Tuesday, 9 March 2010

Maturi al punto da precipitare? Come nasce una guerra civile.


Ci siamo. Ho paura che i tempi siano maturi.
Ne discutevo con mio fratello ieri sera, leggendo insieme il quotidiano. Mi ha confessato di avere, oramai da tempo, gli stessi miei pensieri, ma di aver avuto paura addirittura a parlarne.
Credo che non siamo gli unici due.
I tempi sembrano quasi maturi per una guerra civile, è stata la nostra considerazione.

Sì, mi riferisco a una di quelle guerre mascherate da rivoluzione, vale a dire finalizzate a un grande cambiamento della società. Quelle alla Orwell, alla Zamjatin, o chi più vi piace. Un'insurrezione armata vera e propria, fatta di violenza e follia generali e tali da richiedere l’intervento dell’ONU.
Alcuni di noi la vivranno, forse, come guerra di "liberazione dagli oppressori", altri semplicemente vi si abbandoneranno a causa di una insopportabile (“unbearable” direbbero gli inglesi) rottura di coglioni, e altri ancora saranno i soliti deficienti che basta che c’è da darsi addosso e son contenti.
Altro che minoranze etniche, religiose e ideologiche! Forse sarà quanto di più temibile al mondo a riunirci, tutti quanti (neri, bianchi, gialli, gay, etero, zoppi, alti e bassi, Na-Vi e umani…); uniti, anche se nel caos più totale e nell’unica speranza di svuotarcele, le palle troppo gonfie.

“Alcune ricerche hanno affermato che le guerre civili aumentano in stati che conoscono molti regimi di transizione e cambiamenti politici” scrivono, ma a me sembra l’opposto. Le cose non cambiano e tutto ciò che ci circonda continua a far schifo senza che si giunga a una conclusione accettabile per la maggioranza del popolo italiano.
Sappiamo tutti che dovremmo baciare in terra per esser nati in questo amato paese, le cui condizioni sono invidiate da tanti altri popoli, soprattutto extra-comunitari. Ma mi mette paura il constatare che, comunque, il singolo italiano conosce oramai e concretamente solo la propria, di condizione, riflessa dai titoli dei quotidiani dedicati alle battaglie in Senato e al “legittimo impedimento”, ai tentacolari abusi mafiosi, a quelli nel coro del Papa e a quant’altro va ad aggiungersi al clima impazzito e alle notizie dei terremoti che paiono star facendo il giro antiorario del mondo per stritolarlo e avvicinarsi, quindi, inesorabilmente di nuovo alle nostre case che, sappiamo bene, non reggeranno perché sono costruite con materiali pessimi vendutici a costi oltraggiosi… Che ne sarà di noi?, ci chiediamo. Già, cosa?
Meglio aspettare e stare a osservare, oppure agire per essere almeno in parte artefici del nostro destino? Cosa pensa davvero la gente? Esiste ancora un ideale comune? Quali sono davvero le nostre paure? O meglio: la gente ha ancora davvero paura di qualcosa, oppure ormai è soltanto paurosamente arcistufa – per non dire scoglionata –, ma non ancora rassegnata a “spegnere la candela” per non vedere - come direbbe Anna Karenina?
“In Italia secondo l'articolo 286 del Codice Penale chiunque commetta un fatto diretto a suscitare la guerra civile nel territorio dello Stato è punito con l’ergastolo, la stessa pena se la guerra civile avviene. In quest'ultimo caso, prima della sua abrogazione nel 1948, il testo originario comminava la pena di morte”. Alla luce di ciò, è ben lungi (codardamente?) da me l’intento di aizzare chiunque dall’altra parte del video. Dico solo che rimangono certi quesiti a cui qualcuno, prima o poi, dovrà dare una risposta accettabile.
Speriamo che questa risposta arrivi subito. Che arrivi dall’alto, guidata (e non direttamente e furiosamente) dal basso della volontà popolare.
Magari, invece, non arriverà proprio un bel niente da nessuna parte, perché nessuno di noi ha più idea di cosa stia facendo, non sa cosa sia un ideale e come gestire neppure se stesso, preferendo esser gestito; ci si è abituati a succhiare la vita finché non avrà più nessun sapore e si morirà di consunsione?
Chissà in che modo precipiteremo sul fondo.
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Here we are. I'm afraid that the time has come. I discussed this issue with my brother, yesterday evening, reading the newspaper. He confessed to have, for some time now, the same thoughts I have, but he’d been afraid even to talk about it. I do not think we are the only two in Italy. Time is almost ripe for a civil war. This has been our consideration. Yes, it is. I mean one of those wars dressed up as revolution, which is aimed at a big society’s change. A revolution just like the ones in the Orwell’s, or Zamyatin’s way - or whose you like. An armed insurrection, made of violence and general insanity and requiring the intervention of the UN. Some of us will live it, perhaps, as the war of "liberation from the oppressors", others will just decide to support it because of an unbearable pain in the ass, and others will be the usual morons, who’re just happy because there will be to strike out at somebody. There will be no ethnic, religious and ideological minorities. Maybe it will be the most terrific chance in the world to be eventually reunited, all we (blacks, whites, yellows, gays, straights, lames, high and small people, Na-VI and humans in general ...) together, although we’ll be wrapped with chaos and and with the only hope “to drain our too swollen balls”, as we say in Italy. "Some studies have argued that civil wars increase in those states having many regimes of transition and political changes," they write, but I think in the exact opposite way. Things do not change in Italy and everything surrounding us continues to be disgusting and we’re not capable to reach a conclusion acceptable to the majority of the Italian people. We all know we should kiss the ground to be born in this beloved country, which is envied by many other peoples, especially outside the EU. But it makes me afraid to realize that, however, every single Italian knows by now just his own and actual condition, which is well reflected by newspapers’ titles dedicated to the battles in the Italian Senate about the "Legittimo impedimento" (“self-impediment” – the umpteenth ad personam law?), to the sprawling mafia’s abuses, and to the abuses in the Pope’s choir and to whatever else is in addition to the crazy weather and to the earthquakes seeming going anti-clockwise across the world in order to crush the whole world and approach (at last and again), inexorably to our houses, which will not stand because they’ve been built with bad Mafiosi materials and sold to us at outrageous costs... What will become of us?, we’re wondering here. Yeah, what? is it better to wait and see, or act to be at least artificer of our own destiny? What do people really think? There is still a common ideal? What are our real fears? Better to say: are people still really afraid of something, or just frightfully fed up - if not pissed off -, but not yet resigned "to blow the candle" for not seeing – just like Anna Karenina did throwing herself under the train? "In Italy, in accordance with Article 286 of the Penal Code any person who commits an action intended to arouse the civil war in the Italian state shall be punished with life imprisonment, the same punishment is foreseen in case the civil war happens. In the latter case, prior to its repeal in 1948, the original text sentenced to death”. In light of this, it is (cowardly?) far from me the intention to incite anyone on the other side of the video. I only say that certain issues still remain unsolved and that someone, sooner or later, will have to provide us with an acceptable answer. We hope that this answer will arrive immediately. Just guided by the common will (and arriving not directly and furiously by people). Or maybe will not happen just anything, anywhere, because none of us has any idea what we’re doing, none of us does not know what an ideal is and even how to manage himself, preferring to be leaded. Have we become used to suck life until it’s no more flavor and till we’ll die of consumption? I wonder how all we Italians will plummet to the bottom.

