Thursday, 11 June 2009

Dateci passione. Ancora, ancora... e ancora.


Oggi si conclude a Milano il festival MIX, Festival del Cinema GLBT che, come ogni anno, ha registrato il pienone. Sono felice. Forse meglio del Pride, chissà. Al Pride non sono ancora stato.
Quest’anno non ho visto tutti i film – appena tre e, mi dispiace dirlo, l’organizzazione ha lasciato un po’ a desiderare rispetto agli anni precedenti.
La qualità dei film s’è mantenuta costante però, e questa è già una buona cosa.
Chissà che davvero, come ipotizzavano ieri i responsabili del Festival durante la premiazione, qualcuna fra Sky TV, Mediaset e… RAI (?) non deciderà di comprare i diritti di quei film proiettati e originariamente, appositamente pensati per la TV, così che tutta l’Italia possa goderne un domani non molto lontano.
Ché sennò uno che deve fare? Li deve scaricare da internet, dato che in videoteca non si trovano? E così poi ti arrestano. E magari uno che come me non è capace – o fortunato? – si ritrova il PC pieno di pornazzi che poi, dopo che ha aspettato giorni e giorni che finisse di scaricare, vuoi che non li veda nemmeno prima di cancellarli e di ricominciare la ricerca? Tse-e-e-e! Io me sto a fa’ una cultura sul leather/fetish/etc… che che te lo racconto a fare!

Detto questo, ieri, di rientro dallo Strehler pensavo a quanto segue. È una riflessione generata e sospinta dalla visione dei film in lingua originale.
Pensavo: a me ‘sta cosa dello “I love you” non mi va proprio giù, anche se penso che forse non è del tutto sbagliata.
Mi dà ai nervi perché, mi dico, come può essere che uno riesca sempre a distinguere quando gli si vuol dire soltanto “ti voglio bene” piuttosto che “Ti amo”? Siamo noi che leggiamo un’abissale differenza di significato fra i due modi di dire, oppure sono davvero equivalenti? O forse sono i popoli che come gli inglesi usano quest’unica formula a essere avanti? Anche i russi, ad esempio, dicono “Ja tebja ljublju” per significare entrambe le cose. Anzi, la mia collega Julja dice che “ti voglio bene” non esiste proprio. «E a un bambino cosa dite per fargli capire che gli volete bene?». «Non ci è, ho detto!» m’ha risposto con il suo savoir-faire (cazzo!, aggiungo io).
Uno potrebbe replicere: “Lo capisci dal contesto”. Secondo me invece no. Non sempre. E si possono verificare imbarazzanti fraintendimenti nella vita di tutti i giorni.
Come dicevo sopra però, a pensarci bene potrebbe anche darsi che gli altri popoli siano avanti, nel senso che esprimendosi in questo modo mettono le mani avanti, nel senso che sono più sinceri… o semplicemente disincantati?
“I love you, dear”, come a dire: “Guarda che ti voglio bene in via definitiva. Ossia un bene tale che oggi ti chiedo di sposarmi, di trascorrere il resto della vita insieme, MA… ma sapendo già che in futuro questo bene non sarà più uguale nell’intensità. MA… ma comunque non potrò non volerti più bene, come alla mia migliore amica, come a mia sorella, come a qualsiasi altra persona io non potrò mai cancellare dalla mia vita. Per questo ti dico 'ti voglio bene', e non 'ti amo'”.
O forse “I love you” vuol dire sempre e solo “ti amo” davvero?

