Tuesday, 16 February 2010

Breve storia dell'ossessione per gli addominali scolpiti.

È l’ossessione di quasi tutti gli esemplari maschili di razza umana. Gli americani rendono benissimo l’idea chiamandoli “six pack”.
Oggi faccio riferimento a un articolo un po’ vecchiotto del “Time” dal titolo “Abs fab: how the six pack took over - From professional footballers to nine-year-old boys, everyone seems to be obsessed with getting a rippling six-pack”che mi ha colpito molto.
A scrivere è L. Leitch, il quale afferma che le stelle dei tabloid inglesi in spiaggia alle Barbados, o di D. Beckam che mostra il nuovo tatuaggio che ritrae Gesù Cristo, o ancora di A. Reid che posa nudo nella casa del Grande Fratello britannico, tutti, ma proprio tutti sono dotati di qualcosa che alla maggior parte di voi – scherzo, di NOI – manca e che anche il nostro compagno vorrebbe che noi acquisissimo - parliamo degli addominali, naturalmente!


Ma da quand’è che un uomo può definirsi tale in base ai muscoli addominali?, si chiede Leitch, evidentemente anche lui sofferente.
Beh che, siffatto ideale mascolino risale, come sappiamo, al modello ellenico vecchio più di 2500 anni, arrivando a coinvolgere “il progressivo rilassamento del codice hollywoodiano dell’abbigliamento maschile, la società gay e palestrata dell’America della fine degli anni Ottanta, l’aumento nello stesso periodo del fenomeno ‘home-shopping’, per cui tutti acquistavano da casa attrezzature fitness di ogni sorta, per finire con l’aumento delle [dannatissime, ndr] boy-bands”.
Ma fortunatamente, continua il giornalista britannico, esiste anche una risposta più breve a questa domanda.
La storia narra di un giovane bostoniano che risponde al nome di Mark Whalberg che trascorse una pena detentiva di 45 giorni (nel corso di una lite, con un uncino aveva strappato gli occhi a un poveretto), durante i quali lavorò senza sosta sui suoi addominali. Gli addominali erano appena diventati un’ossessione anche per la popolazione femminile grazie a gruppi quali il “New Kids on the Block” che contava anche la presenza del fratello di Mark, un certo Donnie.
Quando Mark uscì di prigione, Donnie ne vide il torace e ne rimase impressionato, così fece qualche telefonata e, nel 1992, a Time Square apparve un cartellone alto 60 piedi che fu battezzato “Marky Mark & the Funky Bunch”, dove Mark indossava solo un paio di mutande 'Kalvin Klein' strette appena sotto la linea di demarcazione del “six pack. Da allora Wahlberg fece alcuni grandi film, quali: ‘Three Kings’, ‘Boogie Nights’, e anche il remake di ‘The Italian Job’ che non fu poi così male […]. Non si scappa. Fu lui la prima mega-star al mondo in fatto di addominali. Ed è istruttivo notare come da un grafico di Google News si possa notare l’incremento dell’uso da parte dei media delle parole ‘six-pack’ e ‘muscles’ dal 1990 in poi. […] Come potete vedere”, continua il giornalista del Time “il successo degli addominali è stato sostenuto e costante. Che si tratti di David Beckham per Armani, Dave Gandy per Dolce & Gabbana o Peter Andre per ITV2, nessun lettore o spettatore può non averlo notato ”.


Cosa c’è di male in tutto ciò?, si chiederà qualcuno. Nulla, ma è chiaro come valga lo stesso discorso che facciamo riguardo ai modelli femminili, alle tette grosse e alle cosce snelle senza cellulite. Tutto va bene, purché non si esageri. Appunto - non dev’essere un’ossessione, esatto?
Ricordo quando giocavo ancora a pallavolo, o facevo karate, o pugilato… è vero che non c’è cosa migliore che sentirsi bene con se stessi, ma non è detto che questo benessere debba derivare per forza da un addome scolpito. Oggi mi “accontento” delle mie venti flessioni mattutine e di qualche esercizio coi manubri. Mi va bene lo stesso, anche se non sono più in forma come prima. Ripeto: che c’è di male?


