Friday, 3 July 2009

Eroi dei nostri tempi. Aspettando il diavolo – Contemporary heroes. Waiting for the Devil.

A dispetto del titolo di questo post, ciò di cui scrivo oggi non ha a che fare nulla con Lermontov. Molto più terra terra, io. Faccio riferimento al bellissimo film “Touch of pink”, in cui la stupenda Nuru arrivata dal Canada si appoggia coi gomiti alla tavola in cucina del figlio Alim, nella casa di lui a Londra, e bofonchia uno struggente: «La mia vita è solo un pezzo di carta igienica sporco e stropicciato buttato nel cesso della vita. Cosa farò adesso?». È allora che Jails, il genero che lei invece crede essere un semplice coinquilino di Alim, le suggerisce: «Puoi sempre scrivere poesie», facendola così sorridere di quel riso tenero e dolce di cui solo l’attrice Suleka Mathew è capace. «Perché non ricominciamo da capo?» Jails cerca di conquistarla prima che sia svelata la sua vera identità e relazione col figlio. L’affascinante inglesotto dalla pelle bianca, con quel “Touch of pink”, appunto, come dicono i britannici, ossia un colore a metà fra quello della pesca mischiato alla panna. È la storia affascinante e divertente della rinascita di un giovane pakistano a Londra. Be’, che ogni volta che rivedo questo film mi ritorna in mente quella lettera…
Ricevuta senza busta. Né un francobollo, né il timbro postale. No, non è questo il caso.
“Allora scritta al PC, con Microsoft Word e/o inviata tramite e-mail?” vi starete domandando. No, non è neppure questo il caso. Eppure ho ricevuto una lettera. Ripeto: non si tratta d’inchiostro nero su carta bianca, liscia e ripiegata in tre o in quattro parti, né di un foglio elettronico, ma è comunque una lettera sofferta. Si tratta ugualmente di parole che scottano.
In principio pensavo fosse una poesia, poi ho capito che lo era solo in parte. In principio pensavo fosse uno sfogo, poi ho capito che una percentuale delle parole non scritte sbuffavano davvero come da uno sfiatatoio. All’inizio credevo si trattasse di un preparato a base di dolore, alla fine ho colto il desiderio di allegrezza che trasudava di nascosto.
«Dimmi che questo non è amore:
quando il cuore trema perché lui è vicino;
dimmi che non è amore perché è sempre nei miei pensieri;
dimmelo ancora, perché divento di pietra quando mi parla.
Ripetimi che non è amore perché porta il nome di F.».
La “F” finale, ossia il nome di questo giovane – a quanto pare – irresistibile, l’ho puntata io stesso per questioni di riservatezza, così come non menzionerò affatto il nome del personaggio fittizio che ha scritto questa lettera immaginaria. La lettera prosegue con la narrazione di una giornata in compagnia di F., ignaro d’essere oggetto dell’amore di un suo simile. Ricorrono espressioni invisibili quali «abbiamo mangiato insieme…», «si è preoccupato davvero per me, pensava mi ubriacassi…», «abbiamo brindato insieme e riso di cuore…». Tutte elocuzioni tese a comunicare la straordinarietà di circostanze in verità più che ordinarie.
Quale affare, infatti, o gesto eccezionale notate leggendo le parole di questo amico che ho concretato per voi? Quali le parole che possano farvi intendere che sia realmente accaduto qualcosa di irripetibile? Cosa notate di straordinariamente coinvolgente nel brindare e mangiare magari anche allo stesso tavolo con un’altra persona, se non il fatto stesso che tutto ciò possa essere straordinario per l’immaginario di uno solo dei due?
Di certo, caro amico che mi hai scritto chiedendo consiglio, non posso dirti che il tuo non sia amore. Tanto meno c’ha nulla a che fare con l’amore che porti dentro il nome di lui, “F.”, come ben insegna Giulietta Capuleti. Mi hai scritto di volere sapere se secondo me sei – o forse eri – davvero innamorato, e per giudicarlo mi hai inviato anche questa tua confidenza:
«Devo essere onesto con me stesso e trovare il coraggio di lasciarlo in pace. Ma il fatto è che lui è stupendo, a dir poco, e questo rende tutto più difficile. Quante volte ho sperato e sognato che si avvicinasse di più e di più. Vorrei tanto che non fosse lui, che non avesse il corpo che ha, la mente che ha; che non parlasse come parla e non pensasse come pensa. Vorrei che non mi salutasse baciandomi sulle guance perché mi rimane sempre quel vuoto dentro che mi fa pensare a come sia triste il fatto che non ci si saluti con 1000 baci, invece che due soltanto. Vorrei che non ridesse con le sue labbra e i suoi occhi, ma che avesse una semplice coda di cane da far scodinzolare - per me sarebbe molto meno travolgente. Ma anche no».
Mi hai fatto ricordare un pensiero che Gore Vidal ha passato al mondo per mezzo della figura immaginaria dello scrittore Paul Sullivan, in “La statua di sale”.
Scrisse Vidal riguardo al suo personaggio: «In segreto era convinto che prima o poi il diavolo gli avrebbe garantito un amore completo e reciproco, uomo o donna non faceva differenza. Avrebbe venduto l’anima per questo».

