Monday, 6 July 2009

«Addio Mini Pony... finalmente!»

Uno splendido fine settimana. Parlo del sabato e della domenica appena trascorsi in compagnia del prof, Vic, presso la dimora e i luoghi del nostro generoso ospite Fabio – li conoscete entrambi per i commenti che ogni tanto azzardano su questo blog.
Procedendo secondo un climax decrescente di gioie, piaceri appagati, atavici sentimenti di vendetta soddisfatti vi racconto che ho finalmente conosciuto dal vivo la terra dei camuni. Gli stessi ospiti di cui sopra - Fabio stesso - sono veri e propri eredi di quelle popolazioni, dei Καμοῦνοι di cui di cui tradussi la prima volta al ginnasio quando, avvolto dal manto della mia crassa ignoranza, mi chiesi: «E mo chi cazzo sono questi?». Insomma, il vero titolo del post dovrebbe essere “Un terruncello in Val Camonica”. In primis ho compiaciuto in silenzio un’emozione non da poco, riconoscendo con gioia la sopravvivenza della cultura dell’ospitalità, del sentimento mirato alla vita comunitaria di culture diverse. Tanto diversi eppure tanto simili, noi terroni e voi camuni. Ancora, dopo 19 secoli dall’annessione a Roma, ho avuto l’impressione di respirare l’autonomia, o forse meglio dire l’autosufficienza - nemmeno troppo ostentata – di questa gente del nord. La stessa con cui negli anni Novanta ha iniziato a “giocare” furbamente l’On. Bossi. Ecco però che nulla di bossiano mi ha urticato fra le mura della versione moderna del borgo di «Hart Thon» (Artogne), dove la comunità camuna che ho conosciuto ha sfoggiato involontariamente - per questo motivo è tanto più apprezzabile – la propria intelligenza e abilità, per esempio, nell’integrare senza discriminazione di sorta individui esteuropei, nel dispensare la propria ospitalità a un terrone come me – e anche a te, caro il mio prof che leggi! Tanto tu siculo sei, che ti penzavi?
Caro Fabio, ho avuto l’impressione di aver riconosciuto in te una persona che è degno anello di una catena più estesa, fatta di carne e animo. È stato piacevole conoscere la tua famiglia e i tuoi amici che hanno dato prova di educazione e sensibilità civile – nel senso di “urbano” e “gentile” - multiculturale e multietnica, cosa che mi colpisce sopra tutto ogni volta che vengo in contatto con abitanti di terre che non conoscevo prima.
In fondo noi terroni e voi camuni siamo passati tutti sotto la grande mano civile romana (i nomi dei nostri paesi lo ricordano: Roscianum / Hart Thon) e, pur mantenendo rispettivamente un che di arabo e di etrusco, alla fine siamo uguali. Tutti e tre noi trentenni del 2009 (io, tu e il prof) siamo allo stesso modo prodotto di un’annessione tardiva al Regno d’Italia, tutti e tre noi – tramite i nostri arcavoli – siamo passati fra le mani dei francesi. Tutti e tre noi, tramite loro – e c’è andata di culo – siamo passati per gli orrori della guerra. Che emozione risalire il percorso montanaro che mi hai detto essere probabilmente appunto un percorso di guerra. Quante cose si dimenticano troppo facilmente. Ti viene da pensare a quanto è facile lasciar scorrere via il male che deriva dalla volontà di far valere le proprie differenze dall’altro quale prova di propria sedicente superiorità, vi pare? Voi, dopo la Pax Veneta, vi siete dati al commercio del ferro e alla sua lavorazione – ci ripensavo osservando le sculture del fratello di Alessandro: vedi che la storia si ripete? – e all’alpeggio, noi ci siamo dati al commercio dei tessuti e all’allevamento delle capre. Che differenza c’è “alla fine della fiera”? I nostri paesaggi sono molto diversi, così le abitudini. O forse nemmeno tanto se alla fine pensi che ci siamo ritrovati a bere con la stessa passione lo stesso vino, allo stesso tavolo, ridendo delle stesse cazzate. Non siamo poi così diversi se probabilmente, da voi, i giovani quando sentono la parola “Adamello” pensano a un centro commerciale dove trascorrere la domenica, piuttosto che a un massiccio montuoso; infatti da me se dici “Piana di Sibari” molti giovani pensano ai laghi e alle spiagge e ai campeggi estivi, piuttosto che a una città magnogreca, a una pianura che è la più grande di tutta la Calabria!
Che bella la vostra montagna, così diversa dal mio Pollino. Che “bello” vedere tutta quella gente che si divertiva ad arrampicarsi come stambecchi; bello vederci superati e umiliati da quel papà con figlio in spalla che sembrava salire e scendere una scala mobile del supermercato invece che una parete rocciosa e scivolosa per via di tutte quelle romantiche cascatelle; umiliati dal vecchietto zoppo col bastone… insomma: mancava solo un non vedente col cane a superarci, mentre io e il prof – scusa Vic se ti metto in mezzo – sembravamo - eravamo - due impediti; cioè mentre io sudavo un liquido giallo simile alla nicotina che custodisco gelosamente nei polmoni. Faceva tutto molto “Bare back Mountain”, ve ne do credito.
Che bello aver conosciuto Cetti. Che bello avere scoperto che mentre io a casa mi nutro di “pisci scattiati”, voi vi nutrite del mio animale preferito: il cavallo!!
Che soddisfazione mi avete dato!! Lo sai che amo i cavalli, lo sai che il cavallo è il mio animale preferito, ma sai che ho sempre odiato, invece, quei cazzo di “Miei Mini Pony” della Hasbro: pony ancora più nani dei pony normali, ma con in più un corpo tozzissimo, con un muso che è più un volto antropomorfo, con gli occhi enormi, tipici dei cartoon giapponesi e frutto, forse, di un senso inspiegabile di colpa degli orientali per i loro occhi a mandorla che invece gli occidentali spesso invidiano. Pony odiosi di tutti i colori con uno stemma stampato sul culo e con delle criniere impossibili, che quando li compravi ti regalavano pure il pettine... Che soddisfazione, dicevo, leggere sul menù “costata di Mini Pony alle erbette”! Che bello poter dire che la sua carne è ottima! Grande rivincita, è stata questa! Mi viene quasi da urlare di gioia: “viva la bignonia!!”.
Grazie raga.