E poi, ecco che fra un “ti amo” e l’altro s’è alzato il vento, un po’ di nebbia. Una vecchina mi s’è accostata. Non l'avevo mica riconosciuta! Be', che mi ha caricato sulla scopa volante portandomi in alto, fra le nubi fresche della notte. Abbiamo sfiorato la luna e poi mi ha lasciato davanti al portone di casa, mentre quei ragazzi peruviani e messicani che di solito si prendono simpaticamente a colpi di bottiglia e a sputi ci guardavano di traverso. Forse era la scopa a confonderli, ho pensato.
Insomma che, dopo aver guardato in faccia ‘sti tipi, dopo essermi guardato riflesso nel portone mi sono detto:
o tutto, o niente. O si cammina fra la folla, in un bagno di gente, ma nascosti e isolati, con le cuffie dell’I-Pod alle orecchie. Oppure si balla sul cubo e si scrive sui blog per staccarsi. Soli, eppure al centro del mondo in entrambi i casi. Egoisti con la pretesa di avere qualcosa da donare. In realtà – solo voglia di avere. Di ricevere. Prendere. Pretendere.
Quante migliaia di I-Pod vendute? Quanti blog da leggere ogni giorno? Si desidera il contatto, si ha paura del contatto. Quando il contatto è stabilito, lo stesso è deriso. Con un libro in grembo, in métro o sul bus. O con carta e penna. O una nuotata in piscina.
Nonna Maria ripeteva sempre che “ogni testa è un mondo”. Ma credo lo ripetesse più per abitudine che altro. Non per necessità. Non più. È solo che prima – muti! Muti si doveva stare, e quindi veniva di più la voglia di parlare, e se si riusciva a parlare, a dire la propria, allora sì che si era ascoltati. La differenza era cercata, voluta davvero dall’altro, e anche da noi.
Oggi si blatera e, giustamente, nessuno vuol ascoltare più se non i propri concioni, o quelli di chi non si allontana da lui, di chi supporta e si conforma. Certo non quelli delle mosche bianche-pecore nere che userebbero volentieri la forza necessaria a condurre la folla. Condurla un po’ ovunque. Isolati. Isolani - tanti "Io" indifferenti alla spuma delle onde di gente intorno.
Passione.
Ciò che vogliamo – un abbraccio.
P.s.
Дорогая «Козюля», я только играю! Не оскорбляйся, окей?

4 comments:

vic said...

Commento in tre parti.
Prima parte: la prof Rosaria Rossi era una donna emiliana tonda tonda e con i capelli bianchi, dall'accento parmense marcatissimo. Un giorno in classe al liceo ci disse una cosa che a me restò tatuata nel cervello. "Ti voglio bene" è più forte che "ti amo". Perchè "ti amo" significa io-amo-te, è un sentimento che parte da te e basta, quasi egoistico, che non coivolge l'altro al 100%. "Ti voglio bene" invece è io-voglio-il-TUO-bene, e quindi è qualcosa che parte da te ma riguarda l'altro: è un sentimento più altruistico, dove ciò che conta è più la felicità dell'altro che non la propria. Forse aveva ragione..chissà..

Seconda parte: è vero.Blog, I-pod. Cerchiamo il contatto, ne abbiamo tutti tanto bisogno quanto paura. Dondoliamo su un'altalena continua tra diffidenza e fiducia, tra paura e speranza. E infatti la schizzofrenia emotiva è sempre più diffusa.

Terza parte: mentre tu eri lì allo Streler io (ri)guardavo dopo anni Saturno Contro, apprezzandolo più della prima volta che l'ho visto:
"Dammi passione
anche se il mondo
non ci vuole bene
anche se siamo
stretti da catene
e carne da crocifissione"

Madavieč'77 said...

Bello che è Saturno Contro! Io ho il DVD, tiè!
Comunque non mi convince la tua prof perché come il "ti amo" (io amo te) così il "ti voglio bene" (io volgio bene a te, non ti auguro ogni bene) = io > te, sempre, e mi sembra meno egoistico del desiderio di essere amati, no...?
Rf

Anonymous said...

Ciao;
In inglese anche è usata per salutare finale di una lettera, mail. Anche in spagnolo si puo usare "te estimo" (ho affetto con te). Ma anche estimo, (estimar) s´usa per fare percentuali (matematica).
Una volta mi ha detto "sai, io ti amo al modo mio, e questo sentimento è sincero" Ho detto "non capisco" quello ripeto "io ti amo al....." (Ancora non ho capito quello che mi ha detto) Beh! Ma penso che "parlano" più l´espressioni che le parole. Un sguardo, una carezza, un bacio, gesti. (Mi raccomando un film un puo vecchio "Falling in love" (Robert de Niro e Merryl Strip).
E bello essere amati, ma anche penso che e più bello dare tutto nostro amore senza essere "taccagno" -pircchio-. L´amore che si dimostra penso che arriva più.
Raff, non ho capito che cosa hai scrito in russo. (domani vado a votare)
Vi auguro un bel fine di settimana
Silvia

Anonymous said...

Ciao
Si vede che ancora non funziona mio PC, e divento un puo nervoso.
La parola che si usa in inglese è LOVE per saluto finale di una lettera, mail. Spero che mi agiustano subito questo computer, cade continuamente la linea.
Baci Silvia