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In spite of the post's title, what I am going to write today will get to do nothing with Lermontov’s novel. I’am much more superficial and I’m writing with regards to the great film entitled “Touch of pink”, in which the wonderful Nuru, just arrived from Canada, leans her elbows on the table in the kitchen of her son Alim, in London, and distressingly grumbles: “My life is a dirty piece of toilet paper thrown in the life’s bog. What do I do now?”. At that point Jails, who is (she believes so) simply a flat-mate of Alim (but who actually is her son-in-law) suggests her: “You can write poetries”, making her smiling with her exclusive tender and sweet smile – magic Suleka Mathew!
“Why don’t we start from the beginning” Jails tries to conquer her before disclosing his role in that story. The handsome English guy with his white colored skin. As British people say: that “Touch of pink”, that is a mixed color between peach and cream colors. This is the fascinating and funny story of the new birth of a Pakistani gay guy in London. Well, every time I see this film I remember of that letter…
It was not received wrapped into any envelope, indeed. No postage stamps, no postmarks. No, this is not the case.
“Then” you’re thinking now “It was written with a PC, with Microsoft Word program and/or sent by e-mail?”. No, this is not the case neither. Nevertheless I have received this letter. Neither made of black ink on white paper, folded in three or four parts, as I said, nor an electronic file, but it’s a suffered letter anyway, hot for burning words shown on it.
At the beginning I’ve thought it’s a poetry, then I’ve understood that so it is, even if only partially. At the beginning I’ve thought it’s a outburst, then I’ve understood that a certain percentage of those not-written words bursts like a bomb, indeed. First I’ve believed it’s a preparation made with pain, eventually I’ve perceived its desire of joy secretly oozed.
“please, tell me this is not love:
when the heart shakes because he’s by me;
tell me it’s not love because he’s always in my minds;
repeat it, because he makes me a stone-man with his words.
Tell me again: it’s not love because his name is F.”.
“Final F” is the name of this young – apparently irresistible – guy. I’ve shorted it for privacy’s matters, so that I’ll not mention the name of the fictitious boy who’s written this imaginary letter and the one’s in love as well. The letter tells about the day spent with F. ignoring to be object of his love. My writer keeps writing expressions like “we have eaten together…”, “He was worried for me, afraid I could get drunk…”, “We’ve drunk together and heartily laughed…”. They are elocutions entirely finalized to communicate the extraordinary nature of circumstances which were actually ordinary.
What an extraordinary affair can you notice reading those words I’ve reported for you now? Do these words let you understand that something special really happened, or something unrepeatable? What a special experience is drinking together, or eating to the same table together with another boy? I think it can be special only for one, for the one fallen in love with his friend…
Of course, dear friend writing and asking me for a good suggestion, I cannot say that it’s not love what you feel. Nevertheless his name, F., got to do nothing with love feeling, as Mrs. Giulietta Capuleti taught. You’ve written you want to know if in my opinion you’re - or maybe you were – really in love. You want I judge your feelings on the basis of your secret words:
“I must be honest and leave him in peace. My only problem is that he’s simply wonderful. This makes all difficult. How many times I’ve fruitlessly hoped and dreamed he comes closer and closer to me. I would like that he were not who he is, that he hadn’t the body he has, or his mind, and that he wouldn’t speak and think as he does, indeed. I would like it would be not necessary kissing each other on cheeks when we meet, because it generates in me that vacuum making me sad because we can’t say goodbye kissing each other 1000 times more. I would like he wouldn’t smile with his lips and eyes, but he should have a dog tail to be waged; it would be less exciting to me”.
Dear writer, you let me remember of a thought passed to thousands of readers by Gore Vidal through the character of imaginary writer Paul Sullivan, in the novel “The city and the pillars”.
With regards to his character Vidal has written: “He was secretly confident that sooner or later the devil would have secured a complete and mutual love to him, man or woman it didn’t make any difference. He’d have sold his soul for this”.

4 comments:

vic said...

COMMENTO INDIRIZZATO AGLI ALTRI COMMENTATORI ABITUALI: io stavolta non c'ho capito davvero una mazza!Ma proprio niente di niente! E dire che l'ho riletto pure due volte!! Sono io che sono un po' lento? O è il fontanella qui che è più ermetico del solito?!Mah..qualcuno getti un fascio di luce che illumini il buio sentiero della mia ignoranza :-)

Madavieč'77 said...

Amore mio tesoro, caro Vic!
Stavolta non te lo spiego.
In fondo non c'è nulla di nuovo in questo post.
O forse ne parleremo domani notte?
Rf

Anonymous said...

Ermetico mi sembra davvero poco...
Ma prometto che domani, con la mente più riposata, ripasserò da qui per una lettura più attenta..chissà...
Notte, Fabio

Anonymous said...

Per la cronaca, vi ho appena pubblicato su facebook: voi ometti di mare sulle alpi...e tutti i vostri gas!

.op, fabio