Tuesday, 4 May 2010

Corrispondenze fortuite

Premessa.
Potrebbe apparire una contraddizione in termini, ma difatti le cose stanno così: la casualità è divenuta una costante della mia esistenza. Penso qualcosa, discuto qualcosa e… PAF! me la ritrovo sbattuta sul muso il giorno dopo. Penso a qualcuno, parlo di qualcuno e… PAF! v’incappo il giorno appresso.
Tanta è l'incredulità, che di seguito riporto altri tre nuovi casi di sincronicità fortuita che vanno ad aggiungersi a quelli scorsi che vi ho raccontato poco tempo fa, e ad altri che invece ho taciuto.

1. Due domeniche fa ho rivisto due dei miei film preferiti, di quelli per cui piango, fotogramma dopo fotogramma, senza ritegno – “Batman Begins” e “Il Cavaliere Oscuro”.
2. Martedì scorso mi sono perso nella lettura di un articolo di R. Lacayo edito sul “Time” e dedicato al così detto “Tolsotj” della fotografia - Henri Cartier-Bresson e l’influenza che su di lui ebbe il surrealismo.
3. In ultimo, lo scorso sabato, ho ricevuto la visita di Mio Cugino e, anche se s’è trattenuto meno di ventiquattrore, ciò non ci ha impedito di andare al giro per il centro, di passeggiare intorno al Duomo in attesa della fine della messa (per essere precisi, nell’attesa che la sua fidanzata adempisse al proprio dovere di buona cristiana) e di parlare del più e del meno, come raramente ci capita di fare, ma soltanto perché rare sono anche le circostanze di bonaccia che ci permettono un confronto filato e franco, lontani come siamo. Senza averne alcuna intenzione, siamo finiti a confrontarci sugli eventi che stanno travolgendo la nostra popolazione e la Chiesa Cattolica; per meglio dire - la nostra società in relazione a quell’universo parallelo che ormai è divenuta la Chiesa Cattolica. Siamo stati d’accordo nel riconoscere la matrice universale di certi principi morali che non dovrebbero mai e poi mai essere considerati esclusivamente d’origine critiano-cattolica; d’accordo sulla sensazione che una certa ideologia sia andata perduta per sempre e che stia giacendo fetente in mezzo alla strada come un carcame d’animale investito da un tir. Parlavamo così – lui, mio cugino, sempre più credente e accalorato nell’illustrarmi i suoi pensieri, e io , sempre più agnostico.

