Friday, 17 July 2009

Finché il linguaggio va...


Qualche anno fa ho letto queste parole di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, più semplicemente conosciuto come Novalis:
«Nessuno sa che la peculiarità del linguaggio è proprio quella di preoccuparsi solo di se stesso. […] se si parla solo per parlare allora si pronunciano le verità più splendide e originali. Se invece si vuol parlare di qualcosa di determinato, allora il linguaggio, questo spiritoso, ci fa dire le cose più ridicole e insensate […]. Potessimo far capire alla gente che per il linguaggio accade lo stesso che per le formule matematiche: costituiscono un mondo a sé, giocano solo con sé stesse, non esprimono altro che la loro meravigliosa natura e proprio perciò sono così espressive […] solo nel loro libero moto si manifesta l'anima del mondo».
“Solo nel loro libero moto si manifesta l’anima del mondo”…
Ho riconsiderato queste parole mentre leggevo alcune tue tenzoni letterarie, caro Popinga, e non ti nascondo che ho riscoperto un nuovo senso in esse.
Ma al di là di ciò, riflettevo sulla possibilità che tutto possa voler dire anche che ogni qual volta decidiamo di non proferire parola è un po’ come se lo uccidessimo, il mondo?
Se così è, allora ce ne sono di assassini in giro! Sono in molti a rifuggire le parole. E pazienza se i non parlanti sono individui troppo piccoli, o ingenui. Non c’è differenza fra loro e un adulto che le eviti di proposito, le parole. E poi, un assassino del mondo è meglio poter riconoscerlo sin da quand’è in fasce.
“Il linguaggio, questo spiritoso”...
Parlare, dire; oppure non dire – il “non detto”.
Il linguaggio, questo amico crudele, mi sovviene. Il linguaggio - di chi si preoccupa, quindi? Solo di sé? In cosa è da ricercarsi l’origine di questo narcisismo linguistico, forse nel parlante?
In certi frangenti, colgo sempre più il linguaggio come entità in(ter)dipendente – dove quel “ter” viene costretto ed esiliato in parentesi sempre più spesse, isolanti e impenetrabili dall’esterno.
Lo ritengo come un figlio oramai adulto, smarcatosi dalla supervisione dei nostri organi fonatori, dalle nostre penne, dalle nostre menti.

4 comments:

Anonymous said...

Il Linguaggio nn è solo "proferire parole", per nostra fortuna...nelle nostre espressioni facciali, nei nostri occhi, nei nostri gesti, nelle nostre azioni... oltre che nelle parole si può "misurare" il vero significato della Comunicazione in questo mondo.
D'accordo con te nel sostenere che la lingua è pura ricchezza dell'uomo e i suoi più fecondi usi, nonchè elaborazione della comunità sociale, sono da ritenersi indubbiamente grandi opere sacre. Il nostro dovere, soprattutto quello degli "eletti della società" ( i favori della sorte hanno un prezzo! ), è quello di adorare e rispettare lo Splendore, la Bellezza e tutti i più prestigiosi Ruoli della lingua.

P.s....mi permetto di aggiungere che, mio modesto parere, c'è chi ha proprietà di linguaggio straordinarie ma l'uso che ne fa è tale da ridurre al minimo la sua comunicazione! Forse la lingua e la sua più profonda conoscenza non bastano?

mao, Fabio

Popinga said...

Caro Raffaello, io penso che esistono persone che si realizzano nella parola (detta o ascoltata) e altre che si realizzano nel silenzio. Non credo che queste ultime, per indole o per vocazione, attuino una sorta di automutilazione. E poi il silenzio non ha mica una dimensione sola: ne esistono di molteplici. Io e te invece facciamo parte della prima categoria, ciascuno secondo il suo stile e la sua personalità. Proprio oggi ho scritto questa scemenza in stile maltusiano, che capita a puntino e che ti dedico:

Fornicare a tutta manetta
ci vuol la forza di un bue,
ma bisogna essere in due
(e poi il bue è anche castrat).

Ciau!

Raffaello/Madaviec said...

Ragazzi, insisto nel dire che secondo me oramai la parola va per i fatti suoi e non s'incarica nè di chi l'adopera nè di chi la boicotta.

Popi, bella la tua "scemenza"... torppo avanti per me (come al solito non c'è nulla di scemo).

E se fosse in sstile emersoniano come suonerebbe?
potrebbe andare così?

notte e giorno scopazzar
il lingotto rende ferula
la semenza sull'aiuola
altre labbra da saziar

(rough and ready... ma mi sa che sono rimasto dalla parte maltusiana).
Vabbè, è tardi, vado a nanna ch'è meglio.
=)
Rf

Anonymous said...

Ciao, sono abituata a comprare una revista culturale ogni sabato. Il nome è "Revista Ñ". Poco tempo fa ho letto un bellissimo articolo. Molto interesante, molto interesante. Che lo ho fatto leggere a tante persone specialmente amici dottori e psicologhi (per essempio mia nipote studente di psicologia).
E una intervista a Dott. Ivonne Bordelois(lei ha avuto la laurea in linguistica. Ha avuto quesa laurea insieme a Noam Chomsky). Lei ha insegnato anche in Ultretch, Olanda 1975-1988.
Ha fatto un lavoro per 3 anni, questo lavoro è stato chiesto da dottori per avere un meglio rapporto con i malatti per procurare quando e como usare le parole, ed anche quando fare silenzio.
Anzi dice che le parole hanno la virtù di guarire o il deffetto d´ammalare, tutto come uno l´usa. Che una parola pronunciata da modo diverso arriva a un senso anche diverso che puo aiutare a capire quello che le succede.
Anche posso dire, -questo lo ho capito nei corsi di bioetica-, che i dottori hanno cambiato il giorno di dire diagnosi estremi. Prima era i venerdi, adesso i lunedi. Perche hanno scoperto che il momento dove la gente più sta sola sono i giorni di fine di settimana e i malatti che sano questo diagnosi, si suicidavano.
Raffaello, ti lascio nella tua posta ellettronica questo articolo, sta in spagnolo ma è facile di capire. Lei risponde le domande chiaramente. Lei parla molto di Freud, anche nomina a Tolstoi, altre cose di più. Penso che ti piacerà tanto come a me e altre persone.
bacio e buon fine di settimana a tuti