Ancor più nel 21 ° secolo uomini e ragazzi sono stati incoraggiati ad aspirare a uno stomaco piatto come una tavola da surf.
“Nel suo libro ‘Love, Sex & Tragedy: How the Ancient World Shapes our Lives’ [Chicago: University of Chicago Press, 2004. Pp. 336], Simon Goldhill, professore di letteratura greca e cultura al “King's College, Cambridge”, ha dato una storia al nostro ideale moderno d’uomo come rispondente ai canoni ellenici. […] Le opere di scultori greci antichi, come Policleto, Lisippo e Prassitele confermano che questa sorta di pre-pin-up cristiani avevano un addome altrettanto ondulato come gli uomini sulle copertine di Men's Health. […] In una traduzione citata da Goldhill si legge come nel II secolo lo scrittore Luciano descrisse l'uomo ideale: ‘[…] Non è magro, né pelle e ossa, ma neppure in eccesso di peso. I muscoli sono scolpiti in modo simmetrico’ […]”.


Secondo Leitch si allude a un ideale di corpo maschile secondo uno standard simil-fascista. Ma forse esagera un po’, anche se bisogna riflettere su quanto sia ellenico il modo di rivolgersi ai suoi lettori tipico di giornali come “Men's Health”. “Se poi gruppi come il ‘Fitness First’ volevano davvero onorare l'archetipo greco, il primo passo sarebbe dovuto essere quello di vietare l’ingresso in palestra alle donne, lasciando gli utenti di sesso maschile liberi di seguire l'esempio degli antichi, come descritto da Goldhill: ‘[…] tutti gli esercizi erano praticati senza vestiti e il pene era legato all’indietro durante le gare […] ci si doveva spalmare di olio e farsi spalmare poi dal proprio servo […]’. Ma una differenza significativa tra la cultura greca e le palestre di oggi”, scrive ancora “[è che] gli antichi Greci erano culturalmente molto più a loro agio con l’idea di “confrontarsi” con individui dello stesso stesso, ossia di poter oscillare da relazioni etero a relazioni gay, e quando si desiderava “scivolare” in direzione dei propri compagni dello stesso sesso ecco che la palestra era il posto adatto in cui andare.
L’articolo si chiude quindi con un’osservazione per nulla stupida: “‘Marky Mark’ e compagnia bella avranno anche condizionato le donne per il fatto di desiderare un uomo muscoloso e dagli addominali scolpiti. Ma il desiderio delle donne etero e degli uomini gay è stato influenzato e si rispecchia, invece, nella persona David Beckham".

6 comments:

vic said...

"e quando si desiderava “scivolare” in direzione dei propri compagni dello stesso sesso ecco che la palestra era il posto adatto in cui andare" MA E' COSI' ANCORA ADESSO! Se no come ti spieghi il pullulare di finocchi (me compreso) che popolano le italiche palestre? ;-)

Madavieč'77 said...

Ed è l'unico motivo per cui ci tornerei, se non mi venisse subito un attacco di panico.

:0)
Rf

Anonymous said...

Io vado in piscina :op
Anche se alle 7.30 del mattina la popolazione di addominali scolpiti è piuttosto ridotta... ma io mi accontento, approfittando del resto dei picchi di testosterone che si verificano a quell'ora, hehe!

Ciao,

fabio

Madavieč'77 said...

Beh, anche la piscina in effetti… =)

Anonymous said...

Jajajaja!!!!
Porque hablas tanto del deseo de las mujeres, sabes tanto? Admiro el tiempo que nos dedicas. Me da vergüenza que no hago lo mismo con los hombres. A muchas mujeres nos da asco David Beckham, es artificial.
Ah!! si encuentras a Antonio Banderas, le puedes decir que lo estoy esperando y ambién a Mark Knopfler.
Ah!! Recuerdo cuando trabajaba en AR, el personal femenino estabamos enloquecidas por un jefe que era bajito y no con cuerpo agraciado, tenía el sobrenombre de "pitufo" por chiquito y simpático. Como el personaje de "Les Schtroumpfs" (gnomo blu). Tiene mucho carisma, inteligente y divertido. Aún pienso en él.
AH!! Recuerdas a Patrick? Es fisiculturista. Besos (como va el viaje a Lisboa?)
slb

Anonymous said...

Continuando con mi comentario anterior he leido un artículo "Las razones de una atracción". El proverbio en italiano, es mi actual mensaje en el MSN y Skype.
QUOTE Ante la dificultad de definir qué es lo bello que atrae, ya que "la belleza está en el ojo de quien mira", la sabiduría popular italiana sostiene: "Non è bello quello che è bello, il bello è quello che mi piace" UNQUOTE.
Raffaello, este artículo en su totalidad esta muy bueno.
Un beso, como te fue en Lisboa?
Yo? un desorden en distintos aspectos. baci a tutti