Sunday, 31 January 2010

Il tempo delle pernacchie.


Quando la psichiatra mi ha chiesto cosa volessi dire veramente parlando di...
No, non è l'inizio più adatto per questo post.
...Quando, prima di scoprire che mi avrebbero prescritto il...
No, non va bene neppure quest'inizio.
Insomma, meglio passare ad altro.
Come si trasforma un appuntamento in una relazione seria e duratura? Ci sono davvero delle regole per avviare una relazione d'amore, per farla funzionare, come fosse un'attività lavorativa?
Kelly Jones ha stabilito delle regole nel suo articolo "Turn dates into mates".


1. Non trattare gli appuntamenti con superficialità. Se cerchi un amore duraturo, devi dare ai tuoi incontri un'aspetto prioritario. Impegnati, così come lo fai ogni mattina, alzandoti per andare, o per cercare lavoro.


2. Credi in te stesso. Scrivi un diario di bordo su cui registrare le cose che ti fanno stare bene e quelle che ti fanno stare male frequentando una nuova persona. Avere degli incontri è un gioco mentale.


3. Non essere schizzinoso con la persona che frequenti. Anche se Lui non ha un master in cazzologia, ma senti che potrebbe essere il tuo Lui, non mollare.


4. Anche se apparentemente in contrasto col punto 3., sappi cosa vuoi fin dall'inizio; cosa stai cercando e come vorresti che Lui fosse.


Non ho parole.
Io, io che ieri ho mandato a puttane una storia, quella che stavolta sembrava promettente, davvero, perché lui sembrava sincero e volermi bene sul serio, io non sono per niente d'accordo con quanto riportato sopra. Pensare troppo, stabilire delle regole mi ha ucciso ancora. Ma l'amore può nascere su comando? Forse facevano bene i nostri arcavoli a combinare i matrimoni dei loro figli, come oggi si narra facciano anche i ciellini... Forse davvero basta trovare un bravo ragazzo, che abbia le idee chiare, sia forte e intelligente e, quindi, mettercisi... e senza avere, noi, la possibilità di scappar via, di abbandonare il campo.
Perché oggi, diciamoci la verità, siamo troppo liberi di farlo. Di scappare intendo.
L'amore arriverà col tempo e solo dopo anni e anni potremo dire di avere fatto la cosa giusta.
Quindi non fate come me. Non scappate, ma educatevi all'amore.


L'amore è... Per me è il tempo delle "pernacchie". Quando, cioè, posso finalmente scureggiare a letto con lui/lei senza vergogna. Stavolta m'ero fermato ai rutti. Però una pernacchia l'avevo mollata, anche se di nascosto.

Friday, 29 January 2010

AAAAAARRGH!! ‘A sosizza… Nel 2010 mancano ancora le basi!


Malanova mia, quann’ l’ej lett’ mi sign’ mis’ i mani ‘ntri capidd!
No, u fatt’è ca mo ‘e Lontra ni von’ far’ na leziona subb’i sozizz: quala sa kjù bbedda, quala para mmègghia.
L’articolo ha il titolo “10 salsicce da tutto il mondo” per la penna di Tim Pozzi che parte subito all’attacco con la descrizione della “Morcilla” spagnola: “The blood sausage is probably the most ancient type of sausage. The Spanish version comes in diverse guises and may be enlivened with almonds, onions, pimentos, pine nuts and parsley”, vale a dire ca chissa fussa chidda ‘a piccanta e bedda russa ‘e pip’.
E va bene che ognuno ha le sue usanze, ma insaccare ‘na sozizza cu ri mènnule e acciolìn’ (‘u petrusin’ ci va mis’?).

E così c’è quella polacca che manco a dirlo forse è chidda n’assimigghia ‘ecchiù, quella greca con la buccia d’arancio, la bretone “Andouille” (‘a ‘Nduja), e poi quella ungherese con la majorana, e la “Lap cheong” - quella cinese che c’ha…? Ma certo!, riso e salsa di soia, eppo’ chidda ‘a germanesa e ra tunisina.

Ma ‘na botta ranna m’è pijàta quann’ej lett’ki ricìjn’ ‘e ‘ra sozizza ‘taliana, chidda’a noshrana:
“Mortadella: pink and flecked with white gobs of fat and green pistachio, this is an absolute monster, eaten cold. Also known as Bologna sausage, it is believed to have given rise to the word “baloney”.
Nel 2010, confondere la mortadella con la salsiccia è un affronto che non si può tollerare!! Per questo ho scritto immediatamente al Timesonline per lamentarmi.

