ma sempre in questa stanza, e nella stanzetta degli ospiti a fianco, e nel bagno adiacente e sulla terrazza di cui sopra ho fatto l'amore con... una parte del mio passato, quella parte che, per ironia della sorte, è tornata a bussarmi giusto in questi ultimi giorni e, se anche mi sembra di avere le idee chiare, un po' - è il caso di dirlo - la bussola me l'ha fatta perdere.

Vic, è in parte vero ciò che scrivi nel tuo commento. Eppure non esiste mai un’affermazione che non possa essere parzialmente e seriamente smentita, contraddetta.
Prima o poi…
Se da una parte mi viene in mente S. Sulpicio che in "Cicerone" ha scritto che “non v’è dolore – perché al dolore in relazione al tempo faccio riferimento in questo momento. No, non fisico di certo – che la lontananza del tempo non attenui e addolcisca” , dall’altra mi balza alla memoria un pensiero di Lucano che avevo registrato su un quadernetto durante gli anni del liceo – mi era già ben chiaro il mio problema con il tempo – che dice: “Il tempo ha bisogno di chi lo domini”. Tocca quindi a noi farne buon uso e volgerlo in nostro favore.
Ciò mi ha fatto pensare che forse - sì, nel mio caso è così - non è il passato a tornare di continuo a bussare alla mia porta. È che non l’ha mai lasciata la mia magione, questa mia desolata stamberga cadente. Non è che il passato in determinati suoi aspetti ritorni da me ingigantito, o più cattivo, o chessò io cos’altro. No. È solo che, seguendo il consiglio di Cicerone, ancora oggi voglio convincermi che il trascorrere del tempo, il vorticare delle lancette sull’orologio e lo strappare via i mesi dal calendario siano sufficienti per dimenticare. Si è scritto tanto sul tempo ed è certo ormai che i sentimenti, ciò che ci portiamo dentro, al contrario di tutto il resto non rispondono a questa categoria. Vic, tu dirai: "Ma chi t'aveva chiesto niente?". Lo so, ho solo preso spunto, tranquillo.

Ecco perché la mia stanza sembra non subire il fascino dell’età! E' sentimento puro, e qui tutto sembra rimanere immobile. Anche quando tira il ponente (e pure l’erba è malamente), anche si mina ra tramontana (e tutt’e fimmine su’ puttane).
È una riflessione banale, lo so. Prendetela per quello che è: figlia della mezzanotte e mezzo passata, della canicola simil-estiva e delle alici e polpi arrostiti – e va bene, anche un pezzetto di parmigiana – che dovevo mandar giù forse da appunto un po' di… tempo.
Buna notte a tutti.

9 comments:

vic said...

Il tempo secondo me aiuta a curare antiche ferite se queste sono ormai chiuse. Le cicatrizza e ci sedimenta sopra nuovi strati di pelle, così che dopo un po' solo a te o a un occhio attento sarà possibile scorgere quel vecchio taglio. Se la ferita è ancora aperta, se sanguina o in qualche modo non è del tutto rimarginata, allora il tempo non conta: non è mai inizato a trascorrere. In questo senso il "problema" ti si ripresenta, o forse non è mai andato via del tutto. Non so, è che in un paio di occasioni mi è capitato di intuire sulla mia pelle che per andare avanti serenamente e in pace con me stesso era necessario sitemare delle situazioni che avevo lasiato in sospeso, o che avevo chiuso male. Siccome sono un po' "sensitivo" forse intuisco intorno a cosa ti stai arrovellando, e chissà che non sia l'occasione per arrivare a conoscerti un po' meglio? Non avere paura..
In ogni caso (e qui viene fuori la mia parte chimico-razionale):
1)goditi questi giorni e strafocati di latte di mandorla e alici fritte (alla faccia mia!)
2)su misura ti puoi fare costruire anche un'àmaca, una sedia a dondolo, un monopattino..mica solo una bara, minchia!! ;-)
3)fai il pieno di aria buona e ricaricati..ma poi TORNAAA..eheh
ciao ciao
v.

"Senza segreti
senza bugie
senza parole
te lo direi
che al mondo esiste un posto
dove rinchiuderci a giocare
a ridere del mondo
che non ride mai
e dove esiste un posto
pieno di aria e di canzoni
da respirarci dentro
per non fermarsi mai"

Anonymous said...

