Thursday, 6 August 2009

La cosa più difficile, la cosa più semplice.

(L’immagine sopra è un mio adattamento del disegno per l’articolo intitolato “Life & Style – Why Women go off Sex” apparso su Daily Mail a opera di Allan Sanders – The picture here above is my adaptation of the drawing by Allan Sandres edited on Daily Mail for the article entitled “Life & Style – Why Women go off Sex”).

Flik Everett scrive da dodici anni una rubrica dedicata alle donne e al loro rapporto con il sesso (e con l’altro sesso). Sull’argomento ha scritto anche cinque libri, approfondendo il tutto anche con un programma radiofonico. Non in ultimo, ha scritto pochi giorni fa un articolo molto interessante – per quanto affatto rivoluzionario secondo me – dal titolo: “Perché le donne smettono di fare sesso”.
Il bisogno di pronunciarsi ancora una volta sulla vita sessuale delle donne è nato nella Everett dopo la lettura di un volume composto da più diari personali scritti da alcune pazienti di una terapista australiana di nome Bettina Arndt. Questi “diari del sesso” pare aprano le porte su un mondo fatto di emozioni profonde di ogni genere e sorta, “veritiere, dolorose e a volte molto ispiranti”.
La “sexpert„ – come ama definirsi la Everett - è giunta alla conclusione che forse non sempre i consigli in fatto di sesso elargiti in passato alle sue lettrici sono stati validi e/o esatti. Dalla lettura dei diari è giunta alla conclusione di come non esista una normalità nelle relazioni amorose, non solo fra coppie di vecchia data, ma anche fra quelle di giovani fidanzati. Se, per esempio, alcune diariste ventenni pare si siano rivelate pienamente soddisfatte dalla loro vita sessuale, altre invece sembra che siano già celatamente stufe delle aspettative sessuali dei loro compagni e che conducano ogni giorno segrete lotte interne per vedere soddisfatti i propri bisogni, senza avere la benché minima idea di come chiederlo direttamente al proprio partner.
Alcune si preoccupano di ottimizzare le prestazioni sessuali dei propri uomini al fine di ricavarne il massimo dell’esperienza orgasmica, ma a un livello più profondo tutte desiderano comunque e chiaramente arrivare a capire solo una cosa, secondo loro la più importante: come sono gli uomini.
Tralasciando le molte altre considerazioni della giornalista, arrivo al punto in cui viene riferito come i “diari sessuali” in questione abbiano rivelato però verità molto più intime, stavolta riguardanti direttamente gli uomini e le loro, di relazioni. Gli uomini di notte non navigano più su siti porno (mizzichina, vero?), né fantasticano su giovani soubrette (???!), ma confessano d’amare e desiderare ancora molto le proprie donne.
Un uomo di cinquant’anni pare abbia confessato il proprio tormento non all’idea d’invecchiare al fianco della moglie, ma all'idea di farlo rimanendo intrappolato in un rapporto orbato del legame d’affetto e della sintonia iniziale. L’acuto cinquantenne avrebbe voglia di sfogarsi, parlare, “ma un uomo, e per giunta della mia età – avrebbe detto - non si mette a discutere di certi problemi”. In effetti, in un mondo tappezzato di riviste patinate che ci sbattono in faccia i piselli soddisfatti dei vari Mr. Corona e le tette baldanzose di liscissime Mrs. Belem, a chi verrebbe in mente – fra noli comuni uomini e donne - di lamentare una condizione di vulnerabilità, il fatto di non sentirsi più amati a letto, non desiderati?, chiede la Everett.
È stato a questo punto che mi sono fermato a riflettere.
Mi sono chiesto se esiste ancora quella precisa differenza fra psicologia maschile e femminile di cui a lungo si è discusso nel corso dei decenni trascorsi. Ma anche se l’odierna, sbandierata ipersensibilità maschile su cui ragionano i sociologi non sia tutta una bufala. Oppure, mi sono detto ancora, forse non c’è mai stata nessuna distinzione uomo-donna in campo sentimentale e l’intera teoria della Everett è valida per qualsiasi tipo di relazione sessuale fra esseri umani, implicante un seppur minimo coinvolgimento emotivo. Se è così, come si applica questa teoria alle relazioni omosessuali?

