Tuesday, 20 October 2009

Caro Oliviero Beha, - About Alitalia Cargo...

…in riferimento al suo articolo “Anche gli italiani a volte si incazzano”, su “Il Fatto Quotidiano” dtd 19/10/2009» Le scrivo che lo so, oggi come oggi (s)parlare di Alitalia è un po’ come sparare sulla croce rossa. Ma con tutti i soldi (di tutti noi italiani) che s’è sparata la compagnia di bandiera tant’è… Volevo aggiungere quanto segue:
oltre ai disservizi e danni riportati direttamente alle persone che volano AZ, ciò di cui spesso non si parla sono i danni anche indiretti che la compagnia reca alle persone e alle cose. In quanto spedizioniere doganale di una nota società milanese volevo far riflettere sull’inefficienza della sezione “cargo” della stessa Alitalia.
In un mese ho ricevuto da partners comunitari e “overseas” almeno due richieste urgenti di spedizione (di cui una a temperatura controllata, trattandosi di prodotti di pasticceria), da Milano per diverse destinazioni. In tutti i casi un volo diretto sarebbe stato la soluzione logistica ideale per dare mostra ai clienti dell’incisività della società per cui lavoro e dei propri corrispondenti esteri. Nel nostro lavoro quasi sempre “basso costo” e “sollecitudine” sono le parole d’ordine (“Urgent!”, “In a rush”, etc… le espressioni più ricorrenti).
«Please, ship with a direct flight!» mi supplicava al telefono l’agente a destino, per l’ultima spedizione assegnataci.
«Ma sei sicuro?» gli facevo io. «Guarda che l’unico volo diretto è con AZ!». E anche questa era una mezza bugia, dato che da Milano spesso e volentieri il routing prevede il tratto camionistico, o il volo su Roma FCO, il che da qualche tempo a questa parte (be’, un po’ di tempo oramai) vuol dire che si può star quasi sicuri della cattiva riuscita della spedizione stessa.
Non so se per colpa della povera Alitalia, non so se per colpa delle “handling agencies” che s’è scelta presso i terminal di Milano e Roma, ma vi assicuro che spedire (soprattutto) su Fiumicino è come lanciare la merce nel bel mezzo del triangolo delle Bermude. Le latebre dei magazzini aeroportuali appaiono sempre più insondabili…
«Dov’è la mia merce? Doveva essere già arrivata!» mi fa il cliente, il giorno seguente alla consegna nelle mani della compagnia.
«Già, dov’è?» rigiro la domanda al call-center AZ (che però sta a Palermo – senza pregiudizio, poveretti-) per sentirmi rispondere che «Non si trova. S’è persa… Ma abbiamo aperto già la pratica di “tracing”».
“S’è persa”… merce birichina! E intanto, in un momento storico della nostra economia che si fa sempre più difficoltoso, i clienti esteri si rifiutano di pagare il servizio che non rispecchia le aspettative date e so già che la prossima volta si rivolgerà alla concorrenza che, probabilmente, si avvarrà di un “carrier” non italiano e che, pur fornendo un volo via Hong Kong con destinazione finale Chicago, arriverà prima di me. La ditta italiana a volte perde gli ordini, il Bel Paese ci fa la solita bella (quasi "porca") figura.
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Dear Mr. Beha,
with reference to your article entitled “Sometimes also Italians get pissed”, on newspaper “Il fatto quotidiano” dtd 19/Oct/2009 let me say that I know already that writing about Alitalia today is like shooting on the Red-Cross. But considering how many moneys Alitalia bleeds up (money of all we, Italian people) I would like to write the following in: besides the poor service and damages directly caused to people flying AZ, there’s something more, what we don’t speak enough about, that is: the damages caused also indirectly to the people and things, and to Italy in general. I work as freight forwarder in Milano and I would like to let you think about the inefficiency of the “cargo” section of Alitalia. During last month I’ve received from communitarian and “overseas” partners at least two urgent inquiries concerning two shipments (one of which was with controlled temperature, because it consisted of pastry products), from Milan to different destinations. In both cases a direct flight would have been the ideal logistic solution for giving to our customers an idea of the efficiency and speed of our company and of our own agents at destination. In our job words like “low cost” and “speed” are like passwords (“Urgent! ”, “In to rush”, etc… are the most common phrases). “Please, ship with to direct flight” the agent at destination was praying me, with reference to the last shipment assigned to our company. “Are you sure?” I said. “Please, note that the only direct flight is with AZ carrier”. And this was a lie, indeed, because AZ routing from Milan foresees part of the shipment by truck, or by air to Rome FCO for catching the second connecting flight, that often means that your shipment for sure will fail. In fact, I don’t know why, but shipping to Rome FCO airport is like dropping the goods in the Bermude’s triangle.
“Where are my goods? They should be arrived already!” says on the phone the customer the day after we delivered the goods in Alitalia cargo terminal. “That’s right. Where are they?” I forward the same question to Alitalia’s call-center (that is in Palermo city) in order to hear the following answer: “Oh… We can’t found them. They got lost… But we have opened the ‘tracing’ file already”. “Got lost”… naughty goods! In the meanwhile, in a bad historical period for our economy, our foreign customers refuse to pay the service reflecting not the outlined expectations at all and I already know that next time they will call our competitors, who’ll turn to a not Italian carrier even supplying a flight via Hong Kong with final destination Chicago, but arriving in time anyway, indeed. In this way Italian companies lose their orders, and our Country makes a bad impression, as usual.

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