Friday, 19 March 2010

La Brioscia

«Donna Marì, c’è Bella!» gridò sorridente Mario da dietro il bancone, agitando la mappina per attirare l’attenzione della donna seduta composta dietro a un tavolo striminzito, in fondo alla caffetteria.
Maria sollevò il mento e lo vide indicare la porta. Quindi fece per alzarsi, ma lo scialle s’impigliò a una scheggia che sporgeva dalla sedia, trattenendola come un cane al guinzaglio. Eppure quel tanto le bastò per vederla, sua figlia, mentre si faceva spazio in mezzo alla calca. Un sorriso affiorò spontaneo. La sua Nellina… quant’era bedduzza!
«Nellina!» la chiamò facendo segno col braccio. Poi si voltò verso il ragazzo del bar che seguiva la scena per assicurarsi che fosse tutto a posto e, sdegnata, gli schioccò contro la lingua:
«Marù, “Bella” ci va’ chiam’ a sorta!».
Donna Maria era una donna fiera nell’aspetto. Istruita, diceva di tenerci alle buone maniere e anche, o come avrebbe detto lei “anghe” se non si sentiva, da ragazza aveva studiato dizione. Come Sofia Loren, diceva. Non si rendeva conto che il suo strano accento era una delle cose su cui non era riuscita a avere la meglio, che le non riusciva d’amministrare, come i cernecchi che rimetteva a posto di continuo dietro le orecchie, ma che continuavano a sfuggire dalla pettinatura elaborata, nonostante le ore trascorse dal parrucchiere. Aveva sempre sognato una figlia con cui confrontarsi, matura ed elegante proprio come riteneva d’essere lei. Ed era convinta di avere fatto sempre di tutto per renderla tale, la sua Nellina.
Mentre si rimetteva a sedere adagio, spinse in un angolo del tavolo il telefono cellulare e osservò la ragazza starle innanzi e srotolarsi dal collo cinque giri di kefiah.
«Ciao, Bella» le fece l’occhietto un ragazzo che usciva.
Nellina rispose con un cenno civettuolo del capo.
«Vieni, vieni gioia. Siediti. Lo vuoi un gaffè?» chiese Maria.
L’espressione della ragazzina mutò di colpo.
«Ma sì, va’ » rispose mezzo seccata, lanciando un’occhiata torva al bicchierino d’amaro che Maria stringeva fra le mani.
«Ma com’è ‘sta storia che ti chiamano “Bella”?».
«Niente» sorrise con falso imbarazzo e facendo spallucce, «È quella di Tuailàit. Dicono che c’assomiglio e…».
«La vuoi pure una brioscia?».
«No».
«Vabbè» tagliò corto la madre. «Passiamo alle cose serie…» e con nonchalance tracannò l’amaro in un sol sorso. «Hai pensato alla cena a casa di Edoardo? Guarda che ci tiene che ci sia anche tu. Gliel’ho promesso».
«Eddài ma’, è il tuo uomo e io non c’entro niente. Mizzica, hai sempre saputo come farmi sentire a disagio».
«No, davvero. Ci saranno anche i suoi figli. Hanno la tua età. Ti piaceranno. Non fare la solita guasta feste».
«Non mi va ».
Maria serrò i denti, pur continuando a sorridere, e si ravviò i capelli. Fece per bere ancora un sorso, ma si accorse che il bicchierino era ormai vuoto e sbuffò.
«Maledetti ciuffi!» borbottò poi. «La brioscia, la vuoi?».
«No-o!».
«Oh, mai disponibile tu! E io - l’ultima ruota del carro, come al solito. Quando parlo io è come parlasse lo scemo di turno. Non hai proprio il senso della famiglia… Capirai quando ne avrai una tua, forse. Guarda che…».
«Ah!» rise Nellina alzando leggermente il tono della voce. «La famiglia?». Poi si guardò attorno, con fare sarcastico. «Ma dici a me?».
«Guarda che non mi fai ridere» la rimproverò Maria.
«No, infatti. Fra noi due sei sempre stata tu la comica. “La famiglia…”» le fece il verso. «La famiglia cosa, mamma? Cosa? Dai, finisci. Magari l’hai pensata sotto effetto dei tuoi sciannacheddi d’amaro».
«Cretina».
«Te ne cali ancora la sera, sul divano, come facevi una volta? Dai, che devo guardare?, che magari stavolta rido davvero».
Il cellulare di Maria iniziò a vibrare contro il tavolo nodoso e s’illuminò come un flipper.
«Scusami. Devo rispondere… è Edo» si giustificò Maria, di colpo più affabile.
«Tranquilla» fece Nellina. E poi aggiunse sottovoce per non interferire con la telefonata:
«Mami, fra cinque minuti ho appuntamento con Vinz. Ti spiace se…?» “smammo”, fece segno con la mano.
«Ma che scherzi, gioia mia? Vai. Lo sai che mammina tua non t’ha mai trattenuto. Tanto anch’io…» e sventagliò lo scialle come a spingerla fuori dal locale.
«Già» aggiunse Nellina. «Non hai trattenuto manco tuo marito, figurarsi…».
«…No, Edo» rise Maria nel telefono. Già non le dava più retta. «Non dicevo a te, parlavo con Nella. …Sì …No, alla cena non gi viene. Sai com’è, gioca a fare la vambira….» e qui lanciò un’occhiata di traverso alla figlia. «Va bene. Fra due minuti sono da te».
Rimise il telefono in borsa, s’annodò lo scialle sul petto e chiese il conto. Poi si voltò:
«Nelli’, non hai preso la brioscia».
Ma era già andata via.

2 comments:

dario said...

continua vero?

Madavieč'77 said...

Mmh... No. Non per il momento. E' un racconto che farà parte di una raccolta di racconti inglesi on-line: "Beach Tales in Winter".

=)
Rf