Tuesday, 26 January 2010

Camminando (continued)


Trascinarsi carponi nell’intestino freddo della città urtando un gruppo di tre studenti, una ragazza e due ragazzi. Uno è il tipico reggi-moccolo. L’altro il classico cagasotto che la corteggia facendosi passare per quello innamorato di un’amica inesistente solo per farsi dare consigli inutili, col fine ultimo di carpire i segreti della mente della vera preda che ha preso di mira.
Da lì, correre nello stomaco della città, o nel suo colon lercio e graveolente, per sentirsi uno stronzo che sta lì-lì per essere defecato con sollievo delizioso. Rimuginando sulla paura di essere sul punto di perderla, la testa. Di vedere intorno a sé tutte cose che non esistono, di ghermire frammenti di discorsi mai pronunciati. Soffermandosi su chi ci sta di fianco, ma non lì, in quella pancia flaccida, bensì nella vita. Colui che abbiamo trainato nel nostro letto e voltolato come una calzetta per spruzzargli dentro un po’ del nostro succo vitale mezzo-addormentato e acquitrinoso.
Cara la mia Trilly, hai ragione: siamo tutti scoppiati. Non si ci capisce più un benamato cazzo e le palle iniziano a essere discretamente piene e dolenti.
Ma dicevo: correre, per saltare a bordo del primo serpente di ferro e plastica che ci porterà in una città lontana, dove incontreremo l’uomo che dispone della luce, nella speranza che ce ne regali almeno una scintilla per difenderci dal nostro buio improvviso.

Noi, tanti piccoli icarini, come recita la radio, devoti a quel fesso che si lanciò da una rupe con ali di terracotta convinto di poter volare e che invece finì spiaccicato al suolo, il capo aperto in due sulla cresta muschiata di una roccia che il muschio, da verde che era, divenne cremisi di sangue e grigio di cerebro.

Dicevo: lasciando il cielo nero per arrivare finalmente in una distesa rigogliosa e assolata. E quando finalmente si frena, si scende e si è decisi a far fronte a tutta quest'ansia, allora cosa succede?
Ve lo racconterò la prossima volta.


Rf

No comments: