Wednesday, 5 May 2010

Anelli deboli e anoressia sessuale

Ricordo la trasmissione televisiva che davano qualche tempo fa su ZDF o RTL - “Der Schwechste Fliegt” (letteralmente: “Il più debole è eliminato”). Il format era arrivato anche in Italia e gl’avevano dato il titolo di “L’anello debole”. In gara - uomini e donne, alla pari in tutto e per tutto, come rivendicato da sempre, com’è giusto che sia... Durante la gara, chi si dimostrava l’anello debole della catena di concorrenti veniva eliminato su due piedi senza pietà ed esclusione di colpi.
Ecco che anche il gioco aveva già iniziato ad assumere i connotati di una battaglia impietosa, da cui sono banditi l’incertezza e il rammollimento, i cali di adrenalina. Scrivo “anche nel gioco” perché… beh, perché sappiamo tutti come si viva al giorno d’oggi, no? Avvocati, spedizionieri, commessi, agenti di commercio… Nessuno è escluso dalla nuova cultura che chiamo dell’ “efficienza perpetua”, oramai applicata a tutti gli ambiti della nostra esistenza.
L’essere umano, da animale abitudinario quale è, non si ribella, procede. Persiste. Ma solo finché il corpo non risponde, non si ribella alle pretese che non gli è dato di soddisfare.

Ho ripensato a tutto ciò quando, settimana scorsa, ho letto un articolo del “Corriere” dedicato alla depressione a Milano, in cui si faceva particolare riferimento all’influenza dello stile di vita cittadino sul morale degli abitanti.
Ci ho pensato ancora ieri, quando mi sono ritrovato a leggere ancora due articoli:
- il primo è della dottoressa Anna Zanon e riguarda l’anoressia sessuale, un disturbo del desiderio sessuale che riguarda un numero sempre crescente di persone. Questa è caratterizzata da «una mancanza di desiderio verso il sesso: la persona raggiunge, per così dire una prematura "pace dei sensi": non solo manca la voglia di fare l'amore, ma mancano anche le fantasie erotiche e gli stimoli fisici. […] Chi soffre di anoressia sessuale è come se fosse diventato "assessuato"». Oltre alle cause di tipo fisico, situazionale e di ansia, l’anoressia sessuale in alcuni casi «riguarda persone giovani che non hanno mai provato alcun interesse verso il sesso», persone che hanno «un fidanzato/a con cui però hanno dei rapporti solamente platonici senza avere lo stimolo ad andare oltre», ma attenzione!, in altri casi può essere di derivazione depressiva.[1] Scrive la dottoressa Zanon: « La depressione "uccide " il desiderio sessuale».
- Il secondo articolo, invece, è quello del giornalista Tim Lott [cfr. “Men are suffering a depression epidemic too... and some of it is caused by women”, 4/05/2010] che ha scritto della depressione, ma con particolare riferimento agli uomini che, oggi, sarebbero tenuti troppo sotto torchio (dalle donne). A loro si chiederebbe di essere forti, ma anche sensibili; di successo, eppure non materialisti. Proprio questo li porterebbe a essere sempre più soggetti a depressione.
Voi penserete: “Perché, invece alle donne cosa è stato chiesto di diverso fino a poco tempo fa? Mamme, amanti, puttane, sguattere, manager di successo…”. Già, come darvi torto?
Il problema è, però, che secondo Paul Farmer, Direttore Generale dello MIND (Centro di Salute Mentale) gli uomini tendono a soffrire del cosiddetto “male oscuro” in silenzio, e questo è anche il motivo per il quale, spesso, è difficile diagnosticare loro tale malattia. Ciò spiegherebbe anche perché tre quarti dei suicidi sono maschili.
Mi domando se davvero è più facile sentir parlare di depressione in riferimento alle donne piuttosto che agli uomini. Non ne sono convinto. Anzi… basta guardarsi intorno. La violenza (sulle donne) dilaga e questo è un altro tratto distintivo fra i maschi depressi e le femmine depresse. Per via del loro tacere il male «negli uomini è più facile che la depressione si manifesti attraverso episodi di rabbia e di violenza. Ciò accade, appunto, quando non si riesce a individuare la causa dell’infelicità».

Gestire la depressione è più facile quando si conosce la sua origine. Funziona un po’ come con tutti i mali, no? Per esempio, anche in amore soffriamo di più quando non ci viene data una ragione concreta che giustifichi perché siamo stati lasciati. È sempre così. Conoscendo il nostro nemico è più facile arrivare a capire cosa possiamo, o non possiamo fare per metterci in salvo. Ci si aspetta dagli uomini che siano sempre forti e pronti a reagire, più che dalle donne? Davvero è quasi come se agli uomini non fosse permesso cadere in depressione? Il giornalista del “Daily Mail” continua: «Mi è stato detto da alcuni uomini che una risposta comune da parte delle loro mogli [spiazzate dal loro malessere] è: “Non ho bisogno di un altro bambino da accudire. Vattene via”». Secondo Tim Lott le donne dovrebbero capire che anche gli uomini possono essere vulnerabili in quanto esseri umani, proprio come lo sono loro. «Non dobbiamo aspettarci di essere felici per tutto il tempo in ogni frangente della nostra vita – l’infelicità fa parte della condizione umana quanto la felicità».

Il succo è, ancora una volta, che davvero noi esseri umani siamo capaci di eliminare dalla nostra esistenza ciò che c’è di più bello. Basta usare la mente.
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[1] Cfr.: «In tal caso, l'anoressia sessuale, non è più un problema transitorio, ma ha un profondo significato psicologico. In genere chi non riesce ad accedere alla sessualità adulta, ha paura di crescere. Nei primi anni di vita tutti noi stabiliamo un rapporto strettissimo con la nostra mamma, un rapporto essenziale per la nostra stessa sopravvivenza fisica e psicologica. Con il passare degli anni , questo rapporto si deve allentare per consentirci di aprirci a nuove esperienze e ad altre persone. Chi non sente nessuno stimolo sessuale , si percepisce a livello inconscio come un bambino /a, e in quanto tale, assessuato. Il "bambino/a della mamma" non può avere rapporti sessuali, perché il sesso una cosa da grandi, e se crescesse, dovrebbe lasciare i genitori. L'uomo può fare moltissimo per risolvere questa sensazione, non dando la compagna per scontata e avendo per lei delle attenzioni, facendole dei complimenti, creando un clima di corteggiamento.»

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