Tuesday, 30 March 2010

I love shopping... con mammà

E se incontrassimo l’anima gemella mentre siamo a spasso con mammà?
È stata una settimana un po’ dura, questa. Senza che ve ne siate accorti, Milano è stata invasa dal babbo con la sua donna, da mamma, zio, zia, cugino, cugina e relativo fidanzato, Mingo, Cacchio, Picchio e così via… Amen! L’occasione è stata la specializzazione del mio amato fratello genio.
Vai a prendere uno, accompagna l’altro, prenota cene qui, corri là… “Ma io volevo vedere la mostra di Goya, visto che ci siamo… Sarebbe un peccato perderla, no?”; “Ma io volevo approfittarne per comprare un trench!”; “Ma…”; “Ma…” e ancora “Ma…”
E così domenica pomeriggio mammà e io ce ne siamo scappati a braccetto in centro, per i cazzi nostri. ‘Fanculo tutti. Quando si suol dire: “cuore di mamma!”. Sì, perché non solo la povera donna mi ha dovuto scortare per le boutique più frocie della città meneghina, assistendo in silenzio al mio suicidio finanziario mentre strisciavo la carta di credito per portarmi a casa le magliettine e i golfini più trasparenti che siano mai stati tessuti per le serate della stagione primavera-estate 2010; non solo ha dovuto sorbirsi le mie menate sul fatto che a causa della mia altezza non trovo mai le taglie dei capi che mi piacciono di più (avrà pensato “per fortuna”, visto ciò cui miravo)… No, infatti – non solo questo.
Finalmente siamo entrati in un negozio di scarpe dove ha potuto cominciare a guardarsi intorno con calma.
«Ahi, i miei poveri piedi. Sono distrutta!».
«Dai siedi e misura qualcosa, così ti riposi».
Per non farla muovere, mi sono allontanato a caccia di qualcuno cui chiedere i numeri che le interessavano. Così ho trovato un commesso che somigliava alla versione pelata di Milva e che subito l’ha accontentata.
«Intanto faccio un giro» ho detto, mentre lei iniziava a misurare le tanto ricercate scarpe blu da abbinare al suo vestito nuovo. Quindi mi sono diretto verso il reparto maschile. Gli occhi guizzavano da un paio di scarpe all’altro, curiosi, palpitanti per il senso di colpa per l’ennesimo prelievo che stavo per infliggere al conto in banca - già quasi in rosso - e la smania di non uscire di lì se non senza… Lui!
“E questo chi è?” ho pensato dopo aver sollevato lo sguardo dallo scaffale ritrovandomi di fronte alla figura snella e slanciata di un esemplare d’uomo biondo e riccioluto dall’aria più dolce che abbia mai visto.
«Posso aiutarti?» mi ha chiesto con un sorriso che mi ha disciolto nel momento stesso in cui le parole gli uscivano di bocca.
Al che ho afferrato la scarpa dalla scansia di vetro:
«Hai il 44 di queste?».
Mentre sfoggiava il suo secondo sorriso lo vedevo muoversi al ralenti. Il che, so bene, per me è un brutto segno. Pessimo direi.
«Sì, vado a prenderlo» ha risposto con dolcezza.
«Ra-a!!» mi ha chiamato a quel punto mia madre dall’altre parte del negozio.
«Guarda,» dico all’angelo biondo «mi trovi di là. Ti spiace se ti faccio cambiare… reparto?».
Ha fatto cenno di no con la testa, senza mai spegnere quel sorriso che se fosse stato un gusto di gelato, l’avrebbero chiamato “gusto del mese”, come da Grom.
«Eccomi, ma’. Che succede?».
«Uffa, guarda! Non mi entrano. Ho i piedi come due zampogne…».
Intanto era sopraggiunto l’angelo biondo con in braccio le mie scarpe nuove:
«Ecco il 44» ha riso ancora.
«Fantastico!» ho detto forse un po' troppo eccitato, non lasciando bene intendere se mi ero riferito alle scarpe o a lui.
Il tono di voce era stato sufficiente a far voltare mia madre nella mia direzione:
«M-mh» ha tossito a quel punto. «Sono troppo PICCOLE, secondo me» ha commentato. E ho capito che forse non parlava delle calzature.
«Le tue? Ma no, ti stanno benissimo» ho risposto imperterrito, in preda agli ormoni e non staccando gli occhi di dosso all’uomo in T-shirt e in pantaloni neri. Era la prima volta, in effetti, che m’interessava qualcuno e non mi fermavo a considerarne l’età, tanto m’aveva preso.
Dopo aver misurato le scarpe:
«Le compriamo!» ho aggiunto.
«Ti stanno proprio bene» ha fatto lui, sfacciato eppure timido.
«Eh? No,» ha ribattuto mia madre «Io non sono proprio convinta. Forse faccio una cavolata. Non so…».
«No-o! Le prendiamo. Sono carinissime e ti stanno bene» ho insistito io, continuando a fissare il giovane che ha risposto sempre più melenso:
«Magnifico!».
«Grazie».
«Porto in cassa?».
«E va bene» ha concesso rassegnata mia madre «In fondo è la tonalità di blu che cercavo».
Ah, ragazzi, che dire? Le scarpe, sì, sono belle davvero. E lui…
«È un po’ piccolino… secondo me… almeno…», tanto per usare le parole di mia madre che così ha insistito la sera stessa «…Però è carino».

3 comments:

dario said...

e un nuovo negozio per le camicie lo hai trovato?

Madavieč'77 said...

Non ancora...
=(

Rf

Anonymous said...

comunque, tua madre nei negozi di moda e il sottoscritto nelle svendite fallimentari.... non mi capacito..