Monday, 8 March 2010

La sindrome di Rebecca (storie di fantasmi).


Ce ne sono, sì, di casi alla Rebecca, quella di “Rebecca la prima moglie”, il romanzo Daphne du Maurier del 1938, in cui la seconda moglie di un vedovo benestante è ossessionata dalla figura della donna che l’aveva preceduta.
Lo fa ben presente un noto giornale inglese, sottolineando come alcune donne – anche se morte, o a kilometri e kilometri di distanza - abbiano “un modo esasperante di incombere su chi succede loro”.
In effetti, a chi piacerebbe trovarsi nei panni del “successore”, messo a confronto con chi c’è stato prima? A nessuno credo. E in effetti nessuno dovrebbe avere il diritto di farci sentire inadeguati. Dovrebbe essere il nostro lui/lei a vergognarsi per non arrivare a comprendere una realtà tanto scontata, probabilmente perché è proprio lui/lei stesso/a a sentirsi inadeguato/a (oltre che a essere insensibile).
Per quanto mi riguarda, non mi sembra di aver mai fatto una cosa del genere, di dire al mio compagno che il/la mio/a ex scopava meglio. Né mi sono mai trovato nella situazione opposta. Ma… ma il confronto, in certi casi – non chiedetemi perché – è stato inevitabile, nel senso ch’è nato spontaneo.
Ma esiste davvero chi non fa confronti? È vero che quando si è veramente innamorati dei confronti non c’è neppure l’ombra, oppure esistono storie d’amore che sono solo all’apparenza a due, ma in realtà sono a tre - io-tu-il ricordo dell’altro?
Mi domando quale perverso meccanismo s’inneschi quando lasciamo una persona che pur abbiamo amato alla follia, dopo dieci anni ne incontriamo un’altra altrettanto stupenda e ci innamoriamo di nuovo, ma poi fra le lenzuola, ricordando la prima, pensiamo: “Però, come con lei…”.
Oppure cosa succeda quando dopo dieci anni dalla fine di una storia non riusciamo ancora a innamorarci di nuovo e sempre a causa del fantasma di un amore passato.

5 comments:

vic said...

Più che "Rebecca la prima moglie" direi "Donna Flor e i suoi due mariti". La quale alla tua stessa domanda alla lunga si diede la miglior risposta possibile, unendo all'affidabilità del marito vivo la sensualità di quello morto, col cui fantasma si rotolava ogni notte.
Come dire che la perfezione non esiste, i confronti sono naturali e forse l'unica cosa da fare è prendere da ognuno il buono che sa darci

dario said...

mi sembra ci sia, in quello che dici, l'implicito senso che il confronto nasca nel valutare sempre una situazione attuale meno soddisfacente di una precedente. nella situazione opposta non dico che non si faccia un confronto, ma trovandosi in una posizione milgliorativa non lo si percepisce come un problema o comunque qualcosa su cui riflettere. per cui mi chiedo: se la situazione precedente era una situazione migliore di quella attuale, perchè è finita? al che penso: è finita perchè è stata l'altra parte a chiudere (rebecca è morta, un/a compagno/a ti lascia) allora è chiaro che il confronto rischia di diventare ossessivo e malsano per la relazione attuale. e soprattutto si è propensi a farlo, questo benedetto confronto. se invece siamo stati noi a troncarlo, allora vuol dire che non era poi così idilliaca come situazione e quindi il confornto dura poco. se invece siamo stati degli autolesionisti e abbiamo interrotto un rapporta meraviglioso allora vuol dire che è proprio questo malessere e questa commiserazione a darci soddisfazione e quindi il confronto e il malessere collegato è il fine ultimo del nostro stesso pensiero.

Madavieč'77 said...

Giusto Dario,
hai colto nel segno.
...Per ciò che mi riguarda...
Rf

dario said...

anvedi!

Anonymous said...

..e se uno i confronti li faccia e li dica..tipo:quello scopava di più, tu non sai farlo ed il prossimo sarà meglio? ..CMQ anche se ci si lascia il patner aveva di certo anche qualcosa di positivo da ricercare nel futuro rapporto: se no che ci siamo stati a fare?
PS:i miei confronti reggono solo con amori platonici