Monday, 12 April 2010

Il popolo delle statue di sale

Visitai la Polonia quand'ero ancora un quattordicenne. Ne serbo un ricordo bellissimo.
Un viaggio di più di 30 ore in pullman insieme coi ragazzi e ragazze di una squadra di volley di Padova. Il fine ultimo del viaggio fu giustappunto un torneo che disputammo a Cracovia. Fu nel bungalow assegnatomi a Cracovia che scoprii di essere allergico alla polvere. Un delirio, certo, ma poche altre volte mi sono divertito come allora. A quei tempi non conoscevo nulla della storia dell’Europa Orientale, tanto meno della Polonia (molto occidentale), né mi diceva nulla il nome di Adam Mickiewicz e del suo poema “Pan Tadeus” (Il signor Taddeo), considerato quale epopea nazionale polacca, che narra la storia di due famiglie nobili e la storia d’amore di Tadeusz Soplica e Zosia.
Imparai a conoscere questo Paese, è il caso di dire, sul campo, ossia girando per le palestre che ci ospitarono e per i boschetti fra cui erano mimetizzate le nostre baracche, mangiando la carne che un nutrito gruppo di tripponi biondi e sorridenti grigliarono generosamente per noi – anche se ce n’era poca, di carne, noi non ce n'accorgemmo – e bevendo la loro birra in quei boccali enormi di cui ancora oggi ricordo il peso. E perfino usando la loro carta igienica simil-carta vetrata. L’ospitalità non fu affatto un punto debole dei nostri nuovi amici.
Non ho mai incontrato un polacco scortese e a quel tempo mi colpì non poco lo sguardo di ammirazione misto a dignità feroce che illuminava il volto non solo dei nostri coetanei, ma anche degli adulti che ci scortavano. A quanto pare la dignità è sempre stata una delle caratteristiche principali di questo popolo.
Ripensandoci, fu strabiliante la sicurezza e fierezza con cui la squadra femminile entrò in campo in occasione di una delle partite. Da un lato c'erano le nostre ragazze in divisa quasi fluorescente (body attillato, per quell’età molto provocante), dall’altro le nostre ospiti la cui divisa consisteva di mutandoni e maglia di lana del nonno. Ma ragazzi... SBA-BAM! Che schiacciate nei tre metri che tiravano! Legnate da spaccarti le braccia e, beh che, alla fine ci fecero a pezzi, ma senza che l’atmosfera di festa subisse alterazioni alcune. Anzi che venne prolungata prima con la visita alla Miniera di sale di Wieliczka. Impressionante. Bianca e solida come gli autoctoni, la miniera raggiunge una profondità di 327 metri ed è piena di statue tutte scolpite direttamente nel sale, come anche i lampadari e il pavimento e le varie decorazioni delle sale e delle cappelle [vd. foto]. Poi il gruppo si assottigliò e proseguimmo verso Częstochowa per assistere al "cambio d’abito" della famosa Madonna nera col Bambino conservata nell’omonimo santuario che è fra i più importanti centri di culto cattolici (il pellegrinaggio al santuario di Częstochowa si svolge sin dal medioevo).
È un popolo forte e ben nutrito dalla fede cattolica, quello polacco. Quasi a far concorrenza al popolo italiano. Molti polacchi parlano italiano; molti, come sappiamo già, vivono nel nostro paese, nelle nostre case e si prendono cura dei nostri cari e, per questo, meriterebbero più rispetto di quello che già serbiamo loro.
Spero che la disgrazia che ha colpito questo paese sfortunato e affascinante, quanto ancora misterioso ai più pur nella sua semplicità, possa essere digerita e superata quanto prima e al meglio.

No comments: