Wednesday, 28 October 2009

Ogni testa è un mondo.

Ricordate? L’ho ripetuto tante volte, in diversi post precedenti, il modo di dire che fu della mia dolce nonna Maria: «Ogni testa è un mondo!». La nonna Maria non era come l’altra, cioè la nonna paterna – la “Sovrana Dipendente” su cui sto scrivendo il romanzo e di cui vi dirò, se non poco. La Sovrana era una donna atipica del sud – a parte la capacità di comandare -, alta, imponente, figlia di un chimico-farmacista, forse l’unica donna della sua generazione, a Rossano, a conseguire la laurea in farmacia. La nonna Maria, invece, era minuta. Aveva la terza elementare e le mancava un dito che dovettero amputarle da ragazza, quando si fece male lavorando sui monti del trevigiano da cui proveniva. Eppure aveva una saggezza che solo oggi capisco a fondo essere molto rara – la saggezza del cuore. Nonostante provenissero da due mondi quasi opposti le due donne andarono sempre d’accordo. C’era il rispetto reciproco e, poi, l’affetto e l’ammirazione sinceri. Una faceva ai ferri le babuccie di lana per l’altra che, invece, le forniva i medicinali necessari. È tanto vero il detto di cui sopra della nonna Maria che, quando pochi mesi dopo il suo novantesimo compleanno, la trovai in poltrona a sgranare il rosario e le chiesi cosa ne pensasse dei matrimoni gay, mi sorprese dicendo che lei era a favore di ogni forma d’amore, purché fosse quello, l’amore, a governare e poi che il Signore – mani e occhi al cielo! - ci ha lasciati liberi di fare ciò che vogliamo.
Ma come stanno oggi le cose?
Be’ che, il 25/10 il quotidiano “The Guardian” ha pubblicato un reportage a cura di Mrs. Rebecca Seal sull’ascesa dei papà gay, includendo una serie d’interviste a coppie di omosessuali che pare stiano “reinventando il mondo delle adozioni” [cfr. «The rise of the gay dad - More and more children are being adopted by same-sex couples. In the past two years the number of gay men approved to adopt has doubled. Here we listen to some of their stories.»].
Fra loro ci sono il quarataquattrenne Peter; il quarantanovenne Paul e il suo compagno da diciannove anni Matt (che di anni ne ha quarantuno); e ancora Zoltan (trentotto), Mark (trentacinque), e in fine Rodney (quarantuno anche lui, e single).
Il primo, Mr. Peter, sostiene nell’intervista che non si possono neppure immaginare i pregiudizi che una coppia gay deve affrontare approcciando il mondo delle adozioni. Una cosa sembra sicura: per una coppia gay è più che ostico riuscire ad adottare un bambino che abbia un’età inferiore ai cinque anni (almeno loro posso adottarli). Le coppie omosessuali, certo, rappresentano un “profilo” diverso da quello delle coppie miste o di coppie di anziani. Secondo Peter, invece, essere gay o lesbica dovrebbe essere un valore aggiunto e non una discriminante; questo in virtù del fatto che proprio gli omosessuali (purtroppo) grazie alle difficoltà affrontate per poter affermarsi durante il periodo adolescenziale possono essere più d’aiuto a un bambino che va via via avvicinandosi a una fase così delicata della crescita. Sono molti gli assistenti sociali che riescono a capire questo concetto, ma è altrettanto vero che esiste una gerarchia degli “adottanti”, in cui il primo posto è riservato alla coppia etero (possibilmente ricca) e questa gerarchia – continua Peter - sta a significare che lesbiche e gay sono ritenuti più indegni di essere genitori rispetto agli etero (come agli uomini di colore che vogliono adottare un bambino bianco e vice versa) che siano nubili/celibi o meno. Eppure è toccante l’amore trasudato dalle parole di Peter per i suoi due bimbi, avuti dopo tante difficoltà. Non hanno mollato, lui e il suo compagno, e i figli li adorano, soprattutto – dice – perché sono riusciti a far capire loro che non sono mai stati abbandonati dai loro genitori naturali, anche se da loro sono stati separati. I bambini si sono sentiti sempre e sempre e comunque si sentiranno amati. D’altronde non è questa la cosa più importante per rendere un bambino sereno e felice?
