Saturday, 15 May 2010

Party Time

Mia sorella e io compiamo gli anni a soli due giorni di distanza. “Oh, siete due toro!” è la prima osservazione della gente che ci conosce appena. Come se ciò avesse un significato latente che ancora oggi non mi riesce di cogliere.
Per me, invece, questa quasi concomitanza di eventi ha trovato a lungo il proprio valore nell’opportunità di festeggiare insieme.
Ricordo quando abitavamo ancora in affitto, in quel piccolo appartamento di via Torre Pisani. Mentre il mio babbo faceva la spola fra casa e l’ospedale, per le continue reperibilità, mia madre tornava da scuola per dedicarsi a noi, approfittandone per metter su un’unica bicchierata e, sebbene credo lo facesse anche per stancarsi di meno, in modo da liberarsi da una mandria di cinquanta ragazzini in un sol colpo (non so come abbia fatto a sopportarci tutti quegli anni!), durante i preparativi appariva sovreccitata quanto noi due. Lei si chiudeva in cucina a cuocere i pan di spagna, la crema e a imbottire i panini, io e mia sorella invece ci chiudevamo nella stanzetta di lei con la radio a tutto volume per allenarci a far colpo sui nostri amici quando sarebbe arrivato il momento fatidico dei balli.
Ci divertivamo come matti. Uno dei balli in cui ci pareva d'essere una coppia portentosa era il Rock ‘n Roll. “Speedy Gonzales” era il ballo che ci dava l’opportunità di sfoggiare le capacità acquisite durante interi anni interi di ginnastica e stretching. Gambe all’aria e scivolate l’una in mezzo a quelle dell’altro ci facevano piegare in due dal ridere. Saltavamo e urlavamo come scimmie, sicché mia madre ogni tanto faceva capolino per bisbigliare: «S-s-t! Che sotto ci abitano!».
Ma, come spesso accade, il divertimento si consumava più durante i preparativi che non in occasione del fatidico giorno della festa, cioè quando i suoi e i miei amici riempivano il salotto di casa.
Alla fine, benché fossimo ancora piccoletti e presumibilmente ingenui, ecco che il giorno dei festeggiamenti l’esercizio danzante finiva col rivelarsi un altro strumento della nobile arte della seduzione. Come un cavaliere e una damina medievali non avevamo fatto altro che istruirci a vicenda sull’amor cortese.
A pensarci bene, per un lungo periodo e, certo, in maniera del tutto innocente e inconsapevole, non facemmo altro che scambiarci consigli, aiutandoci l’un l’altra a scovare la tecnica giusta per farci notare in mezzo all’orda di bambinetti e per conquistare la fiducia di chi ci piaceva di più. È formidabile come tutto si concentri sempre e solo sul far colpo, no? Anche a quell’età. Però, lo dico in tutta sincerità, non mi sono mai più divertito a un compleanno come allora.
Oggi i preparativi per una festa di compleanno – ammesso che si sia nel mood giusto per festeggiare - sono cambiati molto. Per tutti e due noi fratelli. Se lei preferisce un concerto jazz al “Blue Note” con suo marito, io mi butto sulla solita bottiglia di rum in discoteca, o sul week-end a Torino in occasione della “Fiera del libro”. Quest’anno mi sarebbe stata sufficiente una serata in due a teatro, ma non avendo più l’esclusiva della compagnia della mia cara sorella; poiché mio fratello avrà anche lui di meglio da fare; non avendo un qualunque altro povero Cristo con la voglia di accompagnarmi e, in ultimo, volendo evitare di rimanere a casa a tagliarmi le vene per lungo con i miei nuovi ferri per l’uncinetto, mi butto sull’ennesimo tentativo di “Wham-bang-thank-you”. Gli amici sembrano divertirsi di più anche loro e, alla fine dei conti, ne usciamo sempre euforiche, come pazze scatenate.
E quindi ecco che, se si decide per la serata in discoteca, non si può non andare al giro per il centro, per scegliere la camicia adatta con cui dimenarsi sulla pista nella parte – si spera - estiva del locale, cercando di non sembrare dei matusalemme (come spesso accade in mezzo a orde di ventiquattrenni), ma anche cercando di non perdere quella briciola di appeal di Casanova, della fatalità di Caterina la Grande, della ben nota giocosità di Cleopatra, del romanticismo e della passionalità di Lord Byron e… dell’amore per l’alcol di Errol Flynn (forse l’unico punto in comune con le nuove generazioni) che tutti, in fondo, c’illudiamo di avere.
Qualche giorno fa, uscito dal lavoro passeggiavo in centro scrutando le vetrine (e i commessi “al di là da quelle”) quando, come Vitangelo Mostarda, il caro Gengè pirandelliano, ho scorto il riflesso della mia immagine – lungagnone scoliotico come al solito per via della mia altezza, con la borsa-zaino di pelle nera stretta in una mano, ho sentito nel recesso della memoria una voce che mi rimproverava in tono affettuoso: «Ma perché 'st'Invicta non te lo metti sulle spalle? Sembra che trascini un sacco di patate!». Era la voce della "Poeta". Una cara compagna di liceo, con cui di balli ne ho fatti a decine in quell’unica discoteca del paese, prima che la chiudessero e la trasformassero in una palestra.
Per quanto strano possa sembrare, in quel periodo sì che ballare significava semplicemente lasciarsi andare, divertirsi senza secondi fini… Mi esaltavo davvero anche perché c'era chi, come la "Poeta", era semplice di spirito, sincero. C'erano amici disposti a criticarti benevolmente, quando ce ne fosse stato bisogno...

2 comments:

Anonymous said...

Ciao bello,
por que recordar tanto el pasado? recordar el pasado es tarea de los adultos mayores. Mira esta canción se llama Años (Pablo Milanés, cantante cubano)
El tiempo pasa,
nos vamos poniendo viejos
y el amor no lo reflejo, como ayer.
En cada conversación,
cada beso, cada abrazo,
se impone siempre un pedazo de razón.
Pasan los años,
y cómo cambia lo que yo siento;
lo que ayer era amor
se va volviendo otro sentimiento.
Porque años atrás
tomar tu mano, robarte un beso,
sin forzar un momento
formaban parte de una verdad.
El tiempo pasa,
nos vamos poniendo viejos
y el amor no lo reflejo, como ayer.
En cada conversación,
cada beso, cada abrazo,
se impone siempre un pedazo de temor.
Vamos viviendo,
viendo las horas, que van muriendo,
las viejas discusiones se van perdiendo
entre las razones.
A todo dices que sí,
a nada digo que no,
para poder construir la tremenda armonía,
que pone viejos, los corazones.
El tiempo pasa,
nos vamos poniendo viejos
y el amor no lo reflejo, como ayer.
En cada conversación,
cada beso, cada abrazo,
se impone siempre un pedazo de razón.

Un bel bacio, te auguro un hermoso domingo 16 (vísperas del cumpleaños de Raffaello)
Sirviuzza

Anonymous said...

...si, si era più spensierati e più felici..
ma raff, questa parata non mi piace proprio! si è più disillusi, ma cazzo non è tutto nero! siamo belli bravi intelligenti e ancora tanto fighi..e quando ogni tanto andiamo a bere una birra o a ballare possiamo dimenticarci di tutto, divertirci scordandoci chi siamo.
TVB