Thursday, 28 January 2010

Camminando (cont'd).


“Chi perde la propria individualità, perde tutto”.
Ho sempre pensato che fosse un assioma, ma forse dovrei ricredermi.
Già Tiziano Terzani negli anni Novanta aveva notato in “In Asia” e specialmente in “Un indovino mi disse” come non solo le singole persone, ma gl’interi paesi abbiano perso oramai la loro precipuità. Basti pensare, infatti, alla differenza che c’è tra il viaggiare ai giorni nostri verso terre sconosciute, verso continenti per molti (o solo alcuni di noi) ancora ignoti, e il farlo invece quando volare non era costumanza diffusa.
Mentre in passato un viaggio verso gli Stati Uniti o il far-east richiedeva quasi un mese - anche di più -, lo si faceva in nave, si faceva scalo in diversi porti lungo il percorso e l’approccio con la civiltà della destinazione finale appariva davvero speciale.
Oggi, che arriviamo a Seattle o a Nanjing o a Brussels, il panorama che ci si presenta è pressoché identico, e vale a dire: vetrine Louis Vuitton, Ck, Ferragamo, Missoni e compagnia bella. Tutti a vendere le stesse borse, mutande, scarpe e camicie. Come pretendere, quindi, che i singoli abitanti del luogo possano conservare la loro specialità? Come poter immaginare di riuscirci noi stessi?
La persona, come insegnavano gli antichi, nasce come individuo, come “atomo” – unico e indivisibile. Già. Così nasce, ma come si evolve e muore oggi, mi viene da domandare?
Già Hegel aveva tentato di confonderci le idee parlando di “individuo universale” v/s “individualità completa”, intrecciando un’affascinante relazione fra moltitudine e singolarità. Ma secondo me proprio il suo paradosso, oggi, ha perduto tutto ciò che lo qualificava tale, ciò che d’illogico sembrava albergare in esso. Non si parte più da alcuna singolarità, perché si nasce di già conformati, universali o, se piace il termine, globali.
Il solito vecchio discorso del bisogno di conformarsi per non sentirsi esclusi dalla moltitudine? O si tratta semplicemente dello smarrimento di ogni nostro spirito critico, seppur anche solo una briciola e, invece, di pletora d’adeguamento, unificazione del gusto e del pensiero?