Ma perché recluderci sempre nelle carceri di modelli e luoghi comuni quando le latebre dei nostri sentimenti sono così inaccessibili, anche a noi stessi?
La donna oggi è vista come una guerriera, pronta a negarsi sessualmente per castigare il proprio uomo, quasi come se lei non ne avesse affatto bisogno, ma alla fine si scopre che è pur sempre la cara vecchia femmina, ancora umana, tutta sensibilità e attenzioni. L’uomo dal canto suo viene dipinto come timoroso, in soggezione nei confronti di lei, ma alla fine si scopre che è pur sempre il caro vecchio maschio pronto a interpretare come invito sessuale un abbraccio sotto le coperte che in realtà ha la banale pretesa d’essere una richiesta di coccole e stop.
Io non sono molto propenso a credere che i maschi non vadano più su internet alla ricerca di tettine invitanti, né che le donne rigettino la visione di scatti rubati dei piselli di giovani fustacchioni. E lo stesso dicasi per gay e lesbiche. Sono però d’accordo su quell’unico principio che, gira e volta, è il fulcro di ogni nostra storia: il difficile è l’intimità.
Non parlo dell’intimità che ci consente di fare cacca e pipì con la porta del bagno aperta, o di tagliarci le unghie dei piedi a letto, o di andare a nanna coi cetrioli sugli occhi, ma di quella sorta d’intimità che ci permette di manifestare il nostro eventuale sentimento di solitudine, di rifiuto, oppure, ancora più difficile, di riuscire a capire quand’è che l’altro si sente solo e non desiderato in modo da poter decidere di farlo ricredere, manifestandogli il nostro amore anche se ci ritroviamo nella contingenza - mai realmente preventivata - di ritenerlo addirittura molesto.
Certo mi sono domandato se quest'ultima manifestazione sia da definirsi, senza mezzi termini, “mentire”, oppure s’è vero che è questione d’intimità mista a sensibilità – semplicemente questo. L’initimità è sempre la cosa più difficile alla fine, sebbene dovrebbe essere quella più semplice.
Certo, un’ intimità che preveda un atteggiamento quale quello appena descritto non la contemplo nei casi di un amore già morto e sepolto.

Ripenso a me e Mr. T-Fish.
Non aver parlato abbastanza, ummi far’escere l’aria e ‘ntri fianchi - come si suol dire - è sempre stata una mia grande colpa. Ancor più lo è stata in quella relazione. Avrei potuto rendere meglio nota una mia condizione che invece credevo fosse più che palese. D’altra parte, forse, se lui fosse stato realmente interessato sarebbe giunto alla conclusione ch’era sufficiente un piccolo sforzo in più anche da parte sua per dare a intendermi che mi desiderava ancora, che mi apprezzava ancora.

Dunque: è solo una reazione femminile quella di smettere di fare sesso? Gli uomini sono sempre davvero così pronti, ricorrendo a stratagemmi diversi per rivendicare maggiore intimità e bisogno di sentirsi desiderati dalla propria compagna? E qual è il comportamento più diffuso, invece, fra le lenzuola di gay e lesbiche? O forse è tutto bubbola e non c’è differenza a letto?

3 comments:

vic said...

Premessa: il commento verrà male perchè lo scrivo sul terrazo di casa all'una di notte, al buio,a 17 gradi, con nelle orecchie la musica a palla della Villa Comunale qui sopra trasformata in discoteca.

Svolgimento: l'intimità è la cosa più difficle? vero. Va costruita giorno per giorno, e credo che il segreto sia davvero nella comunicazione. Non necessariamente fatta di parole. A volte i silenzi o gli sguardi parlano più delle parole. Se tu avessi parlato di più sarebbe cambiato qualcosa? Non so. Sicuramente avresti meno dubbi.
Te lo dice uno che sta da tanto con una persona che invece ha delle grossissime difficolatà di comunicazione, soprattutto verbali. Questo mi ha insegnato a "leggere" anche altri messaggi..ma mettila come vuoi la comunicazione deve essere uno scambio, non un monologo che ho sempre vissuto come frustrante.

Ps. Cacca e pipì con la porta aperta??! GIAMMAI!! Come ammazzare il desiderio in 1 nano secondo!!!

Vele/Ivy said...

Ciao, inanzitutto grazie per il commento e la segnalazione del libro sul mio blog!
Poi, se posso dire la mia sull'argomento di questo post...
ebbene, io non ho mai sopportato quelle che dicono "noi donne di qua, noi donne di là" e che pongono la differenza sessuale al centro di tutto, come se ci fosse sempre una lotta tra i sessi. Ma così creano loro stesse la divisione maschi/femmine!
Io al posto uomini o donne parlerei di PERSONE... ognuna con la sua idividualità ed il suo orientamento sessuale! Solo quando si parlerà di persona la riflessione sarà più giusta e serena, secondo me.

Popinga said...

Io penso che si tratti soprattutto di cultura. Le diversità nei comportamenti sessuali e in quelli amorosi tra uomini e donne sono tanto più marcate quanto più si è permeabili ai condizionamenti sociali e religiosi, cioè quanta meno cultura si possiede. La "persona" di Vele/Ivy, in cui individualità e orientamenti sessuali non sono categorizzabili, è ancora una meta da raggiungere, soprattutto in una società come quella italiota, rimbambita da trent'anni di tetteculi televisivi o di barzellette sui froci dei bar e delle caserme (e del Gran Puttaniere in persona). Non temo di dire banalità nell'affermare che la conoscenza è rispetto.