Monday, 1 March 2010

Stili e sfizi sessuali – il desiderio - Ultima parte

(Cont’d) Se, come dicevamo la settimana scorsa riportando le parole del giornalista J. Walsh, la condizione indispensabile a scatenare il desiderio in una donna pare sia il fatto di sentirsi desiderata, al contrario il desiderio maschile è molto più facilmente stimolabile e stimolato da ciò che lo sguardo percepisce: le labbra dischiuse, il trucco, l’elastico del tanga che si scorge sotto il jeans stretto sul sedere, etc…
In ogni uomo (sedicente) adulto vi è l’animo di un implacabile quattordicenne che si lascia stupire e annientare da ogni seppur minimo segnale di “disponibilità” da parte di una donna, e che scorge sostanzialmente segnali simili anche lì dove le donne stesse dicono non essercene. Per infiammare un uomo è sufficiente, per esempio, anche un solo centimetro quadrato di pelle scoperta, un abbigliamento succinto, il wonder-bra che ne sottolinea le curve, o la pettinatura. Ma di una donna l’uomo desidera anche la sua personalità, quella che gli sembra di intuire dalla camminata, dai vestiti, dalla risata… In realtà, ecco che l’uomo non vuole una donna che si sottometta come un prigioniero di guerra (se lo dice Walsh!).
Lo sapevate che anche il tono della voce può accendere un forte desiderio in un uomo? Gli uomini in preda al desiderio guardano, sospirano, sono pronti a fare qualsiasi scemenza (l’uomo è fondamentalmente scemo, diciamolo) e sono pronti, sì, a fare l’amore all'infinito, ma hanno anche la pretesa che, alla fine, la loro compagna faccia lo stesso con loro – e mi pare giusto, no? Gli uomini vogliono essere desiderati anche loro. Pretendono l’approvazione della donna, la sua adorazione, vogliono intuire di essere riusciti a stregarla. Tutto questo perché gli uomini sono altrettanto narcisisti, proprio come le donne. «Per gli uomini,» scrive ancora il giornalista britannico del “The Indipendent” «il desiderio implica l'impulso primordiale di possedere e penetrare l'oggetto della loro attenzione, ma anche lo stimolo più sofisticato a invadere la sua vita, a diventare l'unico oggetto della loro attenzione e del loro affetto [in quel dato momento, aggiungo io]. Il desiderio maschile non cessa quando il/la partner ha finito di cavalcarlo in un rodeo di mezzanotte. Per molti aspetti, dopo aver fatto sesso, la sua voglia di esplorare ogni anfratto del corpo e dell’anima della sua donna è appena cominciata».
La lussuria maschile è ignorante e rozza, cieca e sbruffona – è «un bisogno immediato, reale come la fame e altrettanto pericolosa per la propria incolumità, e per quella altrui».
Il desiderio maschile è anche troppo subdolo per poter coincidere con la semplice voglia di scopare. Esso aspira a soddisfare la voglia di qualcosa che sia più a lungo termine, qualcosa che sia goffamente carica di componenti spirituali [perché no?, ndr]. Si tratta di voler offrire piacere puro a una persona che si ammira, al fine di mescolare indissolubilmente due spiriti distinti». Il fine del desiderio è la mera conquista dell’altro/a.
Gli uomini non vanno orgogliosi del loro essere soggetti alla tirannia della lussuria, di questa loro vena cavernicola e così facilmente definibile. Al contrario, il desiderio femminile è malleabile e non si può cogliere nella sua interezza, chiedendo semplicemente alle donne di categorizzare ciò da cui si sentono attratte.
Fin qui arriva il rapporto di Walsh sul “The Indipendent”. Ma ecco cosa ha scritto Catherine Townsend a proposito del desiderio della donna:
«Come anticipato da J. Walsh, lo studio di Meredith Chivers [la sessuologa canadese cui ho accennato nello scorso post] che con l’uso dello pletismografo ha misurato le reazioni delle donne alla visione di filmati porno etero, gay e di sesso fra le scimmie bonobo, ha messo in evidenza la complessità della sessualità femminile. […]».
Le stesse donne non saprebbero ben definire cosa accende in loro la passione, e cosa no. Pare che nelle donne ci sia una sorta di scollegamento fra mente e corpo. Un concetto, questo, messo in evidenza anche da Mary Roach, autrice di “Bonk: The Curious Coupling of Science and Sex”.
In effetti, come ha comunicato la ricercatrice australiana Chivers, le donne sottoposte al suo studio avevano detto di preferire il filmato porno della donna ginnasta, piuttosto di quella del ragazzo nudo che correva in spiaggia. Eppure, misurando il flusso sanguigno, il livello di eccitazione risultava lo stesso.
«Perché ci sorprende che una donna guardi a un corpo femminile così come fa un uomo? Noi donne cresciamo praticamente sin dalla nascita educate a considerare un corpo femminile nudo come un oggetto sessuale. Non mi sorprende che la cosa ecciti anche noi» dice la Townsend che finisce per far riferimento di nuovo al libro di M. Roach per ricordare come, per esempio, Marie Bonaparte (pronipote di Napoleone) fosse frustrata per la sua incapacità di raggiungere l'orgasmo. «Pensava che tutto dipendesse da problemi relativi alla distanza clitorideo-vaginale e così, invece di provare a cambiare posizione durante i suoi rapporti sessuali, si spinse al punto di chiedere al suo medico di operarla. Purtroppo, l’operazione non ebbe alcun esito positivo».
