Monday, 17 August 2009

Non è che...? (Lettera a "Calabria Ora". Rimaniamo uniti).

Gentile Direttore buona sera,
spero con tutto il cuore che questa mia lettera non arrivi sulle scrivanie della redazione troppo in ritardo per poter essere presa in considerazione. Purtroppo - mi vien da scrivere a questo punto - sono rientrato in Calabria solo ieri. Vivo e lavoro a Milano, ma non appena mi si presenta la possibilità di riabbracciare la mia famiglia, ma anche solo la nostra terra - e sottolineo “nostra” - lo faccio volentieri.
Ecco che, appunto ieri, ho rinvenuto in una vecchia cesta del salone di casa la copia stropicciata di “Calabria Ora” del tredici agosto. L’ho afferrata con l’intenzione iniziale di una scorsa veloce, svogliata, di quelle che si danno quando in realtà si è alla ricerca di un semplice momento di relax, stesi sul divano a godersi la frescura domestica, al riparo dalla canicola pomeridiana; ma di colpo lo sguardo e la mandibola mi sono letteralmente cascati sulla pagina numero 9, sulla replica del signor Pasquino Crupi a un articolo della signora Caterina Provenzano ch’era - mi par di capire - dedicato al recente contributo del Professor M.F. Minervino intitolato “La Calabria brucia”.
Non ho fatto in tempo a leggere l’articolo della signora Provenzano, ma di certo ho fatto un po’ di fatica a riagganciare la mandibola all’articolazione e a ricacciarmi gli occhi nelle orbite, sgomberando la mente dallo stupore generato dalle parole del signor Crupi.
Da lettore Le racconto che ho acquistato il libro del Professor Minervino circa tre mesi fa, quasi per caso, nell’attesa di un volo che mi riportasse da Lamezia a Milano. All’aeroporto Sant’Eufemia c’è, infatti, un’edicola che oramai è diventata per me un punto di riferimento, in quanto di solito è ben fornita di opere interessanti, scritte da nostri conterranei che così poca voce hanno nel panorama letterario nazionale.
Mi sono innamorato della scrittura del Professore quasi da subito e, se possibile, ancor prima mi sono riconosciuto nei contenuti dell’opera in questione.
È probabile che sbagli, ma credo che nella sua replica – del cui titolo dalla musicalità vagamente sinistra ("Condoglianze da San Luca"), in tutta sincerità, non colgo lo spirito - il signor Crupi abbia frainteso il senso risolutivo del volume di Minervino. Forse perché, come da sua stessa ammissione, non ha avuto l’opportunità di leggere il libro per intero, ma sono sicuro che, appena l’avrà fatto, non potrà ch’essere d’accordo sul fatto che la “La Calabria brucia” con il successo vieppiù conquistato potrà arrecare alla nostra regione – e sottolineo “nostra” – solo del bene. Sappiamo tutti che non è giusto generalizzare e sono convinto che nessuno fra noi calabresi creda che tutti gli abitanti di San Luca siano di una “certa pasta”, così come non lo sono quelli di Cosenza, di Corigliano o di Rossano, di cui spesso si sente parlare ai telegiornali nazionalei, ma anche internazionali.
Viaggio spesso all’estero per lavoro e sono stufo dei commenti dei colleghi tedeschi e francesi in primis durante quest’ultimo periodo, ma anche belgi, americani e persino malesiani e mongoli a proposito del nostro sud.
Giustappunto lo scorso ventitré luglio ho scritto un intervento a proposito dei “Tornado Like” - i nuovi aerogeneratori senza pale – e manco a farlo apposta avevo concluso così:
«Caro Prof [rif. a M.F. Minervino], per quanto bene possa aver iniziato a volerLe e per quanto possa già stimarLa, sogno che Lei potrà continuare a scrivere racconti e romanzi di fantasia, piuttosto che meravigliosi libri di denuncia sulla nostra Calabria in fiamme, nonostante al contempo essi siano sperticate dichiarazioni d’amore in cui mi riconosco pienamente e che adoro rileggere – nemmeno fossimo due pretendenti invaghiti senza speranza di salvezza alcuna al cospetto della stessa sgualdrinella intrigante e sfacciata.
Non voglio aggiungere altro. M.F. Minervino merita solo d’essere letto. Punto».
Ed è vero. È quello che penso. Dobbiamo saper cogliere da “La Calabria brucia” l’amore. Amore per la nostra terra che sembra andare sempre più alla deriva, faticare a raggiungere l’approdo di una società civile al pari delle altre società italiane e non solo.
Al professore Minervino va tutta la mia ammirazione. Nelle poche lettere che ci siamo scambiati ho sempre cercato di trasmettergli questo mio sentimento, forse dettato da un leggero senso di colpa per aver deciso di vivere lontano da qui, senza risolvere il perenne dissidio interiore – il tema del ritorno che il Professore ha affrontato a dovere in più suoi lavori -, per aver fatto la scelta più semplice e vantaggiosa per me. Lo ammiro così come ammiro i miei amici e tutti coloro che la Calabria non hanno voluto lasciarla da sola. Non sarà giunto davvero il momento di unire le nostre forze? Non sarà ch’è sopravvenuta l’urgenza di star meglio tutti?
È vero che qui molti paesi presentano l’architettura tipica di tutti i paesi degli emigrati, con case “necessariamente arrampicate in collina e dirupi come le capre”, ma non sarà che la gente ha iniziato a credere che si possa intervenire, non solo per smettere di violentare il nostro paesaggio che potrebbe renderci ricchi tanto così, ma anche per lasciare da parte una vita da capre abbarbicate per sistemarsi in alloggi ordinati secondo banali piani regolatori? Non è che abbiamo iniziato a credere che non sarebbe poi così difficile e che potrebbe essere addirittura piacevole? E allora: perché averne paura se è per il nostro bene?

Cari saluti,

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