Paul, come anticipato, ne ha 49 di anni. Ancora solo leggermente brizzolato sulle tempie (invidia!), tipica faccia inglese e maglioncino a girocollo nero alla moda, ha uno sguardo tranquillo e compassionevole. Lui e Matt hanno adottato due fratellini: Harry e David, rispettivamente di otto e sei anni. Avevano iniziato a parlare di adozione una notte, poco dopo la cerimonia della loro unione civile (almeno loro possono unirsi... civilmente!). Stavano insieme da quindici anni e avevano una voglia matta di essere d’aiuto a chi era più sfortunato di loro. Non credevano ancora di riuscire ad adottare un bambino nel vero senso del termine, ma erano disposti a fare di tutto per sostenerlo anche solo a distanza, od ottenerne uno in affidamento per un periodo di sei mesi, o giù di lì. Ma quando capirono che poteva esserci la possibilità concreta di avere un figlio loro, ecco che si sono decisi a scendere in battaglia. Tre anni ci sono voluti, ma quando li hanno finalmente visti finalmente saltellare, per la prima volta, al di là di una parete di vetro in un istituto britannico… Be’, - dice Paul - erano adorabili già allora. Quando poi permisero loro di familiarizzare un po’ per verificare le prime impressioni reciproche i due vissero i quarantacinque minuti più fantastici della loro vita. E poi in macchina, tornando a casa, Paul cercò di rimanere quanto più coi piedi per terra e disse: «Let's not make too big a thing of this», ma Matt lo guardò e rispose: «You're joking? This is huge». Paul definisce i pregiudizi nei confronti degli “adottanti” gay “Mummy prejudice”, ma dice anche che spesso l’unica colpa della gente è il suo essere fin troppo “ingenua”, fino al puto da non riuscire a credere che dei bambini possano venire adottati. Per esempio i figli di Paul e Matt sono di carnagione molto più scura rispetto a loro e quando la gente chiede a Paul: «Ma sono i tuoi figli?» e lui risponde: «Certo!», allora quelli ribattono «E come sono usciti così scuri?». il tutto in presenza dei piccoli. A scuola – raccontano ancora - l’ambiente s’è rivelato dei migliori, nonostante il loro caso sia stato il primo (di bambini adottati da genitori dello stesso sesso) il clima non sarebbe potuto essere più calmo e dolce di com’era e com’è ancora oggi. È capitato che le mamme di altri bambini abbiano chiesto di fare da madre ai bambini almeno per un giorno. «Potrebbero sempre dire “Ehi, ma quei due non hanno una madre!”, no?» hanno notato alcune. Al che Paul avrebbe risposto: «E come pensi che siano venuti al mondo?». E poi conclude l’intervista osservando: «Times have changed immensely: I put myself forward to be a governor and I got voted in by the parents who know all about me, which is fantastic, because I'm old enough to remember being too scared to ever tell anyone I was gay. People focus too much on the fact that two men can't have a child. But what they forget is that adoption is not about starting a child – it's about taking over and parenting damaged children, and that's a skill. I'm not putting us up on a pedestal. All I'm saying is that we're a real resource».
Sorvolo sulle storie di Zoltan e Mark, su quella della gialla esplosività di Simon, e della blu cobalto di Guy e Richard che potrete comunque leggere on-line, e arrivo a Rodney, il single gay quarantunenne che lo scorso gennaio ha adottato Sebastian, di quattro.
Come ha sottolineato Rodney, sono davvero pochi gli uomini che decidono di adottare da soli un bambino. Lui ne aveva sempre voluto uno, ma non aveva ancora trovato la persona giusta. La cosa più divertente è che il 90% della gente non fa che ripetergli quanto sia fortunato Sebastian ad averlo come padre, ma: «I feel like the luckiest person in the world. People think we adopters are all doing something great, but it's the best thing I've ever done» risponde lui.
Ma non dimentichiamo da dove siamo partiti: «Ogni testa è un mondo», esatto?
E sul Daily Mail è apparso lo stesso giorno un articolo dal titolo: « Yes, children DO make you happier... but only if you're married», per la penna di Fiona Macrae che sottolinea come, a dispetto di quanti la notte sono costretti ad andare a dormire coi tappi nelle orecchie per ignorare il marmocchio urlante, i ricercatori sostengono che avere figli può renderci davvero felici. La ricerca è stata condotta su un largo campione di famiglie britanniche e contraddirebbe quanto le ricerche precedenti avevano sempre affermato: che i marmocchi, al contrario, spesso rovinano le relazioni migliori. Quasi 90,000 mamme e papa sono state intervistate e le risposte hanno rivelato che i matrimoni acquistano una marcia in più con l’arrivo della cicogna – scrive la giornalista, riportando la relazione del “The Journal of Happiness Studies”.
Forse non è una sorpresa ma pare che le donne traggano maggiore soddisfazione dal nuovo ruolo genitoriale che non gli uomini. A ogni modo i bambini porterebbero la felicità solo all’interno di coppie sposate. Se una coppia vive semplicemente insieme la nascita di un bambino è foriera di malcontento. Lo dice uno studio della “Glasgow University”. Il ricercatore (La Mente) è Luis Angeles che ha detto: «Il fatto che la gente che vive in coppia ma che non ha condiviso l’esperienza del matrimonio tragga un livello di soddisfazione diverso dalle coppie sposate è vero. […] Ciò che rende così distanti le coppie sposate da quelle che non lo sono non è tanto la possibilità di mettere da parte i soldini necessari per campare un bambino, quanto la concreta volontà di farlo. Di regola, l’arrivo di un neonato tende ad essere visto come una benedizione per una coppia sposata e un problema per una coppia non sposata o un genitore single» (?????).
