Wednesday, 19 May 2010

Affinità eleggibili

Avevo accennato qualcosa a riguardo con un post di un anno fa, ma pare sia arrivato il momento di penetrare l’argomento più a fondo. E poi la chiudo qui, giuro, dato che ci sono davvero cose più serie a cui pensare.
Mi spiego: ho ricevuto un po’ di e-mails in seguito al post intitolato “Aites, kleinos ed eromenos. Questi piccoli, grandi amori” su “Generazione X(anax)”[1]. Ammetto che la maggior parte di voi mi ha redarguito per quanto scritto, ritenendo che sia ingiusto sbattere le porte in faccia a una relazione con qualcuno più giovane (molto più giovane) di me. Di noi. In una relazione non conta l’età, ma conta la persona. Questo è il succo. Bisogna “andare dove ci porta il cuore”…

A un ragazzo molto gentile che mi ha scritto ho risposto che una fra le cose che mi spaventa di più è l’idea che “le relazioni fra uomini di età differente (o fra uomini e donne, non ha importanza il sesso come non ne ha il genere) si risolvono spesso in un rapporto del tipo maestro-allievo, che spesso e volentieri hanno una scadenza, nel senso che prima o poi l’allievo sente la necessità – giustamente - di affrancarsi dal suo maestro per continuare il cammino nella vita da solo, o meglio, per procedere e crescere insieme a chi è alla pari di lui”.
Ma se ritenete tuttavia che due persone con una differenza d’età anche di tredici, venti anni possano riscoprire un (insperato?) equilibrio condividendo in maniera serena la vita quotidiana - fino alla fine e senza problemi di sorta -, allora vuol dire davvero che tutto si riduce a una questione di affinità, che bisogna essere sulla stessa lunghezza d’onda.
Parlando di affinità, la prima cosa che mi salta in mente è uno dei primi esami di letteratura tedesca (si parla di tanti anni fa, appunto!) che prevedeva una parte del corso monografico incentrata su “Le affinità elettive” di W. Goethe.
«[...] nell'uomo ogni dieci anni cambia il concetto delle felicità, cambiano le speranze e le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o dall'illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato! […] Dovremmo, per una sorta di scrupolo, rinunciare a ciò che i costumi del nostro tempo non ci vietano? […]» è uno dei passi più celebri del romanzo del bardo autore del poema idillico “Hermann und Dorothea”.

Il titolo “Le affinità elettive” fa riferimento al comportamento di alcune coppie di composti chimici in cui uno fra i due, in presenza di un terzo con cui ha un’affinità maggiore, può staccarsi dal compagno primigenio per dar vita a un composto nuovo. Così Edoardo e Carlotta vivevano serenamente insieme finché non hanno incontrato il Capitano e Ottilia, per cui Edoardo si è unito a Ottilia e Carlotta al Capitano.
Inutile aggiungere che la narrazione si conclude in tragedia.
La domanda, quindi, era: «Dovremmo rinunciare a ciò che i costumi del nostro tempo non ci vietano?». Cosa ci impedisce di fare coppia con la persona che sentiamo essere davvero sulla stessa lunghezza d’onda, con chi siamo sicuri ci possa essere un’affinità ma che è più piccola di noi d'età?

L. K. Morganti è una scrittrice e una “life success coach” che si propone come guida per molti pazienti affinché possano vivere la loro vita al meglio.
La Morganti ha scritto che una coppia può dirsi sulla stessa lunghezza d’onda “anche quando non si trova d'accordo al 100% sul tema discusso” e che l’importante è sentirsi ascoltati, cioè instaurare un dialogo e non un monologo (anzi due monologhi). Quando entrambi gli elementi della coppia vanno nella stessa direzione si genera una forte impressione di comprensione reciproca e di reale comunicazione. La “coach” ricorda che ci sono tre stili principali di comunicazione:
1. Visuale, in cui imperano espressioni come "Capisco cosa vuoi dire"; "Ho capito"; "Secondo il mio punto di vista"; "Ho una visione diversa…"; "Eccomi!"; etc…
2. Uditiva, in cui imperano espressioni come "Ho sentito ciò che hai detto"; "Siamo sulla stessa lunghezza d'onda"; "Che ne dici?"; etc…
3. Cinestetica, in cui imperano espressioni come "Ho la sensazione che…"; "Hai messo il dito nella piaga"; “Hai colto il punto”; "Aspetta un momento!"; "Mi fa strano…"; etc…
Ognuno di questi stili, poi, si suddivide in “sottostili”, ma non è ciò che ci interessa in questa sede. Lo è, invece, stabilire se sono queste le espressioni usate in coppie fra persone di età molto diversa, quindi se davvero esse sono affini.

