Monday, 22 February 2010

Lisboa.

Non vi avevo abbandonato.
Sono uno che prima di scappare avvisa, lo sapete. Settimana scorsa ero a Lisbona, ecco perché non avete letto nulla.
Sì, grazie - è andata mo-olto bene.
…A parte la pioggia. E a parte l’influenza che ha attanagliato e indebolito alcuni membri della combriccola e, forse, rimpolpato la stizza generatrice di “‘mpicce” varie (“Uffff! Questo ristorante è troppo sporco”; “Uffff! Questo cesso è troppo piccolo”; “Uffff! Questo appartamento è troppo freddo”; “Uffff! La pioggia”; “Uffff! La puzza di fritto”; “Uffff! Quante scale e quante salite!”; “Uffff! La sveglia al mattino troppo presto…”; etc…).
Ma si sa, mettere insieme più teste è difficile, anche se non è impossibile. Per questo ho riassunto con un “molto bene”.
Non avevo mai visitato Lisbona che, sebbene mi avevano detto essere decadente, non pensavo lo fosse così tanto. Bella. Una bella città.
…Indubbiamanete “kiagàta”, vale a dire piena di piaghe e sgarrupata – prima il terremoto che l’ha rasa al suolo, poi l’incendio che l’ha devastata, e le inondazioni…
A proposito: acqua ne abbiamo presa a sufficienza direi, ne raga?
Molto suggestiva la visita a Belem.
Ancora più suggestivi – a detta dei miei compagni di viaggio - i piatti di “bacalhao a braz”, o “a Alantejana”, o “no churrasco” (sono riuscito a mangiarne solo 5 tipi diversi su 365 esistenti) e le relative cape di aglio che ho inghiottito. Pare che al risveglio la mia stanza da letto fosse pregna dell’odore di questa pianta bulbosa che la mia pelle brufolosa trasudava nottetempo.
Vabbè.
I portoghesi si sono dimostrati di una bontà e disponibilità insperate, tant’è cha abbiamo riflettuto su quanto il nostro giudizio relativo a una data città possa essere influenzato dalla gente che l’abita.
Sì, buoni come i “pasteis” alla crema con cannella, o con lo zucchero a velo.
Non sapevamo della recente legalizzazione dell’uso di marijuana ed eroina, per questo siamo rimasti sorpresi dagli inviti continui all’acquisto di “Bamba”.
«Italiani? Bamba!» è la frase che abbiamo sentito più spesso lungo “Trav. Da Espera” mentre eravamo alla ricerca di un’osteria per cenare, ma che non fosse quella ribattezzata “di Rino o’ zozzone” che ci ha ospitati la seconda sera – che emozione!

Per foruna la "Ginjinha" ci ha aiutato nello scarpinare su e giù per le vinedde.
Dopo tant’acqua presa in Portogallo, non potevamo ch’essere felici di tornare a Milano per rifarci… della pioggia italiana. La stessa che a ½ notte e mezzo, lungo la strada del ritorno dall’aeroporto, ha mascherato buche enormi quanto le fosse delle Marianne ai miei occhi miopi da Mr. Magoo, così che ci son finito dentro facendo scoppiare tutt’e due le gomme sinistre dell’auto.
L’arrivo a casa, alle tre di mattina e a bordo del carro attrezzi (euro 200.00 gentilmente anticipati dalla Regina, in quanto il mio bancomat è stato probabilmente neutralizzato dai metal-detector aeroportuali) ha concluso al meglio quest’esperienza unica.

2 comments:

vic said...

L'epilogo nell'epilogo mi mancava! Urca che sfiga! Chissà il mio bancomat come sta? Non l'ho più usato! Mah!!
Comunque oggi ho chiesto info sulla "bamba" ai miei alunni (andati l'anno scorso a Lisbona):" Prof sa quanti ne hanno fregati? Era erba di prato! Oppure fango!"
Se lo dicono loro che se ne intendono.. ;-)

Madavieč'77 said...

Ah-ah!
Coglioni...
Rf