Thursday, 1 April 2010

Чеченски! Чеченски!

Già ieri l’avevo punzecchiata a riguardo. Юлия era entrata commentando la notizia delle esplosioni nella metropolitana di Mosca che hanno causato 39 morti dicendo:
«E ora aspettiamo cosa c’è! Cosa sarà! Mi spiego? Perché hanno fatto questo… Quale fine?».
«Immaginavo… Non ci crede nessuno alla pantomima dell’attentato, eh? Che, daranno la colpa ai ceceni?».
«No-o! Cioè - attentato può essere anche, ma chissà? Io non credo. Come quella volta…».
…Già, come quella volta di tanti anni fa che a Mosca saltarono in aria due palazzi. Qualcuno aveva visto dei tipi loschi depositare nelle cantine alcuni sacchi pieni di una strana polvere e aveva chiamato le autorità che, dopo il sopralluogo, dissero che non c’era da preoccuparsi e… BOOM! (Era il settembre del 1999: «le formazioni armate islamiche del comandante ceceno Shamil Basayev, vecchia conoscenza dei servizi segreti russi -che qualche anno prima lo avevano usato per destabilizzare la Georgia dandogli il compito di guidare la rivolta separatista in Abkhazia-, invadono la regione russa del Daghestan. […] Subito dopo […] quasi trecento cittadini russi muoiono in una spaventosa serie di attentati esplosivi che, tra il 4 e il 16 settembre, distruggono due condomini nella periferia di Mosca, uno nella città di Volgodonsk e uno a Buinaksk. », vd.: “Terrorismo ceceno o terrore di Stato? Uno sguardo al passato per capire il presente” su Peace Reporter). O ancora come nel 2004, quando fu sempre la metropolitana moscovita a essere colpita, proprio come due gironi fa.
«…E poi, guarda caso, dopo che non mi ricordo più quanta gente era morta, Putin è diventato presidente… e poi quel regista famoso russo ha fatto film-documentario in cui diceva che autorità sapevano di attentato e alla fine hanno trovato regista ammazzato… Pfu! Tutto organizzato!» ha proseguito Юлия (cfr. ancora: «Come nei film western, quando dopo una scorribanda dei banditi arriva in città un pistolero giustiziere […] a rimpiazzare il vecchio sceriffo ubriacone e pauroso, così a Mosca il […] presidente Eltsin, impelagato in gravissimi scandali finanziari, si fa da parte per lasciare entrare in scena […] Vladimir Putin, che prende il posto del primo ministro Stepashin. Questo giovane freddo e deciso, ex agente del Kgb, poi direttore dell’Fsb, sfodera subito la pistola e scaglia l’Armata Russa contro i villaggi daghestani occupati dai ceceni. Il 22 agosto i guerriglieri si ritirano senza perdite. Putin, prima sconosciuto a tutti, ci fa un gran bella figura», in Ibidem).
Ed ecco che, come da copione, nei giorni scorsi “RT” (“Russia Today”) ha annunciato che analisti e funzionari sospettano che ci siano tracce caucasiche dietro le esplosioni nella metropolitana moscovita.«[…] le esplosioni possono essere il segno di una ritorsione dopo una serie di attacchi da parte dell’ “FSB” in cui sono morti un certo numero di capi terroristi. [,…]».
Viktor Chernous, direttore del “Centro Studi di Sistema Regionale” di Rostov-sul-Don, nel sud della Russia, ha detto che «ci sono state due esplosioni, che testimoniano una certa volontà politica. Quando le esplosioni sono più di una allora si tratta di sicuro di attacchi terroristici» ha aggiunto Chernous, il quale crede che le tracce che portano alla parte nordica del Caucaso «teoricamente possono ricondurre a diverse repubbliche e a diversi gruppi armati locali».
«Hai letto, Юлия? È davvero colpa dei Ceceni… Così dicono...» l’ho punzecchiata ancora, ma senza cattiveria. Più che altro con amarezza.
«Già sapevamo che erano stati loro, no?» ha scosso la testa abbattuta e pur sempre con un mezzo tono di ironia. «E tanto anche voi italiani…».
Noi? Che abbiamo noi italiani in comune con i russi? Quale analogia nella sua mente contorta?
Flash!
«L’opinione pubblica russa, prostrata dalle drammatiche conseguenze della crisi economica del ’98 e disgustata dalla corruzione della classe politica eltsiniana, sull’onda del terrore viene scossa da un sussulto patriottico e si rifugia tra le rassicuranti braccia del nuovo uomo della provvidenza dagli occhi di ghiaccio che promette giustizia e sicurezza. […]Ieri, 6 febbraio [era il 2004. N.d.r.], nella metropolitana di Mosca una nuova strage di civili russi, la più grave dal 1999. Come allora l’opinione pubblica russa ripiomba nel terrore e nell’insicurezza. Come allora, Putin accusa i ceceni. Tra poco più di un mese si terranno le elezioni presidenziali».
È un vero e proprio flashback, solo non ci sono elezioni in vista e il presidente oggi è Medvedev.
E quindi ha ragione la mia cara Юлия. Ossia ci chiediamo: quale il fine?

3 comments:

dario said...

ma ha ancora senso il terrore di stato? non è rischioso? quale governo può pensare di avere ancora la capacità di controllare le informazioni che possono arrivare all'opinione pubblica, in una società in cui oggi ormai chiunque può filmare e pubblicare in rete qualsiasi documento, registrazione e filmato?

Madavieč'77 said...

È qui che sbagli.
In Russia, in Cina, in Kazachstan e in Georgia anche internet è censurato.
La mia cara Юлия, per esempio, ha scoperto tutto ciò che c’era dietro la vicenda Politkovskaja solo in Italia, molto tempo dopo la sua morte.

Ahimè!
Rf

dario said...

magari 10 anni fa non avrebbe scoperto nulla della Politkovskaja nemmeno dall'italia...