Monday, 31 May 2010

Chi ha fame e chi ha sete

C’è un adagio che recita: «Ne uccide più la lingua che la spada». Ed è vero. Anzi che, ne uccide di più il silenzio. Noi, il Bel Paese-spugna grondante omertà, lo sappiamo bene. Come lo sapevano Borsellino e Falcone, come lo sapevano i ragazzi morti in carcere sotto le percosse di chissà chi (?).
O, magari, ne uccidono entrambi nella stessa quantità. La dimostrazione è la titubanza che trasuda dalle parole di chi avrebbe il potere di porre fine alla violenza omofoba che dilaga in Italia a vista d’occhio, proprio come la macchia di greggio a largo delle coste statunitensi; oppure nel loro silenzio.
L’incertezza non aiuta. La necessità di una legge contro l’omofobia non si dovrebbe nemmeno discutere, non ci dovrebbe essere nulla da varare, d'analizzare, così come non si analizza qualsiasi tipo di violenza: sia essa antisemita, xenofoba, o quella che più vi piace. Violenza. Punto.
Nel 1992, 18 anni orsono, apparì sul “Corriere della sera” un articolo di Claudio Magris dal titolo «Il "tutto permesso"», che era un «commento all'attentato compiuto dei naziskin ad una casa abitata da lavoratori stranieri a Moelln dove nell' incendio sono morte una donna e due bambine di nazionalità turca».
Quando si discute della violenza, il riferimento al “tutto è permesso” è d’obbligo. Essa è la formula dostoevskijana riferita al presentimento dell’affermazione di una società supposta civile in cui può accadere di tutto, perché in essa tutto è lecito.
«Accanto alle nuove ragioni di disagio sociale, sta accadendo, nella nostra cultura, qualcosa di ambiguo, un cedimento inavvertito e indefinibile» scrisse Magris. «[…] La società e le coscienze non fanno più muro contro queste aberrazioni […]. Ci sono ambiti nei quali è giusto che la legge si adegui al costume. Anche se esso peraltro non è una fatalità bensì il risultato delle nostre azioni ispirate dai valori in cui crediamo. E ci sono ambiti nei quali nessuna diffusione può rendere lecito un costume; anche se moltitudini praticano l' assassinio, esso resta un reato da perseguire, per quanto difficile ciò, in tali circostanze, diventi. Una società liberale deve permettere a un individuo quasi tutto […] e vietargli categoricamente quelle poche cose che possono fare di lui un aguzzino, grande o piccolo, di altri individui; queste azioni violente devono essere tabuizzate, stroncate prima che possano presentarsi quali opzioni concrete alla nostra mente».

Suonano come parole scontate, ma credo che se ancora oggi, dopo più di 120 anni dall’enunciazione dello scrittore russo, sentiamo il bisogno di ripeterle, di richiamarle alla memoria, se già queste parole, o meglio il loro significato era stato espresso secoli prima di Cristo, eppure ancora non viene colto, ecco che, forse, possiamo affermare che di civile e liberale la nostra società non ha poi molto.

Continuò Magris nel suo articolo: «La violenza è un appetito che vien mangiando e cresce anche e soprattutto quando la dissuasione non è sufficiente; titubare dinanzi ad essa, magari in nome del proprio animo delicato, significa lasciare gli indifesi alla sua mercé. […] Il "tutto permesso" sembra fare un impercettibile passo avanti, accennare a funeste possibili estensioni. […] Aiutare i deboli e gli indifesi, negli anni duri che ci attendono, non sarà facile e nemmeno sempre gradevole, ma non è una buona ragione per assistere inerti al dilagare della violenza».

Parole sacre e subito dimenticate. Anche di fronte all’ennesimo episodio di violenza omofoba.
Non ci resta che gettare un occhio e tendere l’orecchio alla manifestazione imminente del prossimo pestaggio che, inevitabilmente, lascerà il tempo che avrà trovato. Quello necessario a scrivere un articolo e a pubblicare la foto di un altro occhio sanguigno, una gamba spezzata, un naso torto... quando non un corpo in fin di vita.L’ultima citazione di oggi, lo prometto (solo, non saprei dirlo meglio), è: «Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione».

Attenzione!, però. Visto come vanno le cose, forse è meglio sottolinearlo di nuovo che si tratta solo di una citazione; è più un rimprovero che non un consiglio circa la condotta "morale" che dovremmo assumere.
A tutti può capitare di perdere fiducia, di perdere la speranza. Soprattutto di fronte alla violenza impunita. Punto. E a quel punto succederà... Succederà che la prossima vittima, il prossimo pasto di un violento vorace, risulterà indigesto. E come, se succederà! Stiano attenti, gli affamati violenti - ché dove adesso ci sono pance appagate, si aggirano assetati di giustizia e vendetta. La fame e la sete sono necessità parimenti primordiali. E insite negli esemplari di qualunque "razza". Sia essa quella dei froci, sia essa quella dei bastardi e codardi pezzi di merda.
Punto.

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