Tuesday, 18 May 2010

Party Time (II parte)

La Poeta, che in questo momento starà leggendo e sarà dubbiosa sul riconoscersi o meno in questo nickname scelto per lei, era una delle più brave della mia classe, al liceo. Ma non era una di quelle bacchettone e secchione. No. La Poeta sapeva divertirsi conservando pur sempre la più alta efficienza. Si dilettava in qualche buona imitazione dei professori e, come me, era ed è ancora oggi un’amante del dialetto rossanese e dei modi di dire locali.
La chiamo Poeta perché, naturalmente, lo è. Ha scritto e continua a scrivere poesie che godono del riconoscimento ammirato dell’Intelligentia calabrese e non solo. È una donna dall’onestà intellettuale come poche se ne trovano e per questo mi diverte stare in sua compagnia, anche se ciò, purtroppo, non capita di frequente.
Con la Poeta, ma non solo con lei, alle feste ci si divertiva ballando, scambiandosi i “pittuli”, e immaginando il futuro.
Con Tanja, invece, oltre a ciò ci divertivamo correndo in moto, o in motorino, o andando a fare il bagno già a fine maggio, sfidando le acque del golfo, ma soprattutto facendo “due scambi”, del tipo uno schiaccia e l’altra riceve, e vice versa; che lo si facesse in spiaggia, in palestra o per strada, sotto casa, non importava.
Con Tanja posso dire davvero (con rispetto parlando) di “avere cacato nella stessa tazza”. È dalla seconda elementare che abbiamo iniziato a punzecchiarci, a sostenerci e a odiarci. All’epoca veniva a casa mia per giocare ad arrampicarci sull’armadio per poi lanciarci su letto.
Già… Tutti giochi stupidi, per quanto li ricordi con divertimento. Ancora, c’era il gioco della spesa (uno fingeva di essere l’avventore di un supermercato, l’altra – mia sorella – era la cassiera). C’era “lo svenimiento” che consisteva nel montare sul lettone dei miei e far finta di passeggiare per strada, d’imbattersi in un vecchio amico e, nel mentre della conversazione, sentirsi male e svenire, lasciandosi cadere sul materasso per rimbalzare ancora e ancora e ancora, e per ridere, ridere e ancora ridere di cuore.


“Basta poco che ce vo’?”.
Il modo di divertirsi cambia con noi, come il piacere di mangiare alcuni cibi o d’indossare certi capi.
La festa di domenica scorsa è stata molto divertente. Davvero. E ve ne sono grato.
Il segreto di una festa ben riuscita, mi rendo conto, rimane invariato nel tempo.
È la compagnia.
Grazie anche per gli auguri ricevuti via posta elettronica.

Spero un giorno di conoscervi tutti dal vivo.

4 comments:

Anonymous said...

E si Caro, il mangiare pasa. Ma l´affetto rimanerà sempre insieme a i ricordi.
Spero che ci troviamo in luglio/agosto.
bacione
Sirviuzza

Anonymous said...

Raffffffff!! anche se in ritardo...volevo farti i miei auguri di buon compleanno. Un abbraccio.
lucasr

Madavieč'77 said...

Ciao bello,
grazie mille.

Rf

:) said...

la persona con la quale hai "cacato nella stessa tazza.." (che poesia!)si chiede chi sia quella con cui andavi a ballare all'aladin..grrr
eppure che bello essere ancora qui. cià