Questo per dire come, invece di vivere in pace la propria sessualità, «le donne si sono sempre preoccupate molto più di avere il giusto tipo di orgasmo da quando Sigmund Freud iniziò, nel 1905, il suo dibattito sull’ "orgasmo vaginale v/s orgasmo clitorideo"», specificando che quello clitorideo era un ‘fenomeno’ adolescenziale [virgolette mie]. Con la sua teoria, Freud diede il via a una lunga serie di generazioni di donne affette da una sorta di complesso d’inferiorità.
Ma Freud non fu che uno solo dei tanti scienziati “incozzatisi” nel voler scovare il segreto del desiderio femminile, ma che riuscì a provocare solo un forte senso di inadeguatezza nelle donne. Il fatto è che sono sopravvissuti troppi cliché in merito e, mi sembra di capire da quest’articolo, sarebbe da individuarsi in essi la causa di tale indefinitezza e il continuo astrologare sul piacere femminile e ciò che lo genera.
Qualche tempo fa, con i ricercatori Masters e Johnson, si è arrivati alla conclusione che la clitoride è la fonte primaria dell’orgasmo femminile e, nonostante tutto, ancora oggi non si fa altro che scrivere nuovi articoli sul Sacro Graal dell'orgasmo femminile - il famoso punto-G. Tutto questo non fa che rendere «il campo della sessualità femminile […] esasperante, perché ogni risposta sembra condurre a nuove domande». Per esempio ci si domanda ancora: perché alcune donne possono eiaculare? (Un fenomeno che pare abbia a che fare con la vescica, ma nessuno ancora ha una risposta precisa); Perché alcune donne non raggiungono mai l’orgasmo? Etc… etc…
Beh che, chiede la Roach, perché invece non ci si può rilassare e accettare il fatto che «gli orgasmi sono come lo Scotch: alcuni sono doppio malto e altri no?».
Ecco che è in questo modo che il desiderio femminile si trasforma facilmente in un “paradosso” (come afferma la dottoressa Chivers). «In realtà una donna potrebbe desiderare tanto di essere posseduta rozzamente in un vicolo, per strada, quanto desiderare un uomo tenero e gentile che la coccoli».
Nel suo articolo Catherine Townsend si meraviglia di come gli scrittori uomini facciano di tutto per far apparire le donne più complicate di quello che sono. «La nostra sessualità non corre parallela a quella maschile e non possiamo essere analizzate sempre attraverso lo stesso filtro. E così, forse, quando studiano le donne, gli scienziati dovrebbero lasciar perdere l’dea di una teoria unica e univoca».
«[Gli scienziati] che dicono di avere l’obiettivo di moltiplicare gli orgasmi femminili, o incoraggiarne la libido sarebbero molto più d’aiuto alle donne se ammettessero semplicemente: “Il nostro scopo è quello di capire le donne”».
I recenti studi sono affascinanti e sollevano ulteriori quesiti: davvero le donne sono narcisiste che vanno in visibilio solo quando si sentono desiderate? E la risposta dei genitali femminili durante i test della dottoressa Chivers è stata una pura casualità, una sorta di mera "autolubrificazione a uno stimolo sessuale"? Oppure le donne hanno un range di desideri sessuali molto più ampio di quanto loro stesse si rendano conto?
Ne ho parlato con alcune amiche. Molte insistono sulla prima ipotesi – quella del bisogno di sentirsi desiderate, ma a questo punto nessuna testimonianza sembra avere più alcun valore se davvero c'è la possibilità che le stesse donne possano ignorare il funzionamento della loro libido.
A ogni modo, qualunque siano le risposte, spero che questo excursus nel mondo del desiderio di tutti noi, maschi e femmine, sia stato di vostro gradimento. E alla fine credo che il messaggio sia sempre lo stesso. Per quanto mi riguarda, per quanto siamo diversi, siamo tutti uguali e la curiosità è cosa sempre ben gradita, ma non farebbe male se ogni tanto ognuno si facesse i cazzi propri e si ponesse meno domande o, quanto meno, quando davvero dovessimo decidere di sindacare sul prossimo in merito ai suoi gusti sessuali, a ciò che lo eccita, eccetera, dovremmo anche stabilire che una buona tecnica di osservazione potrebbe essere l’immedesimarsi nell’altro, ossia nell’oggetto della nostra curiosità morbosa.

4 comments:

dario said...

trovo la foto alquanto razzista e riduttiva. dovevano mettere dei calzini verdoi e/o gialli.

Madavieč'77 said...

Ohi Da',
pippiacìri!!

Rf

dario said...

glisso sul fatto che poi sono tutti calzini di lana. e il cotonte?

Madavieč'77 said...

E che ne so io?
Io uso le babbbbucce di lana che mi aveva fatto ai ferri la bonanima di mia nonna!

Beijos,
Rf