Dicevo: camminando… pensando… Viaggiavo verso la torre sospesa dove speravo di scovare il Custode della luce. Con essa avrebbe potuto guarirmi, finalmente, dalla magica febbre nera. Una magia così potente ch’ero continuamente combattuto se rinunciarvi davvero, o magari cercare di sopravvivere, conservandoli quei fantastici poteri che m’ero ritrovato senza sapere come – anche se un’idea iniziavo a farmela. Il rischio sarebbe stato quello di una morte precoce (perché la magia nera ti consuma, ti logora, anche se all’inizio ti senti più forte), oppure quella di essere isolato e guardato male da chi avesse scoperto che non ero come lui.
A ogni modo ero in viaggio ormai. M’ero fatto inghiottire dal serpente di ferro e plastica e viaggiavo. Da dentro, sentivo strisciare il suo ventre sulla terra arida. Nervoso com’ero, mi prese pure la voglia di sfoderare e brandire il pugnale che portavo sempre al fianco per squarciargliela, quella pancia ruvida e gigante. Mi sentivo come un qualsiasi Jona, o Pinocchietto di legno nella pancia della balena e ciò mi faceva incazzare a dismisura.
Per fortuna mi convinsi ad aspettare. Dovevo parlare assolutamente col Custode. Solo dopo avrei potuto dare libero sfogo alla rabbia e usare di nuovo i miei poteri in leasing.Così pensavo e andavo. Viaggiavo.
___________________________________________
"Whoever loses his individuality, loses everything."
I always thought it was an axiom, but maybe I should reconsider it. In the Nineties Tiziano Terzani already’d noticed in the novel "In Asia", and especially in the novel "A fortune teller told me…" as not only men, but the whole Countries have now lost their particularity. Let’s think about the difference between traveling today to unknown Countries, to Continents still unknown to the most (or just to some of us?), and doing it when flying was not so customary. While in the past a trip to the United States or to the Far East implied about a month – or even more -, and it was by ship, it called several ports along the route to the final destination, and the approach with the civilization at the end of the trip was really special. Today, we arrive in Seattle or in Nanjing and Brussels, and the scene submitted to us is always the same. That means: Louis Vuitton’s shop windows, CK’s, Ferragamo’s, Missoni’s etc… Everywhere, all we are used to look at the same bags, underwear, shoes and shirts. Therefore, how can we expect that local people can retain their specialty? How is it possible to believe that we can hold our particularity ourselves? The human being, as the ancients taught, was born as an individual, such as "atom" - and indivisible. It’s right. So he’s born, but I’m wondering how people evolves and dies today? Hegel had already tried to get us confused talking about "universal individual" v / s "complete individual ", weaving a fascinating relationship between variety and uniqueness. But I think that today this paradox has lost all what let us to call it like this, that is all the "illogical" was in it. This is why today people is not part of any singularity, because people comes to life already complied, universal or, if you like the word - global. Is this the usual talk about the need to comply with in order to avoid to feel ourselves excluded the multitude from? Or does this mean that we lost all our own critical spirit, even though it's a minimal part of it, so that such kind of adjustment and unification of taste and thoughts are got nothing to do with it?
I was telling you- thinking, walking ... I was traveling to the hanging tower, where I hoped to find The Light Keeper. He’d could have cure me, at last, of my magic-black fever. There was a such powerful spell on me that I was constantly torn whether to give really up, or maybe to try to survive, keeping with me those great magic-powers, which I'd received ingnoring from where, or from whom exactly - even if I'm getting an idea about it now. My powers imply the risk for me of a premature death (because black-magic frazzles you, you get shabby, even if you feel stronger at first), or being marginalized and crooked by those, who had discovered that I was not like them. Anyway I was traveling. I’d gotten swallowed by the iron-plastic snake, and was traveling. From inside the snake’s stomach, I felt its belly crawling on the dry fields and mountains. I was so nervous that it come to me the desire of drawing and wielding the knife I’m used to carry me with, in order to cut open that rough, giant belly. I felt like any Jona, or wood-made Pinocchio in the belly of the whale, and it got me angry beyond measure. Luckily I convinced myself to be patient and wait. I had to speak with The Light Keeper, absolutely. Only after that, I’d could give vent to the anger and use it again to give vent to my leasing-purchase magic-powers as well. I was thinking like this and was walking, and traveling towards my new destination.

Wednesday, 27 January 2010

Orgasmatron...?

Mentre si cerca di eliminare l’uso del "Viagra" per l’uomo, il cui attrezzo in un futuro non molto lontano potrà essere presto "risollevato" da sorti infelici grazie al bombardamento con ultrasuoni, e a seguito della comunicazione di un gruppo di scienziati di Haifa, secondo cui il famoso punto G sarebbe una bufala, in America (e dove sennò?) a Liz Canner è stato offerto di realizzare un video erotico per sole donne. E' una notizia data oggi dal “Daily Mail” per la penna di Maureen Rice.
Uno spot per il nuovissimo “Vivus”, il viagra femminile. Pare che la Canner risponda al tipo di donna erotica e allo stesso tempo amabile atta a testare le risposte sessuali nelle donne prima e dopo il trattamento con il nuovo farmaco, insomma per sapere se funziona davvero, o no. Per ora il lavoro non ha ottenuto il risultato sperato, ma di contro la signora Liz sta finendo facendo un film sconvolgente e allo stesso tempo divertente – “Orgasm Inc” che sta suscitando sclapore in America.
Le case farmaceutiche e i medici americani ora sono tutti impegnatissimi nella corsa alla produzione di un 'Viagra femminile' - un trattamento che promette alle donne una vita super-carica di sesso e tutta racchiusa in una sola pilloletta.
In molti lamentano il fatto che questo nuovo farmaco non sia affatto un sintomo di emancipazione sessuale per le donne, ma che si tratti di sfruttamento delle donne e solo l’ennesima scusa per le case farmaceutiche di far soldi. “Orgasm Inc” segue la signora Liz in un percorso della durata di nove anni, un viaggio durante il quale s'incontrano amministratori delegati di aziende farmaceutiche, ricercatori, medici, scienziati e terapeuti che affermano tutti di star per lanciare in orbita lo shuttle verso l'ultima, vera esperienza sessuale femminile.
Un medico - sempre negli Stati Uniti - ha anche inventato un macchinario chiamato 'Orgasmatron' che funziona così: si applicano degli elettrodi lungo la colonna vertebrale e si accende con il semplice tocco di un pulsante. La macchinetta inizia subito a produrre un climax crescente di piacere.

