Monday, 22 March 2010

Arrivederci e grazie

Vi è mai capitato di finire a letto con una persona, diciamo così, “per sbaglio”?
Magari avevate bevuto un po’ troppo, anzi tanto che ve ne siete resi conto solo il mattino dopo, guardando le valigie sotto gli occhi della persona che vi siete ritrovati a fianco, ma anche riuscendo a sentire la vostra stessa rancida fiatella…

A me è capitato una notte di un capodanno di qualche anno fa… Ne ho raccontato scherzosamente in “Volevo essere Miranda Hobbes”©, un romanzetto molto leggero che forse – per fortuna? - non vedrà mai la luce. Di quella notte ricordo solo che mi chiamava col nome del suo fidanzato (io, tanto per cambiare, ero ancora schétto). Comunque anche io non lo chiamai col suo nome.

Oppure vi è capitato di avere un avventura del tutto coscientemente, e se sì non c’è pur sempre stato quel problema del “dopo”, ossia di quando ci si chiede: «E ora?».
Già, come si fa a uscire da certe situazioni? Si è lì che si vorrebbe scappare, o scacciarlo dal proprio letto - a seconda dei casi -, ma non si sa come fare…
Esiste un modo per farlo con classe , o la classe non c’entra nulla? Non è sempre e comunque un po’ imbarazzante?
Il tema l’hanno affrontato Caroline Tiger nel nuovo libro “How to Behave: Dating and sex” e Lola Augustine Brown su Lavalife.
«Il “restare o andare?” è un enigma comune a coloro che sono abituati a rimorchiare, ma Caroline Tiger dice che se non si ha nessun rapporto con la persona con cui si è stati a letto allora non c'è l'obbligo di rimanere anche a dormire, o di farlo rimanere».
Se lo si fa dormire da noi dopo il sesso, magari perché alla fine di tutto era già passato l’ultimo autobus e tutti i tassisti erano morti, o fuori c’erano -20°c, beh che è necessario decidere se il mattino dopo gli si dovrà offrire anche la prima colazione (che in questo caso si chiama “prima” nel senso che viene prima di sbatterlo fuori di casa).
Per esempio: «Esther, [è una che] si vanta di essere una buona padrona di casa la mattina dopo la notte del fattaccio. "Io faccio il caffè e i toasts, permetto di usare la mia doccia e li mando via con un bacio sulla guancia ringraziandoli di tutto", dice». Tutto in perfetto accordo con la Tiger che afferma che è proprio così che va gestita la situazione: «Se sei l'ospite della “one-night stand”, penso che sia educato offrire un caffè e qualcosa da mangiare al mattino. È giustappunto ciò che si fa quando si gestisce una guest house, con la differenza che in questo caso si tratta di una cortesia, e non di non un obbligo».
Ciò di cui non c’è assolutamente bisogno – non fate il mio errore – è scambiarsi il numero di telefono!! La Tiger in proposito ha detto che il modo più elegante per uscirne è «con un sentito grazie e non con false promesse. […] Non dire che lo chiamerai se non ne hai intenzione». Basta ammettere che è stata una grande serata, basta uno “stammi bene” e poi via.
Lo trovo giusto. Io ricordo che quel capodanno, prima che si svegliasse e prima di andarmene sotto la doccia gli lasciai un bigliettino poggiato alla tazzina del caffè:
«Bella serata. Sono stato bene. Paolo». Cioè che m’ero firmato col nome con cui mi aveva chiamato tutta la notte. E che non era il mio. Non ha avuto il coraggio di scusarsi e/o fingere di essere interessato a me oltremodo e, per fortuna, s’è defilato in fretta.
A volte capita. Anzi, capitava…

2 comments:

dario said...

ma se lui ti fosse interessato, avresti continuato a farti chiamare paolo?

Madavieč'77 said...

E come no?
Io, l'uomo zerbino... Ma ti pare-e-e?

Rf