Friday, 2 October 2009

Orfeo o Euridice?

Dato che siamo in tempo di reality letterari ispirati alle vostre canzoni preferite, lasciate che vi rifili questa riflessione.
«Forse non riuscirò a darti il meglio” canta Carmen Consoli, “più volte hai trovato i miei gesti ridicoli, come se non bastasse avere rinunciato a me stessa […] tutta la forza del mio amore…».
È il lamento di una persona che per amore ha cambiato se stessa, finisce col prenderne coscienza e se ne pente. Credo non ci sia una sensazione peggiore, più distruttiva del sentirsi inutili per la persona che si ama.
Be’ che, ho ricevuto in regalo un libro che da molto tempo avevo in mente di comprare – “La versione di Barney” di M. Richler. Un regalo azzeccato, benché mi sarei aspettato una lettura diversa. A ogni modo il protagonista della storia è il signor Barney Panofsky che, scrivendo, ripercorre alcuni degli avvenimenti principali della propria vita. Una delle figure ricorrenti nel romanzo è quella della sua ex moglie, Miriam (la terza per l'esattezza), conosciuta giustappunto il giorno del matrimonio fra Barney e la sua seconda moglie.
Riportando il ricordo di uno dei primi appuntamenti, durante il quale aveva cercato di far colpo su Miriam, Barney scrive: «Le spiegai [a Miriam] che mi ero impegolato nel matrimonio con la Seconda Signora Panofsky in spregio a Clara [la sua donna precedente], anzi no, per senso di colpa […]. Ma giurai di non avere mai amato nessuno fino a quando non avevo incontrato lei, Miriam, al mio matrimonio».
Addirittura, il giorno stesso del suo matrimonio, scorgendo Miriam fra gli invitati, Barney narra di non essere riuscito a trattenere una dichiarazione per certi versi agghiacciante, la stessa che la Seconda Signora Panofsky aveva origliato senza volere e senza che lui se ne accorgesse. Poco tempo prima di divorziare è la stessa Seconda Signora Panofski a ricordarla: «Al nostro matrimonio sono venuta a cercarti, e ti ho sentito con le mie orecchie dire a Boogie: “Sono innamorato. Per la prima volta in vita mia sono seriamente, totalmente, perdutamente innamorato”. Non so neanche dirti quanto mi sono commossa, né quello che provavo per te in quel momento». Già, peccato che quelle parole fossero riferite a un’altra donna e non a quella portata all'altare appena poche ore prima. E davvero Barney s’era perdutamente innamorato di un’altra. All’improvviso – o forse no – la Seconda Signora Panofsky era diventata da sola tutte le latebre degli inferi messe insieme e Barney s’era trasformato in una sorta di Euridice, smanioso di seguire Orfeo, ossia Miriam, che l’avrebbe riportato alla luce del sole – alla vita.
Più avanti, osservando Miriam in una camera d’albergo, Barney pensa: «Era come se il giaccio che mi ricopriva il cuore si stesse spaccando, l’inizio del disgelo, una cosa così». L’idea del disgelo (che rimanda a una delle più belle poesie di Nikolaj Gumilёv che abbia mai letto), messa di contrasto al sentimento d’inutilità citato all'inizio, è invece quanto di più bello si possa esperire.
Il mito del figlio di Apollo (secondo alcuni del re di Tracia Eagro e della Musa Calliope) e di sua moglie Euridice è, forse, fra i temi su cui è stato scritto di più da che fu partorito.
Mi domando se in una relazione è mai possibile che uno dei due innamorati si muti di colpo agli occhi dell’altro nell’essere più molesto che possa esistere. Come succede che chi ci è rimasto accanto per tanti anni si trasformi per noi nell’odioso Karenin, e che noi ci mutiamo in tante piccole disperate Anna, principiando l’attesa del Vronsky di turno, o identificandoci appunto nel mito di Euridice/Agriope? A meno di precipue cause inaccettabili dalla moralità comune, quali possono essere i motivi che ci inducono a guardare a chi ci è rimasto a lungo fedele come fosse l’essere più odioso? Può accadere davvero d'imbattersi in qualcuno che diventi per noi ciò che fu Miriam per Barney, cambiando il nostro compagno nella Seconda Signora Panofsky, in Karenin, nella figura di un Ade da cui fuggire il più in fretta possibile, e facendoci riconoscere nelle parole di C. Consoli quando, nella canzone appunto dal titolo “Orfeo”, canta:
«[…]Portami con te non voltarti/conducimi alla luce del giorno/Portami con te non lasciarmi/Io sono bendata ma sento già il calore/È il momento di svegliarmi/é tempo di rinascere/Sento addosso le tue mani/ed è un caldo richiamo perché/ho bisogno di svegliarmi/di prendermi cura di te/Ritorno alla vita […]».
In una tale supposta contingenza, chi potremmo definire più Orfeo e chi più Euridice? Chi è il salvato e chi il salvatore? Chi potrebbe arrogarsi il diritto d’asserire di non essere riuscito a dare il meglio, d’impillaccherarsi nel senso viscido dell’essere inutile per l’altro?
Forse, alla fine dei conti, se Anna Karenina finisce sotto a un treno, se Orfeo volta indietro quella sua testa di cazzo, la stessa che, mozzata via, finirà a mollo fra le acque dell’Ebro ed Euridice rimane prigioniera del Tartaro, allora la coscienza popolare vuole insegnarci che abbandonare il campo non è la cosa più giusta da fare.

Euridice appartiene al regno di Ade e Orfeo non avrebbe mai dovuto provarsi a salvarla, per quanto l’avesse amata intensamente. A volte ho la sensazione che si cerchino delle vie di fuga anche quando non ce n'è affatto bisogno. Euridice è morta e il Tartaro è il suo posto. Alla fine credo che l'abbia capito anche lei e che, non potendo far altro che rassegnarsi all'idea, adesso sia addirittura felice lì dov'è.

4 comments:

vic said...

Eh no, tu ora non puoi farmi questo! Non puoi leggere in negativo quella canzone di Carmen (Orfeo) che è forse la seconda che avrei potuto mandarti per il concorso-reality! E' stata una delle canzoni che mi hanno dato energia in momenti insperati. Perchè alla fine le ultime parole di Euridice sono "ritorno alla vita".. Insomma, 'ntu culu a ogni tradizione mitologia lei lì si salva eccome!!

Poi sul fatto che un giorno ti svegli, e il tuo principe azzurro ti appare improvvisamente il mostro di lockness..bè..credo possa succedere purtroppo. Certo, so' cazzi! Ma quando si dice che tranne i nei e la Carrà nulla è per sempre..è proprio per questo! Che in altri termini si traduce in un "NON SPOSATEVI!" L'amore avvolte se ne va on la stessa velocità con cui arriva, e senza dare spiegazioni..
Mischinu cu c'ancagghia!

vic said...

ps. a volte. Non avvolte. Sono febbricitante

Popinga said...

Grazie per avere ricordato il mio amico Barney Panofsky. L'ho incontrato a un Bar Mishvà ai tempi del suo terzo matrimonio, o era per la circoncisione del primogenito di Uri Finkelstein? Non importa, comunque allora mi disse che spesso si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare. Poi salimmo sul terrazzo per una tintarella di luna.
(Appena ho un momento di calma riprendo a leggere la tua traduzione dal russo, e smettila con i complimenti esagerati sul mio blog, che quello che scrivi tu è di alto livello!)
Ciao

Anonymous said...

Scusami Vic,
non volevo.

Ma che vor dì C'ancagghiari?
Rf