In realtà anche se sembra il nome di un nuovo esemplare della famiglia dei “Transformer”, il medico in questione afferma: 'Quest’aggeggio si può usare mentre si fanno i mestieri… ovunque vi piaccia usarlo'. “Orgasmatron” in realtà comparve per la prima volta come dispositivo immaginario nel film "Barbarella" del 1968 – ricorda ancora il “Daily Mail” - e anche nelle prime scene del film di Woody Allen, "Sleeper".
In verità non ho capito quale sia il ruolo dell’uomo in tutto ciò e, qualora non fosse contemplato affatto, mi domando se non fossero già sufficienti i vecchi cari vibratori, o anche le amiche carote e zucchine che un tempo sparivano così misteriosamente dalla cucina, di notte.
Eppure, anche altre società stanno sviluppando una vasta gamma di trattamenti farmacologici che andrebbero a lavorare sulla chimica del cervello, sugli ormoni, e che si presentano sottoforma di pillole, spray nasali, gomme da masticare, cerotti e pozioni. una delle tante domande sorte a fronte di questa notizia è stata: effetti collaterali? Beh, nulla di che… a parte mutilazioni genitali, depressione, insonnia e cancro.
Secondo me è tutta colpa di queste pseudo-Samantha Johnes che ci sono in giro… Ricordate, in “Sex and the city”, quando Samantha si fa tutta dedita al “Viagra” maschile che la faceva urlare con la voce di Maria Callas tanto godeva?

È vero che per molte donne, l’assunzione del “Viagra” da parte dei loro uomini s’è rivelata una manna dal cielo, ma davvero adesso c’è bisogno della pillolina rosa? Insomma che, gira e volta, ancora una volta la colpa è di noi maschi – mai all’altezza?

Tuesday, 26 January 2010

Camminando (continued)


Trascinarsi carponi nell’intestino freddo della città urtando un gruppo di tre studenti, una ragazza e due ragazzi. Uno è il tipico reggi-moccolo. L’altro il classico cagasotto che la corteggia facendosi passare per quello innamorato di un’amica inesistente solo per farsi dare consigli inutili, col fine ultimo di carpire i segreti della mente della vera preda che ha preso di mira.
Da lì, correre nello stomaco della città, o nel suo colon lercio e graveolente, per sentirsi uno stronzo che sta lì-lì per essere defecato con sollievo delizioso. Rimuginando sulla paura di essere sul punto di perderla, la testa. Di vedere intorno a sé tutte cose che non esistono, di ghermire frammenti di discorsi mai pronunciati. Soffermandosi su chi ci sta di fianco, ma non lì, in quella pancia flaccida, bensì nella vita. Colui che abbiamo trainato nel nostro letto e voltolato come una calzetta per spruzzargli dentro un po’ del nostro succo vitale mezzo-addormentato e acquitrinoso.
Cara la mia Trilly, hai ragione: siamo tutti scoppiati. Non si ci capisce più un benamato cazzo e le palle iniziano a essere discretamente piene e dolenti.
Ma dicevo: correre, per saltare a bordo del primo serpente di ferro e plastica che ci porterà in una città lontana, dove incontreremo l’uomo che dispone della luce, nella speranza che ce ne regali almeno una scintilla per difenderci dal nostro buio improvviso.

Noi, tanti piccoli icarini, come recita la radio, devoti a quel fesso che si lanciò da una rupe con ali di terracotta convinto di poter volare e che invece finì spiaccicato al suolo, il capo aperto in due sulla cresta muschiata di una roccia che il muschio, da verde che era, divenne cremisi di sangue e grigio di cerebro.

Dicevo: lasciando il cielo nero per arrivare finalmente in una distesa rigogliosa e assolata. E quando finalmente si frena, si scende e si è decisi a far fronte a tutta quest'ansia, allora cosa succede?
Ve lo racconterò la prossima volta.


