Thursday, 23 July 2009

Pistoloni senza pale andranno in culo agli italiani (?)


Oggi potremmo discutere del fatto che solitamente noi italiani siamo indietro rispetto agli altri paesi europei in fatto di tecnologie e di ricerca e, di sicuro, non perché qui manchino le menti all’altezza. A dire il vero non mi è ancora del tutto chiaro perché.
Comunque ieri m’è sorto un dubbio leggendo l’articolo di Marco Gasperetti su Corriere.it dedicato a quelli che ho ribattezzato i nuovi “pistoloni senza pale”, ossia il primo esempio di eolico tendente a neutralizzare gli enormi mulini a vento che, oggi, anche da noi sono sempre più numerosi. Stiamo forse per ingaggiare una specie di battaglia spaziale alla Mazinger contro Jig-Robot d’acciao?
La prima volta che ho visto una foresta folta di wind-mills è stato durante uno dei miei viaggi di lavoro. Mi trovavo ad Aarhus, in Danimarca, e, come dicevo, già dall’aeroporto potevo scorgere la nutrita ghenga di braccia che volteggiavano off-shore, catturando gli sbuffi del vento e generando il tipico, sonnolento “Clap! Clap!” che infonde sempre una sorta di timoroso rispetto per la loro mastodonticità.
Mi sono chiesto: “Ma qui le navi da dove passano?”. Infatti in mezzo al mare sembrava che avessero creato una gincana, tanti ce n’erano.
Poi, appena concluso l’appuntamento vis a vis con il commerciale di una nota ditta tedesca che le pale eoliche tutt’oggi le costruisce e le vende in gran quantità (e che quindi ha bisogno di chi le spedisca), ho creduto di avere un’illuminazione: “Italiani! Siamo i soliti retrogradi… Prova a immaginare nella mia bella Calabria - tanto per dire – quanti soldini potremmo risparmiare e investire diversamente se ne impiantassimo altrettanti! E quanto lavoro ci porterebbero questi progetti”. …Naive come il mio solito, ma non più di tanto se alla fine sono arrivati anche da noi.
Ero sbarcato in Danimarca proprio per aggiudicarmi un po’ di spedizioni di questo tipo, e stavo imparando a conoscere sempre meglio il settore.
Non avete idea delle cifre che implica un trasporto via mare con servizio break-bulk, così come un trasporto eccezionale su gomma con relativi permessi e scorte. Insomma, a volte è una vera cuccagna.
Eppure… eppure quella sera, in albergo, di fronte alla mia fettina di formaggio arancione e di cetriolo crudo non ho potuto fare a meno di chiedermi: “Ma è possibile che non ci sia nessuna possibilità di costruire e impiantare nulla di meno brutto e invadente? Qua va a finire come con le biciclette e i cellulari: si parte in quarta con i primi esemplari fatti su misura per i Ciclopi e, nello specifico, sono sicuro che si finirà con l’invenzione di un cip da impiantare nel deretano per lo sfruttamento dell’energia eolica/termica prodotta da gas intestinali”.
Insomma, ecco che il cambiamento sta avendo inizio per davvero: aerogeneratori senza pale. Semplici piloni, piccoli coni di tre metri, scrivono. Bisognerà disinstallare tutti i “vecchi” mulini già impiantati? Che ne sarà delle pale che svettano ai piedi del Pollino e oltre e che si possono scorgere dalla SA-RC?
«Secondo gli esperti, “Tornado”, primo esempio di “eolico senza pale”, entro pochi mesi potrà essere installato, funzionare perfettamente anche in zone dove il vento è debole (anche 2 metri al secondo) e diventare un'alternativa ai contestati aerogeneratori, le grandi pale cattura energia dal vento che stanno provocando reazioni contrapposte tra ambientalisti, paesaggisti e imprenditori”».
Almeno questa volta, udite udite, possiamo vantare un gruppo d’ingegneri di una società di San Benedetto del Tronto dietro la progettazione del “Tornado Like”. Inoltre i primi test saranno a cura di aziende Hi-Tech toscane e marchigiane.
Stupendo.
Ma giusto per vestire i panni di mio zio (quello che quando ti scappa da dire “Ma che bella giornata oggi!”, lui ti risponde “Già, ma tanto domani piove…”), e visto che la Calabria continua comunque – purtroppo – a far parlare di sé con la storia del Cafè de Paris e del giro d’affari della ‘ndrangheta per 200 milioni di euro, mi domando: “Non è che co' ‘sti nuovi pistoloni generiamo altro materiale utile all’illustrissimo Professore M.F. Minervino?”.

Caro Prof, per quanto bene possa aver iniziato a volerLe e per quanto possa già stimarLa, sogno che Lei potrà continuare a scrivere racconti e romanzi di fantasia, piuttosto che meravigliosi libri di denuncia sulla nostra Calabria in fiamme, nonostante al contempo essi siano sperticate dichiarazioni d’amore in cui mi riconosco pienamente e che adoro leggere e rileggere – nemmeno fossimo due pretendenti invaghiti senza speranza di salvezza alcuna al cospetto della stessa sgualdrinella intrigante e sfacciata.
Non voglio aggiungere altro.
M.F. Minervino merita solo d’essere letto. Punto ["La Calabria brucia", Ediesse, 2008]. Non può essere interpretato. Non va interpretato.
V’invito farlo, a leggere quest’opera stupenda di colui che è in primis un uomo perspicace quanto coraggioso, che riesce a guardarla in faccia la nostra Calabria ferita, che non ha paura di far trasparire la propria umanità, un uomo concreto eppure ancora un po’ utopista, che la SUA Calabria non ha voluto mica lasciarla. No, non l’abbandona. Piuttosto brucia con lei.
Insomma, speriamo che se decideranno d’impiantarli, questi nuovi pistoloni - chiedendo finanziamenti vari e via dicendo -, dicevo speriamo che li faranno anche funzionare per davvero, che non saranno solo brutte statuine di cui vergognarsi, indizi di un probabile malaffare. Speriamo che “i soliti ignoti” non riusciranno a sodomizzarci anche con questi nuovi piloni, no? E quando scrivo “-ci” non mi riferisco solo ai calabresi, ma a tutti NOI italiani.

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