Tuesday, 13 October 2009

“…Senza lasciare traccia”. 2 (english version included).


Il suo volto è un’arma. La pelle ha il colore del piombo. Le parole, del piombo, hanno il peso. Sotto la pelle i tendini tesi come cavi d’acciaio e di rame, e le sue dita legano le bionde come morsetti di ferro.
Quando pensa socchiude gli occhi, le palpebre calano grevi come saracinesche, la mascella si serra come ganascia e col braccio circonda la fronte. Un’arma.
Fatto di materiali ferrosi, mescolanza e fusione d’arnesi, lame, spade e rasoi… Rasoi – le labbra. Se lo bacio mi lacera. Sangue. Mi capitò di abbracciarlo - folgore. Dal torace, fusto ruvido e increspato, compatto e luminoso come acqua imbrunita dal vespro, l’energia elettrica passò in me. Scrollava, soffocava, batteva e legnava. Gridava - di più. Sgolava – di più. Sputava i polmoni. E col naso, il mio, calcato sul petto di lui. Profumo – veleno. Cristo! Cristosanto se soffoca. Migliaia di minuzzoli di vetro dalle narici dritto nei polmoni. Si piantano. Tagliuzzano. Recidono e graffiano. Strappano. Cammini fra la gente e lo respiri. Strisci e lo respiri; nelle fogne, fra gli scoli. Quel profumo, quel veleno non ti lascia. Il sangue lo ingoi. Ne vuoi ancora. Di più.
Il sorriso – la fine. Come incurva e tende le dita – la fine. Come casca la maglietta sul costato – la fine. Se lo ami è la fine. La fine è odiarlo. Freddezza non si può. Distacco – inverosimile. Stoicismo – improbabile. L’auspicio è non incontrarlo, ignorare chi sia, di non incrociarne lo sguardo. Mai. Ti ruba la mente, la follia ti ubriaca e poi… muori. Ma poco è morire. Morire è delizia. E più muori più lui, per nome, nasce di nuovo e ancora. Spermatophyta, "chioma espansa, densa e globosa, stipola ovata o tondeggiante, acuta all'apice". Emana un odore sgradevole. Il suo profumo – il veleno. C’è un po’ di farina gialla fra i suoi palmi; un po’ di zucchero e vaniglia sui suoi piedi. È dolce e molle il corpo. L’adoro e l’odio, il mio venefico, funesto pan di miglio.
Detto, fatto.
“Prima di amare impara a camminare sulla neve senza lasciare traccia”. Eravamo partiti da qui, no?
Bene, questo era un esempio di cosa vuol dire, secondo me, lasciare una traccia. È frutto della notte scorsa quindi domando solo un pizzico di comprensione. Non è indelebile come quella dell’amore, certo, questa traccia, ma è pur sempre profonda. Almeno così è che l’ho conosciuta. Almeno per quanto limitata è vera, la mia (senza pregiudizio). Lasciare una traccia è… Be’, credo che sia quando ti rendi conto di non avere altre parole per descriverlo, se non le prime ad accendersi e a portarti in giro fra le cose e il mondo, e che non riesci a spegnere se non le butti giù, non le metti nero su bianco, non dai loro una forma. Questo è lasciare una traccia, o portarla su di sé, fate vobis. Alla fine è lo stesso, no?

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His face is a weapon.
The skin is lead-colored. His words are leadweighing, indeed. Under the skin tendons are tightened like copper and steel cables, and his fingers tie cigarettes like iron clips. Every time he thinks, he half-closes his eyes, eyelids come down like heavy iron gates, the jaw locks up like a brake pad and his arm embraces the forehead.
He's just a weapon. Made of iron materials; fusion of tools, blades, swords and cut-throat razors… Razors – his lips. When I kiss him he rives me.
Blood.
Once I embraced him - thunderbolt. Raising from the thorax, rough and wrinkled, tight and brightening like water darkened by vespers. An electric power going through me. He shook me,
stifled me, struck and beat me. He screamed. More than this, indeed – he shouted hoarse. More than
this, indeed – he threw his lungs up. And with the nose, my nose, I trod on his chest. His scent - poison. Jesus! Jesus Christ how he can stifle me, still today! Thousands of glass splinters go from
nostrils straightly in my lungs and drive there. They snip, cut off and scratch me inside. They tear me. I can breathe his poison walking down the streets. I can breathe it groveling; down in the drains, when I'm wrapped up with drainages. That scent, that poison does not leave me alone. His blood – I
swallow it. I want it. More and more. His smile - the end. The way he bends and stretches his fingers
- the end. The way his T-shirt falls on ribs - the end.
Loving him, this is the end. The end is hating him.
Cold shoulder - impossible. Stiffness - improbable. Stoicism – far-fetched. My omen to you is to meet him not, to ignore who he is, to meet not his eyes.
Never. He‟d steal your mind, madness gets you drunk and then… then you die. But dying is not too much. Dying is delight. And more you die more he comes to life, again. It‟s written in his name.
Spermatophyta, expanded foliage, dense and orbicular, round outgrowth, barbed on the top.
He gives a bad small off. His scent - that poison.
There‟s some yellow flour in his palms; some sugar and vanilla cover his feet. His body is sweet and
soft. 
Je l'adore et Je le déteste. 
My vicious, pestilent elder bread.

2 comments:

Popinga said...

Bello! F.T. Marinetti dopo il trapianto del cervello di C. Bukowski! A parte gli scherzi, mi è piaciuto. Su Reader lo contrassegno con Mi piace.
Ciao.

Madavieč'77 said...

Oh, Popi! Tu, l'uomo degli enigmi, mi stupisci e mi confondi.
Ciao e a presto,
Rf