6 comments:

Anonymous said...

Caro Raffaello, non mi rimane che RINGRAZIARTI INFINITAMENTE per le ricche parole che hai voluto spendere qui per me, la mia famiglia, i miei Amici...e per i luoghi in cui sono orgogliosamente nato, cresciuto e che non ho affatto intenzione di "abbandonare"... anzi!

Nemmeno a volerlo, ma tu hai saputo incredibilemnte cogliere nel segno, tra noi "polentoni" la val Camonica è anche nota come la "Calabria del Nord" e le ragioni di ciò sono proprio lì in assoluta evidenza, e, direi per fortuna, non sono solamente l'arretratezza economica, le chiare difficoltà nel trovare opportunità di lavoro o ancora la mentalità un pò più retrograda e chiusa nonchè tipicamente provinciale e camuna. Io di calabresi (per ora) ne conosco ben pochi, ma ho come l'impressione di essere molto simile a loro/voi, per molti versi...e i motivi li hai appena citati tu!
Mi fa davvero piacere tu abbia così vissuto un piccolo squarcio della mia vita e lo abbia fatto anche da questa ahimè poco consueta ma indubbiamente intelligente prospettiva! Proprio questo mi piace di te Raff, la tua "testolina"! :o)

Tu e il tenero prof. Vic siete stati molto carini: vi siete spontaneamente integrati con noi camuni e l'avete fatto nel modo più consono: semplici eleganti educati ironici genuini umili ... proprio ciò che io, la mia famiglia, i miei amici e i camuni in genere sappiamo apprezzare! Non potrò evitare di far leggere loro le tue belle parole...

GRAZIE A VOI... di Cuore! Fabio

P.S. Un carro di bignonie trainato da Mini-pony: se mi adoperassi per procurartelo? Heheh... :oP

VIC said...

Uhh quanto ridere che ho fatto! Mi associo in tutto quello che ha scritto Raff, ma soprattutto e ancor di più nell'impedito che scende la montagna. Eh già..un piede alla volta, uno stecco alla volta, concetratissimo per non ruzzolare a fondovalle, mentre mi superavano tutti: uomini, donne, bambini, animali, "scècchi e puddìtri" (asini e puledri..appunto!). Il cavallo era ottimo, ahimè..Povero cavallo, ma ormai che era morto perchè non dargli una mozzicata?!
Anche io sono stato benissimo: per circa 36 ore ho respirato aria pulita. E ovviamente non parlo solo della miscela di gas che lassù è più pura che quaggiù.. :-)

Madavieč'77 said...

Ti riferisci, per caso-o-o-o-o, ai gas che lassù ho sganciato io? Lo sai che è colpa dell'altitudine!!

VIC said...

La legge di Boyle non sbaglia: PV=cost. Se diminuisce la pressione (causa altitudine) il volume aumenta, il gas si dilata e..prrrrr! ;-)
Comunque no, non intendevo quell'aria lì, anche perchè parlavo di "aria pulita", non di fetidi afrori! eheh :))

Raffaello said...

Visto che siamo in argomento: io sono rimasto male perché avevo sentito qualcuno dire che avremmo giocato a icendiarle, le scoregge, e invece ce ne siamo andati così... senza peto ferire...
Rf

Anonymous said...

Raff, se tu avessi sottolineato questo tuo bisogno di assistere ad un peto in fiamme, t'assicuro che qualcuno t'avrebbe accontentato volentieri. Io personalmente non mi sono mai cimentato, ma più di una volta ho avuto il piacere di assistere all'evento! Beh, un motivo in più per tornare in val Camonica, quando vuoi... così magari ci faremo offrire la grappa morbida e ci sfogheremo con il karaoke! Intanto riporterò il tuo malumore a riguardo... pensi di sopravvivere nel frattempo?
F.