Saturday, 10 October 2009

Crash... Attacco misogino! – Crash... Misogynist attack!

Il titolo "Crash" del post è subito spiegato:
sono le tre di mattina, diluvia e finalmente sono arrivato a casa dopo aver fatto il PRIMO INCIDENTE AUTOMOBILISTICO DELLA MIA VITA!! Pensavo di essere immune a certe cose, e invece sono mortale e umano anche io. Anzi, direi della peggiore specie. Anzi, dico un vero deficiente, debosciato mentale. Per questo il vostro Dio mi ha punito - per la mia cretinaggine.
Comunque sto benissimo. Sì, la mia "Chica" (come chiamo la mia Seat Ibiza Stylance) un po' meno... Molto meno, diciamo così. Dopo una giornata di cacca, una serata a cena dal prof che mi aveva risollevato ho chiuso, però, in merda. Grazie a chi mi è stato vicino: il Prof che mi ha fornito il numero soccorso ACI anche se poi il carro attrezzi non è mai arrivato (ma tu sei sempre efficientissimo, Prof!), a mio fratello che è accorso in mio aiuto appena ha potuto, portando i suoi amici e a Lui (non il Dio di cui sopra) che è stato molto premuroso. Quindi - CRASH!
Domani penserò all'assicurazione e balle varie. Devo pur imparare come si fa, no?
Ma veniamo a noi:
Sirviuzza, grazie mille per l’articolo sui problemi di eiaculazione precoce, di disfunzione erettile e via dicendo che mi hai inoltrato qualche giorno fa… Certo, mi son chiesto come mai ti son venuto in mente proprio io, ma tratterò l’argomento comunque molto presto. Non oggi però ché mi girano un pochetto.
Qualche giorno fa, invece, leggevo sul “Time on line” un commento di Luke Leitch intitolato «Token male: three wise lessons».
Mr. Leitch ha scritto: «[…] if you are ever against the clock but need to pee, do not – at all costs – be lured into joining an all-female line for unisex cubicles. They take for ever. At least four minutes per woman. You will miss your bus». Vale a dire: se sei di fretta, ma anche nell’urgente contingenza di liberare la vescica altrimenti rischi di esplodere, ecco che devi evitare a tutti i costi di metterti in fila per un bagno unisex, di quelli nello stile “Cage & Fish” per intenderci, perché potresti imbatterti in un’attesa eterna – quattro minuti/donna, e di sicuro finiresti coll’essere molto più che in ritardo. Tutto ciò mi ha ricordato una riflessione recente generata da un improvviso attacco di misoginia.
Ero al giro per i negozi del centro col gran figo del mio dolce fratello per rinnovo suo guardaroba. Come sapete, esclusi i negozi di Via Montenapoleone e dintorni, non è che rimanga molto in fatto di attività commerciali dedicate esclusivamente a noi maschietti e, naturalmente, come potete ben immaginare non è potuto mancare una escursione da “Zara Uomo”, anche solo a titolo d’adeguamento gusti alla moda simil-frocia-junior.
Be’ che, mentre si mangiavano mio fratello con gli occhi e dopo la figura di merda che ci ha visto entrambi richiedere informazioni circa la taglia di un maglioncino a un povero ragazzo singalese che stava sì frugando fra la merce esposta, ma che s’è rivelato non essere un commesso come avevamo immaginato (volevo morire! Ma a nostra discolpa posso dire ch’era vestito con qualcosa di molto simile alle divise dei commessi di Zara), quando finalmente pareva avessimo trovato qualcosa d’interessante per noi… Zac!, si piazza davanti la solita rompicazzo, giusto in mezzo alle palle, come solo le donne sanno fare quando vanno a caccia (a fare shopping), materializzandosi fra te e lo scaffale senza che tu nemmeno possa accorgertene e magari prelevando quell’unico esemplare di camicia, o canottiera attillata ma anche mutandina “speciale” che tanto aveva attirato la tua attenzione. Lo so, sono esagerato ma non ho potuto fare a meno di commentare:
«Ma porca troia! Ma che cazzo ci fanno le donne da Zara Uomo? Non gli bastano i dieci piani che lo stesso sig. Zara ha dedicato loro, tra le altre cose giusto due metri più avanti, oppure i due piani che sempre lo stesso sig. Zara ha dedicato loro anche su via Torino, oppure il piano che sempre lo stesso munifico sig. Zara ha dedicato sempre alle donne su corso Buenos Aires?». E a questo punto che il mio caro fratello mi ha lanciato uno sguardo in tralice e mi ha chiesto: «Ma che fastidio ti dà?».
Che fastidio mi dà-à?? Mi ha chiesto che fastidio mi desse, capito?
Dunque vi chiedo: chi è d’accordo con me a vietare alle donne l’ingresso nei negozi per uomo, se non dietro presentazione certificato di nascita del marito e/o fidanzato/fratello attestante un compleanno imminente, oppure certificato d’invalidità per cui è credibile che l’uomo in questione è impossibilitato a fare l’acquisto personalmente? È questo il fatto, poi – che a volte le donne vengono nei nostri negozi anche senza un vero motivo, giusto così, per svago…
E allora, se la soluzione sopra parre esagerata, cosa ne dite di istituire una carta dei “diritti dell’uomo nei negozi a lui dedicati”, secondo la quale la priorità di shopping deve essere data a noi maschi e le donne sono tenute ad aspettare fuori il loro turno, a meno che non sia l’uomo stesso a richiedere la sua compagnia?

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