Thursday, 13 August 2009

Milano è una bella città, ma...


C’era una filastrocca ch’eravamo soliti cantare, mia sorella e io, quand’eravamo piccoli. La si cantava facendo la conta per il gioco del “nascondino”, per decidere chi dei due dovesse cercare e chi dovesse nascondersi.
Iniziava così: «Milano è una bella città, si mangia, si beve, l’amore si fa…».
Chissà come l’immaginavo questa Milano. Di certo una città dove abbondava il divertimento, il sesso – era l’inizio dell’età segaiola, fase acuta -, piena di locali e grassa di risate a crepapelle.
E infatti eccola, la “mia Milano” la chiamo oggi. Quasi mi ci sto affezionando davvero perché non ha deluso neppure una delle mie aspettative.
Però, come sapete, sono sbarcato qui dopo sei anni d’intensa vita universitaria a Roma e, quindi, ai miei occhi la città meneghina ha sempre dovuto reggere un confronto più che faticoso. Ma se c’è una cosa che non ho mai detto del nuovo comune adottivo è che è anche l’ideale per incazzarsi.
Quante volte a Roma, sull’autobus o in metropolitana, al supermercato, m’è capitato di assistere a liti furibonde fra controllori e passeggeri, fra passanti e negozianti, insomma: davvero ne ho viste di tutti i colori. Eppure, se all’inizio il tono di voce profondo e aggressivo del romano vi sbigottisce, è anche vero che al tempo stesso c’è in esso qualcosa che vi attrae in maniera subdola, vi stuzzica, v’incuriosisce, per cui alla fine invece di sgattaiolare via vi fermate ad assistere. “Cosa sta per succedere?” vi domandate. E se poi avete il coraggio di fissare gli occhi su uno dei disputanti – possibilmente quello più in carne – vi accorgete di come sotto a alla pelle tesa e superba delle sue gote, per quanto possa arrossarsi di rabbia, si nasconda la traccia esile di un sorriso.
Già, e vi sfido a trattenere una risata nel momento in cui sentite una bestia di duecento kili pronunciare minacce del tipo:
«Te do 'n cazzotto che pe' datte er secondo te devo veni' a cerca'!».
Oppure: «Te do 'n carcio che te chiudo come 'na sdraio!».
No. Non si può rimanere seri, a meno che le minacce non siano rivolte a voi personalmente, nel qual caso è meglio che ve la diate a gambe perché, qualora il cazzotto vi dovesse raggiungere, state pur certi che una sdraio in un modo o nell’altro lo diventate.
Invece a Milano no. A Milano se… anzi, quando s’incazzano vi fanno sentire una merda dalla testa ai piedi, ma non solo. Con quello sguardo sprezzante e gelido vi fanno inkazzare pure a voi, vi sentite subito una iena, avvertite intorno a voi un’aura sulfurea e col cellulare vi preparate già a chiamare il vostro “avucàt”.
Stamani mi son ritrovato sulla banchina – vuota - della metro con uno che a un certo punto s’è incazzato perché riteneva inconcepibile che al tredici di agosto i treni passassero con la stessa frequenza con cui passano di il sabato notte; tipo ogni… 10 minuti invece che 2?
Mizzichina, come l’ha fatto vergognare quel manifesto pubblicitario! Sì, perché si sfogava berciando sul muro. Non ho ben capito se contro la pubblicità appunto, o contro la piantina della metro, oppure contro uno dei porfidi freschi e grigi. Fatto sta che alla fine, quando il treno è arrivato, mi sono sorpreso a sbuffare anch’io: «Eccheccazzo, finalmente!».
“Oddio”, ho pensato poi “Ma io che fretta ho?”. Senza accorgermene avevo accelerato anche il passo e tamburellavo le dita sulla ventiquattrore.
Certo io sono uno facilmente suggestionabile – altrimenti neppure m’innamorerei “ogni due per tre” –, ma anche a ferragosto senza dubbio Milano vince il premio di città ideale per coltivare l’ulcera.

2 comments:

vic said...

E con questo direi che la trasformazione in milanese doc è compiuta. Dopo l'allergia da polline e l'intolleranza all'afa eccoti qua: l'insofferenza da attesa del metrò. Che poi tipo a Catania il metrò c'è per finta perchè le uniche 5 fermate avranno si e no un treno che fa avanti e indietro e per quanto riguarda gli urbani...bè lasciamo perdere! Idem Siracusa.
Mi ricordo una delle prime volte andai a Roma. A Milano già c'erano sulle pensiline del metrò i display con i tempi di attesa, a Roma no. L'amica dell'amica che era con me, romana doc si stupiva: "I tempi di attesa? E che fretta c'è..noi ce mettemo qua e aspettamo, prima o poi passa" ADORO!!
Tornando a te..da calabrese a milanese in sei anni netti eh? EVVAI! Basta che poi non caracolli anche tu nella deriva del "lavoro pruduco, pago pretendo!" ;-)

Anonymous said...

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRGGGGGHHHH!!!!!