Monday, 23 November 2009

Com'era 'sto fuoco?


All’incirca due anni fa, in “L’incendio”, principiando da un mio proprio sentimento e passando per due citazioni quali «Accidere ex una scintilla incendia passim» di Lucrezio e «Alterius non sit qui suus esse potest. Deligere oportet quem velis diligere» di Cicerone, ho scritto:
«È accaduto ch’era un mese d’aprile completamente diverso dall’aprile che viviamo quest’anno. Climaticamente intendo. Del tutto eterogeneo. Sembra di essere in un altra Italia, un’altra Milano, che ne dici? Il cielo era molto più buio e privo delle nuvole bianche e sfilacciate che in questi giorni si ninnano con la calma di un neonato che butta in giro lo sguardo alla ricerca di un significato per tutto ciò che continua a stimolare quella stessa strana sensazione d’ignoto che anche noi due abbiamo vissuto in un lontano passato e, forse, già dimenticato. È una sensazione che esclude termini come paura, sgomento ecc… Si tratta, invece, d’una dolce agitazione. Attorciglia le budella, accelera il battito cardiaco, scorre nelle vene e le ghiaccia, ti rende smanioso di saltar giù, di tuffarti verso ciò che hai di fronte e che, per quanto ne puoi sapere, potrebbe anche rivelarsi una creatura mostruosa dalle fauci d’acciaio, capace di ridurti a brandelli in meno di un secondo - eppure non ci pensi, non prendi neppure in considerazione questa possibilità. […] “A volte da una sola scintilla scoppia un incendio…”, e ho detto, anzi, ha detto tutto. Tito Lucrezio Caro appunto. Succede a volte che, dopo aver assistito a un incendio, la gente vada via sconsolata, senza alcuna curiosità per quello che potrebbe essere rimasto sotto le ceneri, ma già pronta a ricostruire, a darsi da fare per avere dell’altro più nuovo e che non puzzi lontanamente di fumo. Altre volte accade che la gente rimanga di fronte alle fiamme figlie, piccole lingue di fuoco palpitanti e aggrappate al nero residuo che l’ha generate. “Quando è successo?”, si domanda, “Come? Cosa è stato? Oddio! Sarà stata una combinazione fatale di elementi chimici? Sarà stata la congiunzione astrale? Sarà stata quell’e-mail che ho scritto...?”. Le linguette di fuoco si agitano, si dibattono non accorgendosi che così andranno, certo, incontro allo spegnimento che vorrebbero evitare e la gente è lì che le scruta, aspettando quell’ultimo, fatale istante che le permetterà di dedicarsi unicamente alla riflessione sulla causa. In mezzo alla folla, tra le teste irrequiete che si alzano l’una sull’altra, si spingono, si spostano per avere ognuna la propria porzione di spettacolo, tra le teste di chi sta in piedi, esposto al calore residuo dell’incendio, eccomi. Ci sono io. Mezzo incantato dal bagliore sempre più soffocato - anche io con le mie domande».
Sono passati due anni, dicevo, da “L’Incedio”. Da più di sei, invece, è che non pronuncio quella parola – Amore. Rivolta a una persona, intendo. Da più di sei non dico: «Ti amo». Aveva ragione Cicerone, allora, dicendo che bisogna scegliere chi si vuole amare?
Ne ho scritto, dell’amore. Ma non ne ho più parlato. Dirò di più: oggi avrei anche paura di chiederne conto a qualcun altro, chessò, a un amico che vive la sua storia d’amore: «Ma sei innamorato? Allora, tu ami?». E non per riservatezza - certe cose a un amico vero si possono domandare, si condividono insomma - ma, appunto, per timore.
Oramai l’amore è qualcosa di talmente fragile ai miei occhi, nonostante sia siffatta forza incontrollata e incontrollabile. È così indifeso! Così fatuo! Puf!, e sparisce.
È possibile che, per questo, un uomo arrivi al punto d’avere paura di nominarlo? O è possibile persino che un uomo ne dimentichi la matrice?
È vero che a volte da quella fottuta scintilla scoppia un incendio ingovernabile.
È altrettanto vero che, per quanto ingovernabile, prima poi qualsiasi incendio è destinato a spegnersi, dovesse bruciare il mondo intero, perché anche il mondo ha una fine.
È vero ancora che l’incendio s’impara a domarlo, a soffocarlo sul nascere ond’evitare che ci faccia fuori.
Sarà anche vero, quindi, che a furia di strozzarlo ci si dimentica anche di come potrebbe essere questo… oddio, parlavamo del fuoco, o dell’amore?
Oddio, ditemi un po': com'era 'sto fuoco?

4 comments:

vic said...

Bè diciamo che in un mondo in cui della parola "amore" si abusa e la si utilizza sempre e comunque anche quando non è il caso...In un mondo che dice "ti amo" con la stessa facilità con cui ci si cambia paio di scarpe al mattino..che ne ha inflazionato il senso fino a renderlo vuoto, tu non hai perso il senso profondo delle due paroline, e sai che prima di venire pronunciate bisogna esserne sicuri. Io direi che è una qualità da preservare la tua.

Anonymous said...

E' tutto vero...nel senso che questo fuoco si accende e può diventare incontrollabile fino a farci fuori... ma comunque vada io credo che valga la pena di accenderlo.. di provarci... spegnerlo sul nascere non è giusto... forse dovremmo pensare meno e lasciare che parli il nostro istinto... proprio ieri parlavo con una mia amica e mi stava dicendo: Oddio basta con gli uomini! Non ne posso più... ecc. Ma x contro le ho fatto notare che assume tutta una serie di atteggiamenti che le vengono naturali proprio x attirare l'attenzione del maschio, oltre a quelli volontari, come il mettersi sempre in tiro, essere sempre ben vestita e sexy. Quindi le ho detto che non deve lamentarsi x le attenzioni degli uomini xchè sono il frutto del suo modo di porsi.
Comunque vada l'amore vince sempre, anche quando una storia finisce, perchè nel momento in cui l'abbiamo vissuta ci ha arricchito di nuove sensazioni,emozioni e dobbiamo cercare di ricordarci il bello e non il brutto quando finirà.
Sei una persona speciale... vedrai che troverai chi saprà aprire nuovamente le porte del tuo cuore... lascia però che entri...
un abbraccio... MARK

Anonymous said...

Mark non ha tutti i torti, anzi... :O)

Fabio

Anonymous said...

ragazzo cinico che strozzi amore,che vuoi amore.
tutta la tenerezza in un desiderio forte ma espresso così,con le parole che nascondono una rabbia e una sorta di "sfiducia speranzosa".
ma l'attesa è fremente.
si,ma non sono qui per psicoanalizzarti,sono qui per leggere e sarà che, se scrivo così,questo ho recepito o forse ho recepito solo ciò che ho scoperto riguardare anche me.
n