Sunday, 28 June 2009

Ci vuole la giusta faccia.

(Foto sopra del mio amico, l'Ing. Arlunno R.)

Altro che “Mucca”, altro che “Assassina” e Gayvillages vari. Il fine settimana è stato segnato dall’immancabile ritrovamento degli amici romani. È stato bellissimo rivedere ancora la mia amica Francesca M. e la sua bellissima e superintelligente, quattrenne Binta. Francesca - una delle persone che stimo di più in questa vita. Non voglio soffermarmi oltre su di lei, onde evitare di commuovermi.
Ho rivisto Luca, dopo cinque o sei anni. Altrettanto tempo abbiamo vissuto nella stessa casa durante il periodo universitario. Insieme con la sua ragazza, sua sorella e la mia geniale ospite, Memix, abbiamo trascorso una piacevole serata nel quartiere San Lorenzo. Dopo aver appositamente glissato un “pub”, oserei dire uno di quei tipici pub irlandesi da cui provengono musiche come “Cicale” di H. Parisi, e in cui io e Claudia eravamo sicuri di trascorrere il resto della notte ballando ataviche coreografie nel ricordo dei primi Brian & Garrison, siamo finiti appollaiati intorno a un trespolo traballante causa sampietrini, a bere “Negroni sbagliati”, acque toniche e simili.
Ci vuole la giusta faccia - come la nostra appunto - specialmente nel quartiere San Lorenzo, per attirare nigeriani, cinesi e pakistani che cercano di appiopparti gli oggetti più disparati e soprattutto indispensabili, come: la sfera che cambia colore, il simpatico orsetto ballerino per i bambini dagli ottantacinque anni in su, marchiato “CE” – che sta per China Export - che quando meno te lo aspetti potrebbe esplodere, o semplicemente prendere fuoco o anche lanciare lame rotanti. Ma l’accessorio più bello, che ci ha conquistato e a cui non abbiamo potuto resistere, obbligando Memix a comprarlo è la “Corona Cambia Colore”. Si tratta di un ammasso misto “landia” – leggi: latta – a forma di coroncina modello “Barbie principessa bagascia lapislapsulo”, ma con in più un geniale interruttore che, quando la indossi, preme direttamente “contro i sensi” – devo ricordarmi di dire a Memix di sottoporlo a un test per verificarne l’emissione radioattiva – e con il quale si comanda l’alternanza della luce colorata (viola-blu-verde) che s’irradia fino a mutare anche uno spettacolare pinnacolo plasticoso che svetta dritto dal centro del diadema stesso.
È con la magica corona in capo che Memy – aveva bevuto un po’? - ha sfidato la sorte avvicinando un vigile urbano alle 2.30 per chiedere – fra risa mal celate – come si raggiungesse non so quale via. Scampata all’arresto e arrivati a casa, davanti alla porta dell’ascensore–trappola abbiamo incrociato un ragazzo che poi abbiamo scoperto essere quello della porta accanto e ch’era di ritorno, evidentemente, da una serata non altrettanto divertente, dato che ha lanciato uno sguardo in tralice alla mia amica-regina, la quale, avvertendo un lieve imbarazzo, ha sentito il bisogno di giustificarsi esordendo con una risata e un «No, scusa, è che mi hanno appena incoronato» indicando il feticcio incastrato fra i ricci. «Ma figurati, tutti abbiamo diritto a essere incoronati» fa quello, fra il serio e il dubbioso. A quel punto sono intervenuto specificando: «Sì, però quello di lei è un diritto di nascita!». Dopo aver riso ancora senza motivo, e aver invocato l’apparizione di “Padre Maronno” e dell’ “Uomo che usciva la gente” direttamente dai film di Maccio Capotondo, fiatando odori misto sfogliatelle-cuscus-profiterol ingeriti dalla mattina, ognuno ha varcato la propria soglia per godere del famoso sonno dei giusti…
Sebbene a distanza di pochi mesi la Capitale mi sia apparsa ancora più confusa e sporca, al punto da farti pensare appena sceso dal treno: “Peccato!”; nonostante il treno stesso – NON PRENDETE IL FRECCIAROSSA!! È una bufala, sempre più è simile al vecchio Eurostar, ferma a Bologna e Firenze, accumulando possibilmente almeno 25 minuti di ritardo, con l’unica differenza che il biglietto ora costa il doppio; nonostante ciò: Grazie Roma, grazie ragazzi per questo simpatico break. Ben trovata, Milano.

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