Tant’è… (ricerche a parte), come dicevo: «Ogni testa è un mondo».
Ma tanto, appunto, che qualche giorno è uscito anche sul quotidiano “Il Giornale” un articolo della giornalista Erica Orsini: «Tolgono bimbi ai nonni per darli a genitori gay».
Recita l’articolo: «Meglio adottati da una coppia gay che dai loro nonni. Due bimbi scozzesi, fratello e sorella di cinque e quattro anni, sono stati tolti dai servizi sociali di Edimburgo ai loro nonni naturali e stanno per venir adottati definitivamente da una coppia omosessuale ritenuta più adatta agli interessi dei bimbi. Per la legge infatti i genitori della madre dei piccoli, che da tempo non è in grado di occuparsene perché eroinomane, sono troppo vecchi per crescere i nipoti. Cinquantanove anni lui, quarantasei lei, i signori, la cui identità non è stata rivelata ai giornali, hanno lottato per due anni per riottenere la custodia dei bimbi fino all’esaurimento di tutte le loro risorse finanziarie. Quando non sono più stati in grado di pagare le spese legali hanno dovuto desistere rassegnandosi all’ipotesi di un’adozione. Di certo però, non si aspettavano che ad adottare i nipoti sarebbero stati due uomini […]».
Attenzione che non vado affermando che sia giusta una posizione piuttosto che l’altra. L’argomento è delicato e richiederebbe più impegno per essere affrontato a dovere.
Ma ribadisco: «Ogni testa è un mondo».
…Ma pare che a “Il Giornale” le teste siano molte e il mondo, però, rimanga sempre lo stesso. Ancora ecco un articolo diverso (poi anche criticato da “Il fatto quotidiano”), firmato da Renato Farina il 23/10 che si diverte a fare della (dubbia?) ironia ricorrendo a giochi di parole (che a mio parere di giocoso hanno poco e niente, anche perché ci sono studi seri sull’origine dell’obesità come malattia – probabilmente – ereditaria, al pari dell’acolismo e della propensione al gioco d’azzardo): «Tolgono i figli agli obesi ma i gay possono adottarli - È accaduto un caso grave di obesofobia, cioè di persecuzione degli obesi, in Scozia, a Dundee. Hanno portato via prima i figli grandicelli e poi un neonato a una coppia di sposi grassi, i quali sono portati ad avere bambini che sono fatti come loro: rotondi. Un caso chiaro di razzismo medicalmente corretto. […] I giornali britannici la chiamano la «fat family»: la famiglia grassa. Io la chiamerei una ex famiglia devastata da pirati della burocrazia. Si tratta di un atto da bucanieri con il timbro della legge. Nessuno qui vuole consigliare alla gente di portarsi addosso rotoli di lardo, né che si debbano gonfiare i bambini di intrugli. L’alimentazione corretta è importante, e così via. Ma questo zelo per il corpo perfetto, per il rapporto ideale tra altezza e peso stabilito per legge è esso sì un vizio, altro che l’obesità fisica. È una obesità morale. Preferisco l’intemperanza nel gustare il cioccolato, che l’incontinenza nell’inondare dei propri comandamenti igienici il mondo. Basta così, per favore. Se i diritti umani si misurano a peso, i grassoni dovrebbero averne di più, e allora li si rispetti. Sembra un articolo leggero, vero? Un po’ spiritoso. I ciccioni del resto fanno ridere. Ma il riso è di certo più umiliante e talvolta più violento dello sguardo digrignante. Bisognerebbe proporre e approvare davvero una legge contro l’obesofobia, se non facesse ridere. […] Se uno osa ormai avere un dubbio sulla linearità morale o naturale dell’omosessualità è passibile di denuncia. In questi campi dell’«orientamento sessuale» il Papa non conta niente, è trattato come un reazionario torturatore. La nuova suprema cattedra etica è l’Organizzazione mondiale della sanità con sede in Svizzera. Essa ha proclamato i suoi dogmi e nessuno li discute. Anche se la citata religione dal camice bianco non ha ancora trovato un rimedio al raffreddore e alla calvizie, sulle profondità della psiche umana sa tutto, povera illusa, ma guai a chi non le crede. Così ha decretato sia giusto sanzionare come malattia anche mentale l’obesità e invece ritiene assolutamente congruo alla natura umana essere gay, bisex, transgender eccetera. Qui non ne discuto, guai, ho già abbastanza grane. Ma bisogna finirla con la persecuzione un tanto al chilo».
Be’, che il resto ve lo lascio leggere in pace (santa!) sul sito del quotidiano in questione. E siccome, appunto, «Ogni testa è un mondo» allora io su quel sito cercherò di tornarci il meno possibile.