Corrispondenze.
Ed ecco che ieri sono finito contro un lavoro a dir poco illuminante che raggruppava in un colpo solo i significati di tutti e tre gli accadimenti elencati sopra. Come potrebbero essere legati l’uno all’altro?, vi domanderete…
È per spiegarvi ciò che vi consiglio di non perdere l’ultimo numero di “Nuovi Argomenti” [1]. Non solo per godere del contributo prezioso di R. Saviano (membro della redazione della rivista) dal titolo “Premessa - Onore”; non solo per gioire dell’intervento di M. F. Minervino dal titolo “Padre Arpa il gesuita di Fellini”; ma anche – secondo me soprattutto – per il “mini-saggio” del filosofo e psicanalista sloveno Salvoj Žižek, docente all' “European Graduate School”, nonché ricercatore all'Istituto di Sociologia dell' Università di Ljubjana, dal titolo “L’ideologia nell’epoca post-ideologica”.
È un testo tratto da “Lectio magistralis” (opera letta in occasione del Festival Pordenonelegge il 19 settembre 2009) ed efficientemente tradotto da Laura Pagliara.
Come spiega il titolo, Žižek riporta cinque tesi elaborate per spiegare come, al giorno d’oggi, l’ideologia risulti esattamente come il suo opposto (non-ideologia). “A causa della sua onnipervasività”.
Credo che soprattutto la sua prima tesi goda d’una sorta di ecumenicità raramente riscontrabile, o comunque raramente riconoscibile nella produzione di una mente umana. Diciamo che spesso e volentieri certe verità sono troppo nascoste dagli artisti che le rappresentano, quando invece è chiara la necessità di chiarezza che la maggior parte di noi nutre.
Dice il filosofo sloveno che l’ideologia oggi è “l’essenza della nostra identità umana al di sotto di tutte le etichette ideologiche”.
1. È questo il primo anello meta-concettuale che ho rilevato. Illustrando la sua prima tesi Žižek scrive ancora: «[…] dobbiamo rigettare l’idea che per combattere la demonizzazione dell’Altro sia necessario soggettivizzarlo, ascoltarne la storia, comprendere il modo in cui egli percepisce la situazione – come ha detto un partigiano del dialogo in medio Oriente “Il nemico è qualcuno di cui non abbiamo udito la storia” […]. Siamo disposti ad affermare che Hitler era un nemico perché la sua storia non è stata udita? Questo dettaglio […] può forse “redimere” gli orrori generati dal suo regno, renderlo più “umano”?».
2. Poi, come in uno dei corollari che si studiano sui libri di geometria del liceo, proseguendo la lettura ho derivato la seconda connessione. Continua infatti Žižek: «[…] uno dei modi per attuare la critica dell’ideologia […] consiste nell’inventare strategie per smascherare questa ipocrisia di “vita interiore” e delle sue “sincere” emozioni. L’esperienza che abbiamo della nostra vita dall’interno, la storia di noi che raccontiamo a noi stessi per giustificare quanto facciamo, è dunque una menzogna – la verità risiede all’esterno, in ciò che facciamo». Žižek è contro l’“umanizzazione” del cattivo. Ci fa notare come anche nel cinema ci si soffermi ad analizzare «le insicurezze, le debolezze, i dubbi, le paure e le angosce dell’eroe soprannaturale, la sua lotta con i demoni interiori, il suo confronto con il lato oscuro di sé, ecc… […]». Appunto come nel «“Cavaliere oscuro” di Christopher Nolan». Lì «la necessità della menzogna per sostenere il morale pubblico è il messaggio finale del film: solo una menzogna può redimerci. Il successo straordinario del film non deriva forse [dalla] indesiderabilità della verità?”
3. E, in fine, ecco l’ultima impensata e insperata analogia per contrasto. Il surrealismo espresso dalle fotografie di Cartier-Bresson v/s il realismo psicologico ingiuriato da Žižek. Scrive il filosofo che «il realismo psicologico è ripugnante perché ci permette di sottrarci alla sgradevole realtà». Esso, secondo Žižek, ci fa perdere nei meandri della «profondità del carattere individuale». Il cercare di umanizzare l’Hitler di turno (o il pedofilo di turno) non è forse un processo di razionalità cosciente, lo stesso contro cui navigava il surrealismo che le fotografie di Cartier-Bresson raffiguravano?

L’unico mio appunto al saggio di Žižek è che, dopo l’accenno a “Il Cavaliere Oscuro”, ha dimenticato di menzionare un altro capolavoro di Christopher Nolan dedicato al medesimo personaggio - “Batman Begins”.
C’è in questo lungometraggio (fra i due capolavori è il primo in ordine di tempo - 2005) una delle battute che, secondo me, più avrebbero potuto chiarire il nucleo della prima tesi di Žižek. Mi riferisco alla battuta che pronuncia Rachel, il procuratore morigerato di Gotham, rivolgendosi all’amico d’infanzia Bruce prima di scoprire la sua “vera” identità:
«Bruce, non conta come sei dentro, ma è quello che fai che definisce chi sei».
Ecco perché ho scritto “vera” identità. Ecco perché c’è bisogno di mentire.

Tutto è segno. Tutto è simbolo, nel significato primigenio del termine (“sym” + “bole”) - "mettere insieme". Tutto è connesso.
Tocca a noi cogliere queste connessioni e definire chi siamo, non credete?
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[1] Gennaio-marzo 2010 “Tabù, il gioco delle parole indistinte”.

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