Wednesday, 9 December 2009

A Natale siamo tutti più... soli.

Lungi da me l’intenzione di rovinarvi le feste, ma da qualche anno a questa parte, durante il periodo prefestivo natalizio mi capita sempre più spesso di sentire le lamentele dei miei coetanei (32, Sob!) che non hanno più la forza necessaria d’affrontare ‘sta santa festa e tutto ciò che comporta.
Mi sembra di capire che non si rida più come una volta delle mangiate pantagrueliche, tutti raccolti intorno a tavolate di venti persone, in trepidante attesa di stracciare le carte dei pacchi (anche quando i regali si rivelano immancabilmente tali – dei pacchi e basta, appunto) con le mani appiccicose di “crùstoli ammelàti” e torrone, e tremolanti - come lo sguardo offuscato e liquido – per i fumi del limoncello, dell’amaro e del passito ingollato. Oramai non abbiamo più l’età per badare al contenuto dei regali. Il presupposto effetto sorpresa sarebbe già più che sufficiente, ma oramai sembra essere sparito anch’esso. Chi di noi ha dei figlioli, o dei nipotini, quasi festeggia solo per loro. Il Natale è dei più piccoli.
E noi grandi di oggi?
A dispetto del detto “chi mangia da solo si strozza in solitudine”, i trentenni di oggi sfuggono le feste natalizie, soffrono di più la solitudine o, comunque, sentono acuirsi un velato malessere condito d’insoddisfazione di dubbia origine. È davvero così? È vero che sempre più gente trascorre il natale e l’ultimo dell’anno in solitudine, o che quantomeno vorrebbe farlo?
Personalmente ne ho il terrore. Il terrore di finire da solo, dico. Anche se la voglia di evitare la bolgia si fa sentire. Confermo anche che tale terrore si spande solitamente nel periodo natalizio.
Già Giuseppe Ungaretti nella sua poesia intitolata “Natale” rese l’idea. Eccone alcuni versi:
“Lasciatemi così/come una/cosa/posata/in un/angolo/e dimenticata”
Della solitudine è celebre, poi, quanto asseriva V. Nabokov: “La solitudine è il campo da gioco di satana”. Nettamente in contrasto con ciò che ne pensava L. A. Seneca: “La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo”.
Dove sta la ragione? Sono solo punti di vista? Vale anche in questo caso la risposta multifunzionale - “dipende”?
Già, dipende sempre – dal contesto, dalla volontà effettiva di rimanere soli, eccetera… Ma cosa si rischia inseguendo la solitudine e soprattutto in questo periodo dell’anno?
Ecco che il due dicembre scorso, sulla base del materiale messo a disposizione dalla “University of Chicago”, è apparso sul sito del “ScienceDaily” un articolo dal titolo: “Loneliness Can Be Contagious”.
Ed ecco che mi sono chiesto come mai abbiano atteso proprio il mese di dicembre per pubblicare questa “scoperta”.
«La solitudine si diffonde fra la gente, come un brutto raffreddore. Lo dimostra una ricerca delle Università della California-San Diego e dell’Università di Harvard» recita il “ScienceDaily”. Lo psicologo John Cacioppo dell’Università di Chicago ha detto:
«Abbiamo scoperto che le persone che soffrono di solitudine e scappano ai margini della società, finiscono con l’isolarsi anche dai pochi, veri amici cui sono legati». Non è tutto. Prima che gli ultimi legami d’amicizia vengano tagliati definitivamente, dice il professore, queste persone riescono a trasmettere il proprio senso di solitudine ai quei pochi amici veri che, quindi, “diventano soli” anche loro. La solitudine è associata a una varietà di malattie mentali e fisiche in grado di accorciarci la vita e per questo è importante che la gente possa riconoscere i sintomi, distinguerli, prima che sia troppo tardi.
L’articolo del gruppo di ricerca universitario è uscito col titolo "Alone in the Crowd: The Structure and Spread of Loneliness in a Large Social Network" sul numero di dicembre del “Journal of Personality and Social Psychology”. Gli studi sono stati condotti sulla società di Framingham a partire dal 1948. In realtà il gruppo originario (che includeva più di 5,209 persone) era stato preso in esame per studi dedicati unicamente a malattie cardiovascolari. Poi il gruppo s’è allargato fino a includere 12,000 persone e l’interesse s’è spalmato su patologie differenti.
È chiaro – rivela ancora l’articolo - come le persone sole abbiano “infettato” nel tempo la gente intorno a loro, prima di potersi isolare ai margini della società.
Alùra, se fem?
Ce ne stiamo per i cazzi nostri, oppure ci uniamo a chi rischia davvero di morire di solitudine senza saperlo e salvando anche noi stessi?
Non è una domanda facile, lo so.
Diciamo così: dipende...

4 comments:

fratt u mercan said...

mi piace raro, e mi fa paura

Anonymous said...

Caro Raff, come tu sai da un anno e mezzo che abito da sola. E vedo che solo mi chiamano quelli che sono solo. Quelli che abitano in famiglia non ci capisci. Ho ricevuto tante risposte stupidi. Per essempio, che ho avere attenzione, per non cadere, per non ecc. La risposta che ricevo, "ma si succede mi chiami no?" E rispondo si non mi posso levare, come ti chiamo. Ok, cosi tanti.
Ma non abbiamo d´essere disperati. Lo so che per te e molto forte che tua famiglia e lontano, invece mia mamma sta a 200 metri, perche non vedere più con gl´occhi guardando con "esperanza". Lo so anche è bello vedere Natale con la neve. Ma anche m´imagino si sente un senzo di solitudine, ma caro amico vai a uscire. Non rimanire solo. Lo so che per te quest´anno sarà un Natale diverso.
Ogni epoca di nostra vita e molto diversa. Ma anche ha fantasia quando siamo grandi, vedere a i bambini lo stesso che noi abbiamo fatto per aprire i pacchi.
Sempre c´e qualche cosa di nuovo che fa nascere un altra volta la "esperanza" bacio Silvia

Anonymous said...

besos a todos
Rf

vic said...

La paranoia natalizia è un malessere diffusissimo, e arriva puntuale ogni anno. Certi anni di più certi anni di meno. Diciamo che da quando il mio 25 dicembre non è più all'insegna dell'orgia di parenti va molto meglio. Sarà che il mio senso della famiglia si esaurisce a mamma e papà, gli altri (zii, cugini e cuginastri) sono tutti più o meno degli estranei a cui dover dare conto senza voglia. Comunque è vero che in questo periodo la senzazione di solitudine si acuisce in generale: è che siamo bombardati da messaggi subliminali in cui DEVI per forza essere: felice, in compagnia, ottimista, buono, grato e magnanimo verso il prossimo. Se appena appena ti manca una di queste caratteristiche ti senti una merda. Comunque..coraggio, l'epifania tutte le paranoie si porta via ;-)