2 comments:

Anonymous said...

Querido Raff, la inestabilidad que se vive aquí es moneda corriente. Y has oído alguna vez de las crisis sociales en Argentina (peleas sociales). La más fuerte fue en diciembre del 2001. Cada semana tenemos "marchas" o "piquetes", cortes de tránsito. También peleas el gobierno, los opositores, los medios de comunicación, etc., etc., (fatandose entre ellos el respeto) y la población en el medio. Justo estan hablando sobre la situación Argentina en el canal CNN.
Como también nadamos en el mar de la desidia y el "que carajo me importa" (che caz...). Esta desidia (palabra que odio en mi vocabulario) se esta adueñando de nuestros días. Por ejemplo, cada día se crean ONG, comedores comunitarios y los distintos credos (católicos, judíos, evangélicos) asisten a mucha gente. No veo que esta mal, pero tampoco bien. El gobierno no se hace cargo de ellos, ej, educación, vivienda y trabajo. Total deben pensar seguro que hay un tonto que lo hace. Nos estaremos también acostumbrando en esta siutación de anormalidad? Esto pasa en Argentina, donde quieren ademas anular algunos medios que dicen la verdad. Noto una falta de proyectos/sueños. En Italia ocurre lo mismo? besos silvia

Madavieč'77 said...

Querida Silvia,
Tiene toda la razón del mundo. Pero lo que me preocupa es que todo el mundo siempre se ve sólo a su condición, y nunca ve "más allá de sus narices", como decimos en Italia.

Besitos,
Rf