Friday, 19 June 2009

Booh!

Oddiomio, davvero non ce la faccio più!
Ci sono periodi come questi, in cui si concentra il lavoro di tutti e tutti corrono tutti sembrano nati ieri e tutti sono già stressati tutto è urgente tutti vogliono e bevono il caffè ché ce la dobbiamo fare entro le scadenze prefissate o ché sennò perdiamo l’imbarco oppure incorriamo in costi extra per il termine di validità dei permessi dei trasporti eccezionali che… che… A-a-a-rgh!!
No, non è sufficiente tutto ciò, non lo è affatto per rendere il clima di lavoro teso.
A cosa mi riferisco? A me. Mi riferisco al mostro che semina il terrore in ufficio. A me che, se solo non avessi dato retta a chi mi ha detto che era inutile farmi accorciare perché, se anche fosse stato possibile operarmi alle gambe, sarei rimasto sproporzionato, vale a dire con le braccia lunghe fino ai piedi.

“In che senso ‘seminare il terrore in ufficio’?” vi starete domandando.
Eh già… Io spesso non ci penso, perché davvero avrei potuto recitare come protagonista in quel film della Disney “Quattro bassotti per un danese” – e per protagonista intendo certamente il cane danese, quello che camminava tutto acquattato perché credeva di essere anche lui bassotto. Ma provate a immaginare:
lo stress e la fretta che vi fanno correre avanti e indietro da una stanza all’altra, siete presi da mille pensieri e scartoffie e quando girate l’angolo, oppure aprite una porta ecco che… BO-OH!! Vi ritrovate di fronte un ammasso di carne di quasi due metri di altezza, gli occhiali da cecato come quelli che indossava nei suoi sketch la Marchesini del trio Marchesini-Lopez-Solenghi, un occhio purulento e iniettato di sangue per la congiuntivite, sorriso torto e imbarazzato… Che fate se non gridare dallo spavento?

Capite bene che in ufficio da me è un continuo gridare. Più che un ufficio sembra una casa dell’orrore del luna park.
Non faccio altro che spaventare le mie colleghe. Almeno lo facessi apposta, ci prenderei anche gusto, me la riderei, capito? Invece no. Da bravo coglione quale sono che faccio? Quelle gridano e io grido loro dietro, spaventato a mia volta appunto dalle loro urla strazianti.

Il fatto è che tutto ciò spesso capita anche in casa, con i miei parenti. Forse l’avevo già raccontato in passato, e questo è davvero deprimente. Vuol dire che non ci si abitua a me… Uff! BO-OH! Sono io, il mostro… E adesso: correte!!

4 comments:

vic said...

Vedo che la trasformazione in Milanese-currens sta procedendo a passi spediti! :-) Ci sono pure i primi tratti di isteria da stess..

Anonymous said...

Bienvenido! Sai Raf, anch'io per un attimo della mia vita, qualche anno fa oramai, ho creduto che tutto ciò non mi sarebbe mai appartenuto!?! Invece....travolto dalla frenesia oggi mi dispero, a momenti!Dai monti, sbarbatello e ancor innocente, arrivai nella già caotica Milano e nei primi anni mi sembrò di trovarmi protetto da un guscio trasparente che mi permetteva di vivere con il giusto distacco tutto ciò che accadesse attorno a me...Da dentro osservavo, mi stupivo e sorridevo... anche di fronte alle peggiori complicazioni del mio vissuto..dicevano di ammirare la mia indole così pacata e tranquilla: io capivo solo a metà! Oggi non è più così, oggi accuso il martellamento acuto a cui tutti i giorni e ovunque ( casa,famiglia, lavoro, università...)il mio sistema nervoso è più o meno consciamente sottoposto!
Ti capisco, eccome...mi raccomando non uccidere per nevrosi, non ne vale la pena! :o)
E io prometto che un giorno non lontano farò di tutto per ritrovare la mia cara vecchia innata indole!

Ma l'occhietto non è ancora guarito?

Bacio, Fabio

Madavieč'77 said...

Non è lo stress che mi spaventa, e lo stress non spaventa i miei colleghi. Sono io a spaventare loro... =(
Rf

Anonymous said...

Ciao Raff, e poi lo stress di Decembre. Questa è la vita del freight forward. Ogni spedizione è como l´Advertisement di sigaretti CAMEL. Ogni spedizione, un´aventura.
Ciao, ciao
Silvia