Monday, 14 December 2009

La nostra era glaciale (C'erano un italiano, un italiano e... un italiano).

Il clima è bollente, ma l’avevano annunciato - che sarebbe nevicato intendo.
L’avevano annunciato, sì - stavolta mi riferisco alle autorità e all’allarme circa probabili, pesanti manifestazioni di dissenso durante il comizio di ieri del Premier S. Berlusconi.
La neve e il malcontento. La neve e il disagio.
Alla neve avevo fatto riferimento in “…Senza lasciare traccia” quando ricordai un antico proverbio turco che recita “Prima di amare impara a camminare sulla neve senza lasciare traccia”.
Ancora una volta la neve mi riporta alla mente emozioni e immagini tutt’altro che positive.
Non più sinonimo del silenzio e di invito alla riflessione. Non più simbolo della candida purezza spirituale.
La neve si rivela sempre più quella melma “fradicia” di cui scrisse F. M. Dostoevskij in “Memorie dal sottosuolo” . “A proposito della neve fradicia” è giustappunto il titolo della seconda parte del romanzo, ossia la confessione del narratore delle proprie azioni più abiette.
La neve da ieri è ridivenuta un sudario che nasconde alla vista il lato più lercio dell’animo umano, il suo “sottosuolo” appunto, i dubbi che lo angosciano, il suo senso di inferiorità e inadeguatezza e, forse, al contempo il desiderio di non soccombere, di non subire gli eventi.
Col suo candore, la neve sciolta grigia e sporca rende tutto più scuro e incomprensibile.
Questa volta, però, la neve non ha fatto in tempo a nascondere poi molto. Il disagio della popolazione supportato da un malessere “altro” s’è manifestato attraverso un dei gesti più estremi e violenti quale può essere un’aggressione a viso aperto.
Il fatto (discutibile) che molta gente si sia raggruppata su noti social network per inneggiare alla santificazione dell’aggressore del Presidente del Consiglio la dice lunga sulla condizione di frustrazione del popolo italiano.
La neve non è ancora caduta che già s’è sciolta.
Il lerciume da cui siamo inondati fatica a scorrere via nei canali di scolo.
Ritornerà il momento incantevole del disgelo cantato da N. Gumilev. Almeno si spera.
E, come i protagonisti del film animato di Carlos Saldanha, tutti riavremo il nostro habitat naturale in cui vivere sereni, mettendo la parola fine alla barzelletta globale che vede gli italiani come unici protagonisti.
Rf

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