A Vic: le tue sono sagge parole ! In materia trovo che tu abbia una visione davvero chiara, cosapevole e raffinata di questo nostro complicato mondo interiore... Le "cose" lasciate in sospeso ci rimangono inevitabilmente addosso, ci entrano nel sangue e, come un virus nel nostro DNA, ti sfruttano, ti logorano... non occorre ripetere/ripetersi continuamente di essersele lasciate alle spalle.. non è così, non lo può essere, se non prima aver fatto vera chiarezza dentro di noi e con coloro che riteniamo essere motivo dei nostri tormenti...
Io sto vivendo... :o)
Vic, un dubbio: sei sicuro di fare solamente il professore di chimica?
Cmq, grazie...

A Rf: dai retta a Vic, goditi fino in fondo la Rossano e la tua famiglia e vedi di rendere assolutamente unico, speciale e importante quello che sarà il ricordo dei giorni che hai appena iniziato a vivere!
Per il resto, c'è un TEMPO diverso (ma non meno importante) che ti permetterà, se vorrai, di affrontare meglio un passato che è ancora presente...
Un abbraccio stretto,
Fabio

Anonymous said...

ops...rileggevo (non avendolo fatto preventivamente)...non ho un futuro da scrittore, questo è chiaro!!!Hehehhe! Scusate gli errori di concordanza... :O), Fabio

Madavieč'77 said...

Hola raga,
thanks 4 your support as usual.
Ricordate bene che il sottotitolo del blog è sempre: "fra realtà e fantasia"!
Qui me la sto godendo alla grande. Contribuisco anche ai preparativi delle bomboniere, il che significa un confetto/secondo... Aaaaargh!
Baci a tutti e ancora grazie,
Rf

Anonymous said...

Ciao Raffaello,
penso che tutte queste opinioni ha un solo destino, tutti ti vogliamo bene. ECCO!!
A Fabio -che non conosco- non lamentare di tuoi errori. Io sono una bestia. Io ho orrori, Poverello Raffaello gia si ha abituato.
Mi sono emozionata quando hai scrito "raga", un amico giudeo sempre chiamava cosi al mio padre.
Scusa, adesso scrivi come il cantante Prince? numeri+parole? Confetti sempre hanno d´essere 3 o 5, non so che significa, ma mi piace le mandorle. Ricordo che in un viagio ho buttato confetti e monete. Raff, non buttare biglietti di 500 EUR.
Ah mi sono sbagliata, il libro è "El amor en los tiempos del cólera" e non quello che ti ho detto l´autore Gabriel Garcia Marquez. È BELLISSIMOOOO!!!!
Baci di tua "nipotina" Negrita, ma al suo stilo. BACI, Silvia Bruno -Buenos Aires/Argentina-
un bacio a mia Calabria Ouvest di questa figlia di gesuinaro e santafilisa (Gesuiti -San Vincenzo La Costa- e San Fili)

Madavieč'77 said...

Ciao Sirviuzza,
un saludo a la mi sobrina!
Oye, sabes que Fabio habla muy bien el tu mismo idioma (espanol)?
Ma si esciuta paccia ca' vaju jettu 500 euri?? A l'avìri 500 euri e'jettari!!
Sciù sciù a ru'mare... senta a chissa ddocu.
Saludos y besitos,
Rf

Anonymous said...

Ciao Raff,

non sono una sperta in Calabrese, ma che significa "Sciù sciù a ru'mare... senta a chissa ddocu." "El amor en los tiempos del cólera" scrito anche da Gabriel Garcia Marquez. Si puoi leggere Mario Benedetti, Jorge Amado, Mario Vargas LLosa, Pablo Neruda. Loro libri sono belli.
Sai cosa si butta in Argentina a gli sposi? Riso. Si, siamo poveri. Ma non si spezza la testa con i confetti e le monete,
Saludos y besitos
Silviuzza

Anonymous said...

Anche qui si butta il riso!
Oggi ne ho lavati 3 kg e 1/2... dicono che se no gli abiti degli uomini si macchiano. Adesso vado ad asciugare il riso e poi di nuovo via...
besitos,
Rf

Anonymous said...

Proporrei in alternativa delicati petali di rosa bianca...sai che chic?!!! Forse però soluzione più adatta per un matrimonio ai piedi della Madonnina! :o) Hehehe.. immagino che in Calabbbbbria la volgar tradizione sia radicata nelle viscere e che non ci si possa permettere di tradirla...e a me personalmente piace di più così, a costo di rovinarmi ( in quanto UOMO ) l'abito...s'è cotto il riso al Sol di Rossano????
Besitos, anche a Sirviuzza ;0)