Friday, 28 August 2009

Cena con trappola - Trap-dinner


Sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo. Sapevo che mio padre non si sarebbe rassegnato, o che quantomeno avrebbe fatto un tentativo. Più che altro speravo di essere in errore, ma…
Alla fine di un pomeriggio trascorso a far la spola dalla battigia al lettino e viceversa, fra un’esibizione di nuoto sincronizzato con la mia amica Regina e un sonnellino sognando dell’ultima proposta di menage a trois al mio ritorno a Milano, mentre Regina ricostruiva le formazioni della Rossanese Calcio degli anni Ottanta e disquisiva col Fra di un certo Kakà e non so più chi altro, ecco che ricevo la telefonata del babbo che mi ricorda la promessa fatta ieri di cenare con lui e la sua compagna questa sera.
Sicchè, dopo aver raccolto asciugamano, sigarette e occhiali da sole mi precipito a casa sua, sicuro di trovarli oramai indaffarati ai fornelli. Meglio non far tardi, soprattutto se il giorno prima l'ho trascorso interamente con mia madre non dando cenni di vita a lui.
Ed ecco che me li ritrovo invece - mio padre e la sua compagna - a fare parole crociate sul dondolo.
«Stasera andiamo fuori a cena con la mia amica A. e suo marito» butta lì. «Sempre se ti va», aggiunge poi con tono vago.
«Okay» rispondo. «Allora faccio una doccia e mi cambio».
Montàti in auto:
«Tu non le conosci le figlie di A., vero?» mi chiede.
«No» sibilo io. Un po’ perplesso, cercando di ricordare. Ma nulla viene a galla. La superficie della mia memoria è oleosa, fin troppo pigra.
«Be’, sono davvero delle belle ragazze. Molto intelligenti» continua mio padre con lo sguardo fisso sulla SS106».
“Ne prendo atto” penso e continuo a tacere. Il che vuol dire "Sono contento per loro, ma fondamentalmente me ne fotto."
Arrivati al ristorante A. e il marito telefonano per avvisare che faranno dieci minuti di ritardo e che… porteranno una delle due figlie.
Nulla di male, no? No, infatti.
Arrivati. Ci si siede a tavola. Il destino vuole che la ragazza, giovane e carina davvero, forse anche interessante se le avessero fatto dono della parola – poverina sembrava un po’ in imbarazzo - sieda quasi dalla parte opposta alla mia. Al mio fianco sua madre, quindi, insiste:
«Dai, vieni a sederti qui, vicino a Raffaello, così io posso parlare con la signora F.».
Ma quella non ne vuole sapere.
La cena va avanti con una serie di antipasti e primi e secondi piatti, come vuole la più ferrea dieta mediterranea – polpette fritte di melanzane, frittura di pesce, frittura di fiori di zucca, crostini di funghi e peperoncino, etc… .
La cena termina dopo tre ore circa.
Si ritorna in auto e:
«Allora, che te ne pare della figlia di A.? Bella cena vero?».
Be’, che io questa la chiamerei “cena con trappola”. Che ne dite?
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I knew that it was only matter of time. I knew that my father would never live with it, or he would have made at least an experiment. I hoped I was wrong in thinking like this more than everything.
At the end of a silly afternoon spent shuttling from the water’s edge to the camp bed and vice versa, performing a synchronized-swim show with my friend Regina, dozing off and dreaming of the last proposal I received to take part to a ménage a trios after coming back into Milano, while Regina remembered with her friend Fra of the ‘80s lineup of the Rossanese football team and while she still spoke with Fra about a such Kakà - is he a football player ? - and who-knows-anybody-else, well, I’ve received a phone call by my daddy remembering of my promise to have a dinner tonight with him and his partner.
So that after picking up my sunglasses, cigarettes and my towel I rushed to his home, sure to find him and his girl friend both busy, cooking some of those usual "light" typical south-italian receipts

3 comments:

vic said...

La speranza (dei genitori) è sempre l'ultima a morire...

Anonymous said...

Tuo padre è formidabile, heheheheh...altro che trappola questa!??? Bravo: tu non ci sei caduto dentro!!! Chissà quanto t'è costato, verooo?!!! :O)
ciao caro!
Fabio

Anonymous said...

Bhè devo dire si... sarai stato anche tu a disagio... penso alla ragazza poverina... una situazione degna d'altri tempi... sei stato abile nel riuscire a districarti... credo che tuo padre non l'abbia fatto per cattiveria, ma come dici tu... le speranze... a presto... e buon rientro a Milano... MARK