Non nego che due persone d’età molto diversa possano scoprire, frequentandosi, di condividere non solo le stesse preoccupazioni e/o passioni, ma che lo stesso fatto di condividerle possa renderle felici. Però mi domando anche da cosa nasca questa comunione d'interessi fra un uomo maturo e un ragazzino, piuttosto che fra due ragazzini o fra due uomini maturi. Si può risolvere tutto con l’ esperienza di vita vissuta, sia essa una vita di appena venti anni, sia essa di quaranta?
Ruth Purple, “Relationships Coach” di successo negli USA, sostiene anche lei che perché un rapporto possa prosperare “ci vogliono obiettivi simili, siano essi il matrimonio, i figli o la carriera. […] Tuttavia […] definire insieme certi obiettivi può essere molto difficile, specialmente se la differenza d'età è abbastanza significativa. […] Però, avendo obiettivi, interessi e desideri comuni la differenza di età può essere superata”.

Non bisogna dimenticare che molte difficoltà possono derivare anche dalla società che ci circonda, dai nostri familiari e dagli amici, ma – consiglia la Purple – “non lasciate che lo stress e la paura abbiano la meglio su di voi e sul vostro partner […] piuttosto mostrate loro che quello che provate è reale e che chi è al vostro fianco è lì per rimanerci”.

Come la Purple la pensano ancora molti altri sociologi italiani e del resto d’Europa.
Io non so perché, ma non sono ancora del tutto persuaso, eppure sembra davvero che un’affinità elettiva fra due persone di età differente sia possibile e che l’unico modo per scoprire se ci si trova di fronte a una di queste è darle un’opportunità, renderla un’affinità per così dire “eleggibile” prima ancora che elettiva.
Stavolta pare che i ventenni (o giù di lì) che mi hanno scritto si siano dimostrati più maturi di me che sono (almeno) tredici anni più vecchio di loro.

Ma sappiate che quando ho scritto “che forse è meglio imboccare un percorso d’amore con al fianco una persona che poggi i piedi ben saldi su basi comuni, con una persona ignorante al nostro pari riguardo al futuro”, l’ho scritto per esperienza diretta. Esperienza generata a sua volta dal fatto che anche a me piacevano quelli più grandi.
Il dilemma è proprio questo: che con l'età le cose si sono invertite.
Solo, sarei curioso di sapere se questi stessi ragazzi cambieranno idea fra tredici anni, ma vorrei sapere anche cosa ne pensano i più “anziani” che non si sono ancora pronunciati, eccetto che per la cara, saggia S. che mi ha scritto: «En Argentina hay un refrán: "Quien se acuesta con niños, amanece "meado". Esto significa que andar con gente más joven, puedes estar en problema. Es decir, quien sabe si es la opción correcta o no. No hay consejo para ello».[2]
_____________________________________________________
[1] Il titolo è "Questi 'piccoli' grandi amori. Chi stabilisce quando è arrivato il momento giusto per innamorarsi e, soprattutto, quall'età giusta per riporre nell'armadio le armi della seduzione?" per i lettori della rubrica “Lifestyle” Gay.tv.
[2] Tr.: «In argentina c'è un modo di dire: "Chi dorme con i bambini, si sveglia bagnato" [sott. “di pipì”, ndr]. Ciò significa che andare con i giovani potrebbe essere causa di guai. In altre parole, chissà se è la scelta giusta o meno . Non c’è una risposta esatta a riguardo».

1 comment:

dario said...

certo che esistono relazioni tra persone con grandi differenze d'età. probabilmente qualcuna anche funziona. ma credo sia più rara di un avvistamento di nessy.