5 comments:

vic said...

Devo andare a scuola,non ho tempo per leggere tutto..troppo lungo!Quando imparerai il dono della sintesi? ;-)
Una pregunta: hai trovato pure tu in soffitta una cassa con dentro i ricordi degli arcavoli e ti appresti a scrivere la tua prima saga famigliare? "2000 pagine di ciliege"...eheh
A ce soir! :-)

Madavieč'77 said...

Ciao Vic,
a stasera. No, non è una saga. Se vuoi, poi ti raacconto.
Ciao,
Rf

Anonymous said...

La SAGGEZZA del CUORE...proprio così...nonna Maria ce l'aveva, una conquista così raro e nobile! Ma, secondo te, si può essere consapevoli di possederla?

...lungo ma alquanto interessante! ;O)

P.S.
A stasera...e mi piacerebbe sapere anche a che ora e persino il tuo indirizzo...ma chissà se mai avrò questa risposta! Che il tempismo t'assista raff!

Grazie,

Fabio

Madavieč'77 said...

Ma perché ce l'avete tutti col mio tempismo-o-o-o-o-o-o!!!
Allora:
ci vediammo alle 20.30 c/o isuaAGFJVC GCVHCGFBGK... TI CHIAMO DOPO.
Rf

Anonymous said...

appunto... perchè?!!!
A DOPO CARO... :=)
f.