Thursday, 13 May 2010

Del risentimento e del rimorso

A volte è possibile che nel letto di una persona amata solo per una notte dimentichiamo un pedalino, l’orologio, se non addirittura le mutande. Andiamo via semplicemente e, lì per lì, non ci accorgiamo che ci manca qualcosa. Magari siamo andati via di fretta perché è stata l’esperienza più brutta della nostra vita, magari siamo scappati perché è stato troppo bello e ne abbiamo avuto paura... o forse siamo solo sbadati, fatto sta che in tal caso possiamo sempre tornare indietro a riprendere ciò che ci appartiene.

Altre volte è possibile che in quello stesso letto dimentichiamo qualcosa di cui non ci renderemmo mai conto, se non fosse per la “controparte” che ce lo fa notare in maniera subdola, raramente inconsapevole – strane telefonate, battutine sarcastiche, umor “grigio” e tagliente. Indifferenza malcelata. Ciò che dimentichiamo in questo caso non è un oggetto, ma un’emozione difficile da definire. Si potrebbe dire un germe, anzi una sorta d’ovulo minuscolo come quello dei pidocchi e che, fra le lenzuola del nostro partner, trova l’habitat ideale per svilupparsi, maturare e, dopo qualche giorno, esplodere in tutta la sua potenza rancorosa – il risentimento. In questo caso non è giusto dire che l’abbiamo dimenticato lì, ma piuttosto che l’abbiamo prodotto - un processo che non è più possibile azzerare. Non possiamo riprenderci l’uovo depositato per distruggerlo perché è sempre troppo tardi; oramai è fecondato.
Facciamo l’amore con una persona e subito dopo quella ci detesta. Cosa innesca questo risentimento?
Il risentimento, di solito, ha un che della rabbia e del desiderio di rivalsa, e nasce quando si subisce un’ingiustizia. «Il risentimento è un’esperienza affettiva che le persone sperimentano quando un agente esterno nega a loro le opportunità o le risorse di valore (incluso lo status)».
Quindi il risentimento nasce anche da una condizione avvertita come di diseguaglianza, dallo scontro di un’ambizione, o di un desiderio con la superficie dura della realtà. «Ogni desiderio è desiderio d'essere». Ha detto Girard.

[Caso 1] Alla luce di quanto sopra, l’unico motivo per cui una persona con cui abbiamo fatto l’amore dovrebbe provare risentimento nei nostri confronti sembrerebbe essere che, proprio il fare l'amolre con lei, abbia generato un’aspettativa che poi è stata delusa. Per esempio: l'apsettativa di un coivolgimento sentimentale, o simili...

In realtà, la causa del risentimento potrebbe essere anche un’altra, ma spesso non ci si pensa.
Sempre il critico letterario René Girard ha scritto a proposito di un concetto che non è poi così alieno al turbamento del risentimento: il meccanismo di capro espiatorio. Certo, Girard analizzò il capro espiatorio in riferimento al processo di composizione del romanzo letterario, ma in fondo le regole base non cambiano gran che. Il capro espiatorio è analizzato da Girard nella sezione degli studi dedicati al “carattere mimetico del desiderio”.
Senza andare molto a fondo, limitiamoci a ricordare come Girard abbia affermato che «il nostro desiderio è sempre suscitato dallo spettacolo del desiderio di un altro […]; la visione della felicità dell'altro suscita in noi (che ce ne rendiamo conto oppure no) il desiderio di fare come lui per ottenere la stessa felicità».

[Caso 2] Alla luce du quanto sopra, ecco che potremmo non essere più un oggetto di desiderio per la persona con cui abbiamo fatto l'amore, ma, come nella cerimonia dello Yom Kippur (il “Giorno dell'Espiazione” ebraico), ci tramutiamo in capri (o caproni). A noi viene attribuita la responsabilità dei presupposti errori di chi è risentito nei nostri confronti, iniziando a subirne le conseguenze, cioè espiando una colpa che neppure sappiamo bene quale possa essere.

Chissà, per esempio potremmo aver fatto l'amore con una persona che, per puro caso, ha realizzato con noi qualcosa d'importante e ineluttabile per la propria vita, proprio in quel frangente, e che s'è fatta sconvelgere da questa sua intima rivelazione e, quindi, ce ne addossa la colpa.
E così capita che quella stessa persona smette di essere nostra “amante” per trasformarsi in “maledicente”.
In questo secondo caso, ancora, non possiamo tornare nella sua camera da letto per rimettere le cose a posto.

Luis Kancyper, medico e psicoanalista conosciuto per il suo “Jorge Luis Borges, o il labirinto di Narciso”, ha scritto un volume intitolato “Il risentimento e il rimorso, uno studio psicoanalitico”.
«Il risentimento è come cercare di premere l'acceleratore di un'auto incagliata nel fango. Quanto più si accelera, tanto più l'auto affonda nel fango e meno si muove ... Si è come in un vicolo cieco» sono le parole di un suo paziente. «In effetti il risentimento e il rimorso […] impediscono il fluire del tempo e il cambio di oggetto. […] Il soggetto oscilla tra il ruolo di vendicatore implacabile e quello di vittima privilegiata. Ambedue, vittima e vendicatore, rappresentano i principali protagonisti del "pandemonio" dell'animo umano».
Provatevi a tornare nel letto del vostro vendicatore per restituirgli la stima che nutriva per voi. Vedrete che, quando ne uscirete, proverete risentimento nei vostri propri confronti. Questo è il rimorso.

1 comment:

vic said...

"Serve sottolinearlo? Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perchè la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi , d'un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicchè a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po' di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s'accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono."

Oriana Fallaci - Un cappello pieno di ciliege