Wednesday, 19 August 2009

Perché noi valiamo.


In un articolo datato 1997 dal titolo “La borsa dei valori”, il Professor Magris scrive:
«La dimensione più autentica dei valori è quella che li vede non declamati o sbandierati, bensì calati nell’esistenza quotidiana, vissuti a fondo e tradotti nel modo di essere e di operare».
È una frase dal valore – appunto – universale. Sempre valida, senza una data di scadenza. Ma quali sono questi valori di cui tanto sentiamo parlare ancor oggi? Esiste una soggettività dei valori?
Nel suo articolo, Claudio Magris proseguiva:
«Ovviamente i valori – e la loro esigenza – vanno rivendicati in una cultura che, sempre più, considera la vita solo in termini di bisogni, efficienza, utilità; anche in questo caso, i valori non vanno contrapposti ai bisogni, ma devono ispirare il modo in cui li si considera, li si soddisfa, oppure li si sacrifica a qualcosa di superiore».
In questi ultimi giorni ho riflettuto molto su questa frase. Una serie recente d’eventi di pubblico dominio, straordinari nella loro logica regolarità (per esempio: a ogni stimolo risponde una reazione; ossia: se si relaziona pubblicamente su ciò che non va a causa delle cosche ci si deve aspettare una seppur minima ritorsione), e il suo concatenarsi a una serie di episodi più datati, di stampo privato mi fanno intuire che la necessità d’una gerarchia di valori oggi non è più avvertita. Forse sarebbe meglio dire che oramai la maggior parte di noi ha rinunciato a possederne una perché è sempre più diffuso un atteggiamento menefreghista e strafottente che anche con il singolo valore e tutto ciò che questo vocabolo reca seco ci si pulisce il culo.
Da cosa deriva veramente questa rinuncia?
Si tratta di fretta, di pigrizia, di egoismo crescente? Si tratta della percezione inconsapevole della fine sempre più vicina e, quindi, d’una seppur intuibile ma inspiegabile noncuranza rispetto a un impiego di energie che risulterà presto essere vano?
Di qualsiasi cosa si tratti, sono sicuro che se andremo avanti così il poco tempo che rimane sarà tutto e solo per i più prepotenti.
Amore: Qual è la gerarchia di valori universalmente validi in amore? Spesso ci leghiamo a una persona nella convinzione che sia quella giusta per noi, ma naturalmente può sempre accadere che un giorno c’imbattiamo in una a caso fra i 6,82 miliardi di persone che abitano questa terra e la nostra certezza venga meno.
Non vogliamo parlare della solita scopata di una notte, della cosiddetta “botta e via”. Parliamo di una persona che inaspettatamente riesce a coinvolgerci, una persona che pur non conoscendo a fondo sentiamo potrebbe andare meglio di quella che già occupa il posto al nostro fianco, su cui iniziamo a fantasticare senza poter controllarci, travolti da una discrasia turbinante che finisce col provocarci la nausea. Quali valori ci impediscono di liberare quel posto per dare il via al change de femme?
Società: Allo stesso modo osa ci impedisce di cambiare la società intorno a noi se inizia a fare oggettivamente schifo? Cosa ci impedisce di prendere le difese del Professor Minervino se viene minacciato per qualcosa che ha scritto nell’interesse di noi tutti?
Quali valori far valere per essere felici su tutti i fronti?
Effettivamente questo apparirà come un post un po’ troppo confuso, specchio fedele del caos che mi porto dentro causa stupore di eventi simultaneamente inspiegabili.
Il bene, la stima e l’amore che nutriamo alla fine pagherà in qualche modo?
Per il momento mi rallegro del fatto che la lettera che avete potuto leggere nel post del 17 agosto è apparsa oggi sul quotidiano, congiuntamente al comunicato stampa dell’ europarlamentare, l’On. G. Vattimo in difesa del Professore Minervino.
Ribadisco quindi la mia vicinanza al Professore.
Non molliamo.

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