Rf

Sunday, 24 January 2010

Another gray Sunday.

Good day guys. One more dirty-gray day in Milan. Insomuch gray from too many time for me as to decide I’ll soon paying 150 € more to catch the next scabby-bus to the south – my Calabrifornia.
And then they blame us being the largest part of the poor Xanax-Generation, wretched thirty-year-old young people drunk with drugs affecting the mind. To each his own, and everyone claiming that its own is the best medicine – Anxiolit & Atarax, Dalmadorm & Demetrin, Lexotan & the “Great Oblivon”, Quait & Seren Vita & Tranquirit, etc… All they have names promising the ruined and missing happiness’ retrieval. There’s no question of that. I mean that time and again our joy slides away, far and far. And the problem holds over for those people indentifying themselves in S. Mayer’s character words, the Jasper one, in her third novel entitled “Eclipse” (yeah, because today’s thirty-year-old young people are also those reading “Twilight” & “Harry Potter”, and most of the teenagers’ novels): «I wonder if you realize how the feelings in a room affect me».
Maybe it’s not your case, but it’s definitely my case – it’s not always so, of course, but I mean that it belongs to me waking up at once, and feeling myself like a sponge ready to absorb the feelings and the atmosphere surrounding me.
Having the doubt or just the intuition that you’re losing the main assessment’s ability, perceiving the fear that you can’t trust yourself anymore – it's terrific. It’s a very inexplicable feeling. So much unexplicable so that when you think about it, you can’t believe in it, you can't bear the fact that such kind of fears can pester you.
But you have to go on, though. You can’t stop yourself, or your life just because of this, can you?
In spite of the dirty-gray sky, of these bloody Sunday (ohmmygod, it sounds nearly prophane!) all we meet new people, new lovers, new fiancés trying to break the trust-padlock open.
J. Kerouac quoting Nietzsche, wrote in “Orpheus Emerged”: «And now I order you to lose me […] and find yourselves. And only after that you’ll have disowned me, I’ll coming back to you».
How do you render this? I’ve got my personal opinion about it.
But don’t worry now, because my future posts will be not so boring and not all written in this language. Moreover, I’ve still to tell you about DS and many other things more. More funny, maybe. Hopefully.
Have a great gray Sunday,
Rf

Friday, 22 January 2010

Comeback


Well. Here we are. Again. Ready to start from the beginning.
You putted too much pressure on me during last month, so that I’d not bail out of my blog-project. Some of you are too curious maybe… On the other hand I missed you too much as well to re-start writing on this web-page.
This is why I thought of course I could recover my blog, but I needed to restyle it. You can already see that it will be completely different, changes are not finished yet and I hope you’ll still like it, though.
It’s not easy to me speak to you today. It’s just a problem of mine, because I’m used to brood over excessively. I’d be more confident and trustful in writing. But this is not something I can get instantly right. It’s my nature. it’s just me. I mean - thinking over, obsessively and in vain.
Human mind and thoughts – grotesque and fascinating matter. How many of you’d believed, once at least, to be on the point of getting crazy? How many of you’d been convinced to get carried away, being beside yourself with rage maybe, and recognize not the world around you anymore?
It’s been happening to me since 20 years. This is why few time ago I decided to come to a psychiatric nursing home at last, just after I’d have a lucky escape from my latest love-decable, and started dating with DS.
I thought this usually happens just to a “privileged” group, that is to say an elite. But I realized that also in this case there is no elite, because we’re all humans, we’re all the same… even though we keep understanding not each other, hurting each other and all feeling themselves as special and unique human beings. Who does not need to feel himself as unique, after all? Did you ever watch that movie, “Die Welle”? Life does work like in this story telling how some German students are firmly confident in the fact that Nazism cannot occur in Germany anymore, but at last they become Nazi indeed and must woefully change their mind. It’s always like this – you believe it can never happen to you… till you’re surprisingly involved as well.
We’ll have a lot of time anyway to reason about my new psychiatric and love misadventures, and maybe you’ll feel like doing the same about yours. Just to make me feel not alone on this earth.
When all’s said and done, I must confess I’m happy to be here with you again. Old Raffaello – new stories. So, let’s push the start-button and… get stuck with me.

Thank you so much, guys. Talk to you soon,
Rf