Tuesday, 25 May 2010

Ci vuole l’apostrofo?

Ne parlammo ai tempi con il post “Argomenti profondi”.
Oggi l’argomento torna alla ribalta perché stamattina in metropolitana c’è stato di che ridere… E in due anni è la terza persona che quasi mi scureggia addosso. MI viene il dubbio che sia io che faccia c....


Insomma, c’è chi con i gas intestinali accende le candele, a chi piace sganciarli sotto le coperte per poi goderne in solitudine, a chi piace condividerli con il migliore amico o il proprio partner e… chi li vuole condividere con i pendolari che al mattino vanno al lavoro in métro. Ma poi, chi sa perché, la gente intorno lamenta la scostumatezza del petomane dicendo anche che questo è egoismo (forse nel senso di mancanza di rispetto?), un modo d’imporre agli altri la propria presenza. Oddio che, in una città come Milano, dove nessuno “ti caga”, una tale spiegazione dei fatti ci sta tutta.
Pensiamo alla fantastica descrizione che della scoreggia dà il sito “nonciclopedia”: «Questa piacevole emissione altro non è che l'espressione più alta dell'ego, l'affermazione dell'io indiscusso e il senso stesso e ultimo della vita. Peto ergo sum».


Allora mi è venuto in mente che un tempo si usava un aggeggio di cui mi parlava sempre mio nonno che lo chiamava "intronacùlo", invero molto divertente, il cui nome era piritera (pétoire in francese, che suona sempre più fine): un beccuccio in oro e smalto a forma di uccello che veniva introdotto nell'ano allo scopo di trasformare il peto in canto d'uccello. Per la prima volta fu usata dai Borboni, a Napoli, nel 1600. Poi nell' Ottocento se ne diffuse l’uso di un tipo particolare che si chiamava "piritera di palazzo": un tubo di stagno lungo fino a 10 metri le cui estremità andavano inserite una nel retto e l’altra fuori dalla finestra della camera da letto, in modo che gli sposi potessero espellere in tranquillità le proprie flatulenze senza uccidere per asfissia il rispettivo coniuge. L’uso della piritera è scomparso agli inizi del '900 quando, però, ancora veniva data in dote alle giovani spose meridionali.
Ma in caso di asfissia cosa fare? Beh che, esistono, anzi esistevano anche i clisteri di fumo di tabacco.
Stamattina mi è sorto il dubbio che dovremmo tornare alla medicina tradizionale: il clistere al fumo si usava per rianimare le vittime di annegamento e funzionava così: si inseriva una cannula nell'ano e si collegava a un fumigatore e a dei soffietti, con i quali si pompava il fumo di tabacco nell’intestino. Anticamente, infatti, si credeva che il calore del fumo favorisse la respirazione; una sorta di aerosol all'incontrario? Ma oggi chissà perché si nutrono dei dubbi in merito…


Ancora, “nonciclopedia” asserisce: «La scorreggia (abbr. "Scora"), nelle parole di Salvador Dalì, è un apostrofo marrone tra le parole "mi" e "cago"».
A parte il fatto che, se così stanno le cose, posso dire che, in fondo, stamani in metro sono stato fortunato.
Ma la mia domanda ora è: fra “mi” e “cago” ci va l’apostrofo?

4 comments:

Anonymous said...

Jajaja, Espera que iré al baño y te responderé.
bacetto Sirviuzza

Madavieč'77 said...

Wow Silvia, he oído de Italia!

Verena, gettin' back in her shoes said...

Parafrasi del bacio "apostrofo rosa" in "t'amo"? (Rostand) Sei davvero spassoso, è un piacere leggerti.

Rf said...

Ciao Verena,
muchas gracias.

Rf