Thursday, 25 June 2009

J'ho ffatta! (I've got it!).


Ricordo quando nel 2002 mi recai in segreteria studenti a La Sapienza per depositare il file della mia tesi di laurea. Per cercare di trascorrere piacevolmente l’attesa come al solito - quantomeno – millenaria e per cercare di far finta di non morire d’asfissia dato che non c’erano finestre né aria condizionata e la puzza di cristiani pesava anche sulla mia capoccia a 197 cm di altitudine, iniziai a discorrere con una simpatica ragazza della fila di fianco alla mia.
Mi raccontò ch’era lì per ritirare il diploma di laurea originale, ché erano tre anni che s’era laureata e ancora non aveva idea di come fosse fatto. Purtroppo il lavoro non le aveva permesso di sbrigare quest’ambasciata prima d’allora.
Ricordo chiaramente che, per quanto simpatica, ritenni che la tipa era da considerarsi una scioperata. “Come si fa a non venire a ritirare il diploma di laurea e lasciar passare addirittura tre anni?”. Scrollai il capo, incredulo.
Shame on me!

Esattamente dopo sette anni, dico sette (7), il qui presente, Rf lo scrivente è riuscito finalmente a ritirare il proprio, di diploma.
Se la tizia di cui sopra era da considerarsi una scioperata per averne fatti passare solo tre, come potrei definirmi io oggi?
Disorganizzato, ignavo? E sia, anche un po’ impegnato, dato che vivo da sette anni a 585 km di distanza dalla segreteria universitaria in questione che non è aperta il sabato, e che assolutamente non può inviarti tutto a mezzo corriere espresso in porto assegnato ché se no gli si seccano le mani a tutti loro, impiegati; oppure, peggio ancora, qualcun altro potrebbe intercettare la busta a me destinata, rubare la laurea e magari usarla chissà per quale subdolo scopo, tipo farsi assumere al mio posto in un’azienda di spedizioni internazionali concorrente di quella per cui lavoro oggi. O chissà: qualcuno potrebbe addirittura decidere di tenerla per sé, incorniciandola e appendendola nel proprio studiolo.

È una questione di soddisfazione. Non dico che mi servirà – in sette anni e passa di carriera e colloqui vari mai nessuno mi ha chiesto di dare un’occhiata al Supremo Pezzo di Carta -, ma volevo almeno vedere com’è fatto un diploma di laurea originale, vi pare? Leggere la firma del Chiar.mo Rettore (sarà ancora vivo?). Lasciatemi dire che ha un suo fascino. Anzi è davvero bellissimo: tutto colorato; c’è un po’ di verdolino, di celeste e perfino un po’ di lilla - ch’è tanto di moda quest'anno!
A dire il vero avevo paura che non sarebbero riusciti a trovarlo, ‘sto diploma, in quanto la mia amica – non a caso definita “la Regina delle lingue” – mi aveva detto che dopo sette anni questi vengono distrutti. Invece quando sono arrivato allo sportello, alle 14.15, il caro inserviente mi ha giusto voltato le spalle due secondi – ho scorto tre scatoloni, ognuno segnato con un anno accademico diverso – me lo ha incartato e consegnato, commentando: «Ahò, se aspettavi nartro po’ so vennevamo!».

Be’, non l’avrei mai detto – altrimenti l’avrei ritirato nel 2003 -, ma stringere la laurea fra le mani mi ha recato una certa emozione.
Sì-ì-ì! Sono riuscito a ritirarla!
Lo so, il tempismo non è la mia caratteristica principale e infatti spesso ne pago il fio. In tutti i campi e sempre andando contro i miei stessi interessi. Un po’ per il fatto che sono proprio bambascione, un po’ perché sono pigro, un po’ è proprio che… sono così punto.
Mentre lo srotolavo mi passavano per la mente tutte le serate trascorse con le mie amiche Alessia, Francesca, Agnese a studiare le sudate carte: dalla letteratura russa a quella tedesca, dalla filologia slava alla glottologia e glottodidattica, fino alla psicologia dello sviluppo, etc…
M’è tornata in mente la fantastica cena al “Consolato d’Abruzzo” di cui conservo ancora il menù. Quant’ho magnato quella sera… e naturalmente quant’ho bevuto, fiji miei!!

Quindi, mi sono detto, bisogna festeggiare di nuovo. Ed ecco che vi scrivo già in preda ai fumi dell’alcol – sono le 21.20 e abbiamo bevuto solo mezzo litro di birra a testa, a stomaco vuoto, in attesa che una delle nostre famigerate pizze di legno s’indurisse in forno.
E adesso sono in attesa di mia Sorella Guinness - quella scura adottata in Irlanda. Fra poco rivedrò il mio caro amico Luca, coinquilino per sei anni. Tutti e tre – la mia amica e ospite Memy non può mancare – andremo al giro. Magari a rimorchiare? ...Magari!

È brava la mia Memy. Quando vengo qui mi porta a spasso, come ogni buona padroncina farebbe con il proprio cagnolino in calore.

Milano, se rivedemo fra tre giorni!

P.S.
A proposito di tempismo (anzi, mancanza di tempismo): caro ragazzo nero che somigli a Andrew Howe e che mi hai conosciuto settimana scorsa al Lelefant e di cui non ricordo il nome e a cui non ho avuto la prontezza di chiedere il numero, se mi leggi (per favore) scrivimi dove posso ritrovarti!

2 comments:

Anonymous said...

Ciao Raffaello,
Somos latinos, somos así. Por más que lo intentemos, nunca vamos a cambiar.
besos, Buen fin de semana.
Cuando fui a Italia y pasé por Roma, conocí un Monasterio de "Capuccini". Los artefactos de luz (Lampadari) estaban efectuados con huesos de los monjes. Me imagino que lo conocés, no?
Silvia

Madavieč'77 said...

Besitos, Silvia. Hoy he encontrado San Fili en G. Gissing, On Ionion Sea!

Rf